i daguerrotipi a trieste

a cura di Claudia Morgan

Carlo Antonio Fontana, il primo fotografo dilettante della città

L'articolo de l'Osservatore triestino

L'articolo appare il 21 novembre 1839 anticipando la notizia di tre giorni rispetto alla Favilla.

La descrizione dell'esperimento, eseguito il 20 novembre, è essenziale, un puro dato informativo che rientra nello stile del quotidiano.

Josef Kriehuber, Carlo Antonio Fontana 1839. Giuseppe Tominz, Carlo Antonio Fontana 1832

La litografia di Josef Kriehuber noto pittore austriaco noto per i suoi ritratti eseguito con questa tecnica, riporta sotto la firma a ds la data 1839.

Il ritratto ad olio su tela di Giuseppe Tominz è datato 1832.

 

La concorrenza nella produzione degli apparecchi si attiva subito, già dal 19 agosto è presente sul mercato un altro apparecchio per dagherrotipia costruito dai Fratelli Susse. Chi può permettersi l'acquisto del costoso apparecchio, scomodo e dedicato alla sola fotografia di ritratto e paesaggio, ne scoprirà presto i limiti, produce infatti pezzi unici in quanto impressiona una sola lastra, e l'immagine, che a seconda dell'angolo in cui viene visualizzata è positiva o negativa, è sempre con l'inversione destra-sinistra.

A Trieste uno dei primi sperimentatori opera già a novembre dello stesso anno e i periodici locali, l'Osservatore triestino e La Favilla ne danno ampio resoconto (1). La procedura è consueta, gli esperimenti si vuole renderli pubblici così da solleticare la curiosità popolare, è gia accaduto in altre città a Pisa, Torino, Milano da ottobre a novembre.

Il suo nome è Carlo Antonio Fontana (1809-1886) appartenente ad una ricca famiglia di imprenditori, il primo fotografo dilettante che annovera la città, si può definire un trentenne intraprendente. Nel ventennio successivo gli appassionati alla tecnica fotografica saranno in Europa tra i dilettanti nobili, benestanti, borghesi, professori e dottori, cultori delle arti, soprattutto pittori, artisti giovani e meno giovani, mentre gli ottici, i professionisti addetti ai lavori che di definiranno tout court fotografi ne intuiscono la valenza commerciale.

Infatti a Trieste è il venditore di vedute, lo svizzero Giovanni Mollo (1799-1883), stabilitosi a Trieste da Bellinzona dove aveva iniziato a lavorare dal 1826 nello stabilimento litografico dello zio e dopo la specializzazione nell'editoria musicale a Vienna, che annuncia la settimana precedente l'esperimento di Fontana la disponibilità di un apparecchio di Daguerre nel suo negozio in Corso (2) e il giovane uomo d'affari si affretta all'acquisto. Le sue prime prove su lastre argentate che, grazie alla stampa periodica, vengono segnalate e sottoposte al pubblico curioso con dovizia di particolari, sono vedute delle colline ma anche di punti nevralgici della città, conservate dai discendenti della famiglia e non sono presenti nelle collezioni civiche.

L'articolo della Favilla a firma di Francesco Dall'Ongaro

Il 24 novembre 1839 a firma di Francesco Dall'Ongaro compare sul periodico La Favilla, n. 17 la descrizione degli esperimenti di Carlo Fontana sui dagherrotipi. L'autore descrive ben tre giornate, la prima di puri preparativi non andati a buon fine, la seconda e la terza con la realizzazione delle vedute. L'autore dell'articolo confessa di non conoscere i fenomeni chimici che hanno portato, dopo 14 anni di esperimenti, all'importante scoperta della dagherrotipia.

Carlo Antonio Fontana autoritratto                        Adele Reisden moglie di Fontana

dagherrotipi 1842

in Mostra retrospettiva del ritratto a cura del Circolo fotografico triestino 1968; Giuseppe Wulz. La fotografia a Trieste 1868-1918 . 1984

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Molto probabilmente Carlo Fontana continua nei suoi esperimenti, nel 1842 si dedica ai ritratti, produce un autoritratto, riprende la moglie Adele Reisden (3), e altri familiari, in particolare effigia la sorella Giuseppina Fontana, sposata con Pietro Sartorio e i suoi quattro figli nel giardino di casa, la villa di città oggi Museo Sartorio. Il positivo presente nell'Archivio fotografico della famiglia Sartorio che ne dimostra l'esistenza è una carte de visite degna di un'analisi approfondita.

La conferma che Carlo Fontana si diletta con la fotografia negli anni successivi al 1839 mancava di prove, finché non mi si è presentata un'opportunità: ho avuto la fortuna di catalogare interamente l'Archivio fotografico della famiglia Sartorio in collaborazione con l'archivista Franca Tissi che mi aveva segnalato l'importanza di tale patrimonio, quasi unico.

Tra le migliaia di carte de visite, una si è rivelata alquanto interessante.

Si tratta di un ritratto della famiglia Sartorio Fontana ripreso all'aperto, infatti sullo sfondo si scorge una finestra, la disposizione dei protagonisti è tale da rendere facile la posa. L'esposizione è in pieno sole. La carte de visite presenta una particolare rifilatura ottagonale, indizio che attira subito l'attenzione e che è la conferma della presenza di un astuccio del dagherrotipo con tale apertura. L'opera è firmata dal  fotografo Giovanni Blason, che incontreremo ancora, di professione farmacista e medico, ma anche appassionato fotografo.

Ulteriore sorpresa i Fontana allo stesso fotografo hanno commissionato una copia colorata conservata in cornice.

 

Note

1. Osservatore triestino, 21 novembre 1839

Francesco Dall'Ongaro, Prime esperienze del daguerreotipo a Trieste in “La Favilla”, a. 4, n. 17 (24 novembre 1839), p. 134-135

2. Laura Paris,  Immagini di un'epoca : l’opera di Giuseppe e Alberto Rieger nella Trieste ottocentesca, in MCCD1800, vol. 3 (luglio 2014), p. 81 nota su Giovanni Mollo

3. Antonio Giusa, Dagherrotipisti itineranti e dilettanti in Friuli e a Trieste in "L'Italia d'argento, 1839-1859: storia del dagherrotipo in Italia". Firenze : Alinari, 2003, p. 201


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