Giovanni verga fotografo DILETTANTE

A margine di un convegno triestino per il centenario della morte

a cura di Claudia Morgan

In occasione della tavola rotonda organizzata il 12 dicembre 2022 dall'Università della Terza Età di Trieste Sperimentalismo di Verga e le arti del suo tempo  per celebrare i cent'anni dalla morte dello scrittore è stata evidenziata la sua attività di fotografo dilettante in un clima artistico vivace e ricco di nuove esperienze.

Voglio chiudere l'anno 2022 proponendo l'intervento che mi ha coinvolto e che mi ha attratto verso un percorso alternativo rispetto alla nostra città, ma altrettanto interessante.

L'uso della fotografia da parte degli scrittori veristi sorto nel loro stretto circolo, Capuana, Verga, De Roberto, è del tutto funzionale alla loro produzione letteraria, puntuale testimonianza della realtà che stanno descrivendo o diventa un'attività che li mette alla prova su un altro versante anche questo artistico?

Un atto dovuto

Riporto la notizia apparsa su il Corriere etneo del 17 agosto 2022 che riconosce la preziosità dell'Archivio fotografico di Verga.

"La Regione siciliana acquista le lastre fotografiche originali di Giovanni Verg: arricchiranno il patrimonio della Casa Museo di Catania. Il ricco materiale venduto all'asta a Torino nei giorni scorsi, verrà acquistato dalla regione siciliana.

La Giunta regionale ha deliberato di esercitare il diritto di prelazione autorizzando la spesa di 225mila euro per l’acquisto delle fotografie che entreranno a far parte del patrimonio documentario pubblico legato alla memoria del grande scrittore, di cui quest’anno si celebra il centenario della morte. 

Composto da 448 documenti fotografici di grande interesse anche dal punto di vista storiografico, il corpus fotografico costituisce una significativa testimonianza della sensibilità artistica di Verga. La raccolta, dichiarata d’interesse artistico e storico particolarmente importante dall’Assessorato dei Beni culturali nel 2018, è stata messa all’asta e acquistata da una fondazione privata. L’acquisizione da parte della Regione permetterà di arricchire il patrimonio legato all’eredità di Verga, del quale a Catania esiste la casa-museo dichiarata, sin dal 1940, monumento nazionale."

Introduzione al titolo

L'aggettivo dilettante non è inteso in senso negativo, spregiativo, ma contrapposto a quello di professionista cioè del fotografo che vive e guadagna grazie al proprio lavoro. (1)

Dilettantismo quindi inteso come carica sperimentale comune ad altri artisti come Zola, Degas, Strindberg che più liberi si permettono, rispetto alla sintassi propriamente fotografica dei professionisti, di praticare tagli, sfocature, inquadrature non codificate, si offrono agli sguardi altrui nei propri autoritratti fotografici. Non avendo una clientela che frequenta lo studio per soddisfare le proprie esigenze, fotografano all'aperto, colgono l'attimo, le vedute, gli animali nella speranza che il mezzo colga ciò che l'occhio vede.

Per Capuana e Verga praticare la fotografia è un puro passatempo, lo comprendiamo scorrendo la corrispondenza che mostra un particolare collante tra i due, fatto anche di continue punzecchiature, "faremo delle commedie, faremo più probabilemnte delle fotografie" si dicevano al caffè.

Capuana inizia a fotografare dal 1863-1864, e da poliedrico intellettuale qual è, si costruisce la prima camera adattando ad una scatola di cartone la lente di un binocolo, e ingrandirà le stampe con la lanterna magica della nipotina, dimostrando che non sono i mezzi a fare le foto!

Nel 1877 il 14 settembre Verga scrive a Capuana "qui a Vizzini sono completamente estraneo al paese e agli abitanti... Vizzini è un paese abbastanza pettegolo e maldicente... Come stai con gli occhi? Cosa fai? Io faccio un bel nulla".

L'11 novembre 1877 Capuana gli risponde "E la fotografia? Io ho fatto merveilles." (2) Infatti vi si applica con costanza e impegno dal 1869 e continuerà sino al 1879, spendendo molto denaro e tempo, ottenendo però buoni risultati, al punto di aprire nel 1880 nella cittadina natale il Grande Atelier Fotografico in Mineo diretto dal Professor Luigi Capuana. (3)

Tra i due è Capuana il maestro che lavora per ore nella camera oscura così da compromettere la vista e da uscirne con gli occhi arrossati per l'uso degli acidi, anche se è De Roberto che si rivela il più dotato e Capuana è lusingato dalle lodi ricevute nel marzo 1884 quando il giovane si definisce suo apprendista.

A poco a poco anche Verga si appassiona alla fotografia e si lascia coinvolgere. Un primo contatto con la macchina fotografica l'ha avuto già da bambino, in quanto lo zio paterno Salvatore l'usava e la fascinazione dell'oggetto deve aver lasciato il segno.

Negli anni 1881-1884 chiede con insistenza a Capuana fotografie di paesaggio e di costumi di contadini, maschi e femmine, di galantuomini e di preti da descrivere nelle sue novelle. Prontamente Capuana gli invia ben 17 fotografie di contadini e benestanti, contadinotte, signore con il manto e di paesaggi. Nell'ottobre del 1883 per la commedia Cavalleria rusticana richiede all'amico ritratti di contadini da adattare ai personaggi principali, una donna vecchia con lo scialle, una donna giovane con particolare attenzione alla pettinatura, un carrettiere. E precisa "Ai costumi segna in nota il colore e possibilmente il colore dei panni."(4)

La fotografia è strumento sussidiaro alla scrittura, ma anche spunto per la trasposizione cinematografica dei suoi soggetti. Aiuta infatti l'amica Dina di Sordevolo nell'elaborazione delle sceneggiature cinematografiche, - non volendole però firmarle - padroneggiando la tecnica delle immagini in movimento e in particolare del montaggio in parallelo.(5)

 

 Note

1. Enrico Bernard, Verga verismo realismo, p. 15-16. Sul termine che può generare fraintendimenti l'autore del saggio afferma che "Il Verga fotografo è tuttaltro che dilettante visti i risultati, in relazione alla sua opera letteraria". Teniamo a precisare che nell'ambito della fotografia le categorie di fotografo professionista e fotografo dilettante non implicano un giudizio di valore.

2. Milena Giuffrida, Per una nuova edizione commentata del carteggio Verga-Capuana. Tesi di dottorato di ricerca Università degli studi di Palermo 20--, p. 46, 49

3. Edwige Comoy Fusaro, Capuana fotografo in “Arabeschi”, n. 11 (gennaio -febbraio 2018)

Il fondo fotografico della Casa Museo Luigi Capuana di Mineo e Biblioteca Comunale L. Capuana del Comune di Mineo è composto di 184 fotografie positive e 3 lastre impressionate, di cui circa la metà si possono assegnare a Capuana (molte, però, prive di iscrizioni autografe apposte in calce o sul tergo, sono di incerta attribuzione). Numerose sono ancora le fotografie autografe disperse in collezioni private, considerando l’elenco stilato da Capuana stesso, nel Catalogo delle negative fotografiche di L.C., in cui riferisce di oltre 353 negativi e 100 positivi.

4. Giovanni Garra Agosta, Verga fotografo. Catania : Giuseppe Maimone editore, 1991, p. 13

5. idem, p. 14

Bibliografia generale

Wladimiro Settimelli, Giovanni Verga specchio e realtà. Roma : Magma, 1976. Volume a cura di Settimelli sulla mostra fotografica da lui curata nel 1970.

Francesco Carlo Crispolti, Letteratura e fotografia. Capuana Verga De Roberto Strindberg Zola Carroll. TV 1/un programma di Francesco Carlo Crispolti. Roma : Carlo Colombo, 1977. 133 p. :iIll. ; 17 cm.

Giuseppe Sorbello, Ironie fotografiche. L'idea e il posto della fotografia nelle lettere di Verga e Capuana, in "Iconografie veriste. Percorsi tra immagini e scrittura in Verga Capuana e Pirandello". Acireale, Roma : Bonanno editore, 2012, p. 15-38

Giuseppe Sorbello, Giovani Verga e le avventure della fotografia in "Iconografie veriste. Percorsi tra immagini e scrittura in Verga Capuana e Pirandello". Acireale, Roma : Bonanno editore, 2012, p. 39-64

Claudia Guastella, Verga in viaggio. 1897 un inedito percorso fotografico in "Arabeschi", n. 14 (luglio-dicembre 2019), p. 65-85 : ill.
Maria Oliveri, Gli amori (proibiti) di Giovanni Verga in "Balarm" (5 settembre 2022)

<https://www.balarm.it/news/gli-amori-proibiti-di-giovanni-verga-resto-scapolo-e-fu-rivale-di-carducci-e-rapisardi-131574>

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raro ritratto dello zio Salvatore fotografato prima che venisse alienato dagli eredi Verga, come segnalato dallo studioso Giovanni Garra Agosta.

Bibliografia fondamentale

Unico catalogo completo dell'opera fotografica verghiana è la monografia di

Giovanni Garra Agosta, Verga fotografo, pubblicata a Catania dall'editore Giuseppe Maimone nel 1991. E' stata la fonte più importante di questo contributo. 

La scoperta dell'Archivio fotografico di Verga viene rivelata all'autore dall'erede dello scrittore, Giovanni Verga Patriarca nel dicembre 1966, anno del ritrovamento nella casa a Catania di una cassa ricoperta di polvere che conservava le lastre e i negativi.

Le date dell'attività di Verga fotografo sono fornite dalle veline che avvolgono i negativi 1878-1911. Le veline inducono lo studioso a presentare i fotogrammi suddivisi in quattro sezioni tematiche che al loro interno non sempre rispettano la cronologia, con la trascrizione dei commenti valutativi dello scrittore. Le lastre di sicura produzione verghiana vengono definite "lastre verghiane" con la numerazione identificativa, con le note di Verga e altre informazioni tratte da lettere, note, biglietti.

Si sono trovati anche gli appunti manoscritti sulla formula per lo sviluppo e il fissaggio delle lastre fotografiche secondo il metodo Capuana, il metodo Paolacci e Di Stefano.

                                            

Da sinistra a destra le note ms da Verga. Formula dello sviluppo e fissaggio delle lastre fotografiche secondo i tre metodi:

Formula Capuana - Sviluppatore al ferro.

Formula Paolacci.

Formula Di Stefano.

Consistenza dell'archivio fotografico

Tre esempi di scatole che contenevano i negativi di Verga.

 

 Il contributo dello studioso Garra Agosta nato e cresciuto a Vizzini a pochi metri della casa Verga è fondamentale, in quanto riordinato l'archivio, ha affrontato la catalogazione dei singoli negativi, fornendo informazioni importanti legate ai personaggi, ai luoghi, alle situazioni. Da un certo punto di vista è stato un illuminato antesignano nell'elaborazione di un metodo efficace di catalogazione.

Negli anni Novanta del Novecento, l'importanza della fotografia intesa come bene culturale si sta affermando, ma la descrizione catalografica di tali documenti è ben lontana dall'avere una codificazione standardizzata tale da permettere un'identificazione precisa ed esauriente di tutti gli elementi pertinenti al documento. Si intende: autore certo o attribuito, titolo, datazione, dimensione, tecnica, supporto e tutte le notazioni utili ricavabili da un'attenta osservazione del documento stesso e da testimonianze esterne.

Si precisa inoltre che quasi tutte le fotografie riprodotte sono state riprese da questo volume, nella nostra regione disponibile solo nella Biblioteca scolastica del Liceo artistico Enrico e Umberto Nordio.

Attrezzature dello studio fotografico

 

 

 

 

 

 

Catania 27 agosto 1969

Sembra di poter toccare lo strato di polvere che ricopre le scatole in legno delle lastre, le boccette degli acidi, i telaietti, i piccoli imbuti.

Fotogramma ripreso sul terrazzino di Casa Verga. Sul tavolo pezzi della vecchia macchina fotografica a cassetta usata sin dal 1878. Manca l'obiettivo trafugato durante la guerra.

 

 

 

 

Nel fotogramma, i guanti gialli usati dallo scrittore, le veline che servivano a separare lastre su cui Verga scrive le annotazioni, le date, i contenuti e i risultati ottenuti.

Verga sviluppa le sue fotografie, segnala gli errori, ma non applica il ritocco.

 

 

 

 

Testo tratto dal volume di Garra Agosta, p. 37.

 

La Kodak Eastman donatagli nel 1897 dall'irrequieto poeta pittore e fotografo Cesare Pascarella permette a Verga di delegare le fasi successive allo scatto all'industria specifica o agli studi fotografici di professionisti.

I Verga

Per facilitare il riconoscimento dei personaggi appartenenti al clan verghiano immortalati nei documenti fotografici si è pensato di presentare l'albero di famiglia.

 

 Albero di famiglia

 

Giovanni Battista Verga Catalano         sposa              Caterina Di Mauro Barbagallo

 

                                                                                      Figli

  

Giovanni Verga (1840-1922)

 

Mario Verga Di Mauro fratello  sposa   Calogera Fortunara detta anche Lili o Lidda Verga

 

Pietro Verga Di Mauro fratello sposa   Ersilia Patriarca Rossi m. 1897. La coppia ha tre figli:     

Giovanni detto Giovannino (1889.11.12 - 1980.03.10) sposa Lina Calzavaro; Caterina; Marco

 

Teresa Verga Di Mauro        sposa        Enrico Felice maltese residente a Catania. Hanno un'unica figlia Maria sposa Domenico Albergo

 

Rosa Verga Di Mauro zitella m. 1877

 

 

Zii paterni:

 

Margherita Verga Catalano monaca a Palermo

 

Rosalia Verga Catalano monaca al monastero benedettino di San Sebastiano a Vizzini

 

Giovanna Verga Catalano detta Mamma Vanna residente a Vizzini m. a Catania 1895.09.22

 

Francesca Verga Catalano residente a Vizzini

 

Salvatore Verga Catalano residente a Vizzini m. 1880

 

Giuseppe Verga Catalano residente a Vizzini padrino di battesimo di Verga

 

Un nota sui "doppio cognome", secondo l'uso vigente in Spagna, forse adottato nell'Ottocento in Sicilia, ogni individuo porta il primo cognome del padre e della madre.

 

Ritratti di famiglia

I genitori

Giovanni Battista Verga Catalano, padre di Giovanni, morto il 5 febbraio 1863.

Riproduzione del dagherrotipo eseguita a Milano nel 1880.

Caterina Di Mauro Barbagallo, madre di Verga, morta il 5 dicembre 1878.

La lastra è avvolta in una velina su cui Verga scrive "Eseguito a Milano nel 1880 sulla fotografia di Edoardo Pellicciari" attivo a Catania e Acireale.

A proposito di questi ritratti Capuana, il più esperto dei tre scrittori fotografi, aveva tentato delle riproduzioni con le proprie apparecchiature a Milano. Ma non soddisfatto, consiglia l'amico Giovanni in una lettera del 3 ottobre 1886 di rivolgersi ad un fotografo professionista a Roma.

Giovanni Verga. Ritratti

Sebastianutti & Benque

Giovanni Verga, Milano 1880-1881

carte de visite

Sul recto del cartoncino il logo Sebastianutti & Benque i.r. fotografi di corte d'Austria e del Brasile.

E' interessante seguire gli spostamenti dei due soci che lavorarono sopratutto nella nostra città.

Attivi dal 1867 al 1869 a Trieste, in via dell'Annunziata 11, si separano per 10 anni in quanto Francesco Benque si trasferisce in Germania e poi in Brasile.
Riprendono l'attività insieme dal 1879 sino al 1898, negli anni 1879-1886 in via dell'Annunziata 11, dal 1887 in Piazza della Borsa 10. Nel 1880 Guglielmo Sebastianutti si trasferisce a Milano in Piazza del Carmine 4 e qui muore nel 1881.

Verga quarantenne si fa ritrarre nel suo studio milanese nel tipico formato da poter esibire nei salotti frequentati com'era prassi.

Un'interessante carellata di ritratti verghiani si può scoprire in rete. Eccone alcuni tra i più interessanti.

Il primo della serie presenta un Giovanni ventenne, ritratto inviato all'illustre autore dei Tre moschettieri, Adolf Dumas, al quale nel 1864 aveva spedito il suo romanzo I carbonari della montagna ricevendone in segno d'amicizia un ritratto fotografico (fatto descritto in una lettera del 17 novembre 1864). Negli anni successivi comprende quanto sia importante presentarsi nei circoli fiorentini di Francesco Dall'Ongaro e Ludmilla Assing con una scelta appropriata degli abiti e con un proprio ritratto fotografico nel formato classico della carte de visite. Scrive alla madre il 26 giugno 1869 "Ti mando il mio ritratto e son sicuro che ti farà piacere (Ho speso lire 8 e me ne sono fatto fare 6 copie)." Insiste inoltre con la madre a farsi ritrarre e a inviargli i ritratti fotografici.

Seguono i ritratti su carte de visite di Nadar scattati a Parigi nel 1882. Verga soggiorna a Parigi dal 10 al 24 maggio dopo un mese trascorso a Londra, il motivo del viaggio è la vendita di preziose monete antiche di proprietà della famiglia per ottenere un massimo realizzo presso i compratori all'estero. Ottenere un ritratto eseguito dallo stesso Nadar era simile ad una consacrazione e ancora più esaltante l'essere ammesso nel Pantheon Nadar, entrare cioè nella galleria di ritratti dei più famosi artisti, letterati e intellettuali del tempo. Si ricorda la pubblicazione de I Malavoglia dell'anno precedente.

Ultima carte de visite è quella eseguita dallo studio Fratelli Vianelli di Venezia nel 1889. Quest'ultimo ritratto eseguito in funzione della riproduzione dell'incisore Ernesto Mancastroppa per la copertina del periodico L'Illustrazione italiana, a. 6, n. 49 (8 dicembre 1889), presenta la stessa posa assunta nello studio di Nadar, un atteggiamento espressivo che avrà una lunga durata di fronte all'obiettivo, un'accettazione delle regole richieste dal nuovo mercato editoriale o un'dentificazione con un'immagine ufficiale di sé?

Nel corso della propria carriera Verga, negli anni Settanta e Ottanta, distribuirà i suoi ritratti agli amici scrittori, conoscenti e ammiratrici, sempre in pose rigide e assenti, in abiti eleganti, mantenendo inalterata nel tempo la forma fisica sottile, il volto pallido e olivastro, con capelli folti e gli splendidi curatissimi baffi, occhi neri e penetranti. Espone il suo fare riservato, impenetrabile, misterioso che allude a sentimenti profondi o forse anche a sofferenze non rivelate.

Autoritratti

Da sinistra:

Autoritratto sul terrazzo al terzo piano della sua casa di via Sant'Anna 8, Catania 4 dicembre 1887 lastra 9x12 cm.

Autoritratto Tebidi 1897 pellicola 3x3 cm. foto scattata con il nuovo apparecchio acquistato a Londra della ditta Eastman. In tale occasione Verga scrive all'amata Paolina "sono venuto qui a rifarmi un po' in salute e fò una vita tutta contemplativa e vegetativa che mi avvicina assai alla beatitudine eterna e a quella delle piante”.

Autoritratto a lutto per la morte della cognata Ersilia Patriarca, Tebidi 1899 lastra 9x12 cm. Probabile autoritratto o ritratto scatatto dal fratello Mario.

Autoritratto con la sigaretta, Tebidi 1905 molto simile a quello scattato in uno studio, con la stessa posa.

Cronologia degli scatti

Per scoprire l'evoluzione e i soggetti scelti o preferiti dallo scrittore si propone una carrellata cronologica di alcuni positivi cercando di evidenziarne pregi e difetti o un'evoluzione della tecnica fotografica legata alle sue macchine fotografiche e a un'evoluzione degli intenti.

1878

Prima foto di Verga 1878 eseguita con l'autoscatto a peretta nel cortile della casa materna a Catania via Sant'Anna 8 [la casa fu portata in dote dalla madre]. Presenti la madre pochi mesi prima della morte, Giovanni con la cagnetta Bella dono dell'amica milanese Paolina Greppi Lester, il fratello Mario seduto a terra, dietro a Mario in piedi a destra Lidda Verga cugina adottiva e la sorella Teresa. Assenti il fratello minore Pietro e la sorella Rosa morta nubile nello stesso 1878. Sullo sfondo il lenzuolo bianco che copre parte del muro screpolato e la porta aperta che lascia scorgere i gradini della casa Verga, oggi Museo inaugurato il 26 ottobre 1984. A destra a terra il contenitore di alcuni attrezzi fotografici utilizzati dallo scrittore che è in maniche di camicia e pianelle. Unica volta in cui compare la cagnetta Bella dono di Paolina. Da qui da sottolineare un dubbio sulla data dello scatto o sul dono della cagnetta. Garra Agosta propone questa lastra come prima fotografia di Verga e la data 1878, ma allo stesso tempo data il dono della cagnetta al 1880.  La data 1878 è giustificata dalle successive lastre prodotte nel 1879.Lastra 18x23 cm.

 

1879

Barchette dei pescatori e piroscafo, Porto di Catania estate 1879 lastra 9x12 cm.

Casa Sgroj ripresa dal balcone della casa dello scrittore con una prospettiva obliqua di via Garibaldi, estate 1879 lastra 9x12 cm. La stessa fotografia è datata 1886 senza alcuna giustificazione in Giuseppe Sorbello, Iconografie veriste. Percorsi tra immagini e scrittura in Verga Capuana e Pirandello. Acireale, Roma : Bonanno editore, 2012, p. 306.

Casa Museo Giovanni Verga Via Sant'Anna.

Il Palazzo della famiglia Mauro (o Di Mauro), ramo materno dello scrittore Giovanni Verga, sorge nel sito che viene assegnato all'indomani del terremoto del 1693 ai “Padri Trinitari della redenzione dei captivi” o “Padri di Sant'Anna”, congregazione esistente a Catania da circa un secolo. Verso la fine del Settecento (1786 circa) il “conventino di S. Anna”, così come viene denominato, è devoluto al Regio Demanio e poi venduto nel 1788 alla famiglia Mauro, avi materni dello scrittore Giovanni Verga. I coniugi Carmelo e Caterina Mauro costruiscono il nuovo palazzo al posto della demolita chiesa di Sant'Anna. Oltre agli originari due piani, ne costruiscono un terzo, dove in parte trova sede l'odierna Casa Museo Verga e cioè "il quarto nuovo della casa ...", il tutto entro il 1805, anno del testamento dei due coniugi.

Nel 1834 alla morte del bisnonno materno l'appartamento al secondo piano, o "quarto nobile", su via S. Anna verrà diviso tra Caterina (proprietaria) e la madre Rosa (usufruttuaria).  Nel 1839 Caterina sposa Giovan Battista Verga Catalano, discendente di una famiglia agiata che possiede grandi proprietà terriere a Vizzini, Licodia Eubea e Mineo. Caterina abiterà insieme al marito e cinque figli la porzione più modesta dell'appartamento, posta a nord dell'androne d'ingresso, mentre la porzione posta a sud che si sviluppa ad angolo fra le vie Garibaldi e S. Anna andrà alla madre Rosa che l'abiterà fino alla morte, avvenuta nel 1867.

Giovanni Carmelo Verga Di Mauro nasce il 2 settembre 1840, secondogenito di sette figli di cui due morti prematuramente, nell'appartamento materno del palazzo. Tranne qualche pausa estiva nella tenuta di famiglia a Tebidi, fra Vizzini e Licodia Eubea, abiterà l'appartamento della casa materna di via S. Anna fino al 1869, per trasferirsi poi a Firenze, introducendosi così negli ambienti letterari. Nel 1879 muore Caterina Di Mauro, madre dello scrittore. Il palazzo con il quarto nobile sarà di nuovo diviso fra il fratello Pietro, che sposa Ersilia Patriarca e abiterà l'ala nord con la sua nuova famiglia, mentre a Giovanni spettano "... quei corpi della casa Garibaldi e S. Anna..." e cioè l'ala sud. Lo scrittore, ancora domiciliato al nord Italia, per le disagiate condizioni economiche in cui riversa, affitterà il suo appartamento al piano nobile "all'inquilino Capparelli" dal 1879 al 1894.

Nel 1880 Verga lascia Catania per recarsi nuovamente a Firenze e successivamente a Milano, dove riprende con accanimento il lavoro. L'intensa attività letteraria sfocerà con un grande successo di pubblico della "Cavalleria rusticana" al Teatro Carignano di Torino nel 1884. Gli anni successivi però vedono Verga provato dalle difficoltà economiche e dalle responsabilità familiari: in questi anni, infatti, si infittiscono le richieste di prestiti agli amici. Spesso si rifugia a Roma distraendosi negli impegni di lavoro.

 

Note tratte dalla Scheda ICCD sulla Casa Museo Giovanni Verga

Da Milano dove si stabilisce dal 1872 ritorna a Catania periodicamente.

Passano ben otto anni e nel 1887, tormentato da una forte depressione ritorna a casa.

Le preoccupazioni economiche toccheranno la punta massima nell'estate del 1889. Ritornato in Sicilia, alterna la residenza a Catania, come ospite del fratello Pietro, con lunghi soggiorni estivi a Vizzini. Nella primavera successiva pubblica Mastro don Gesualdo e, rinfrancato dal successo dell'opera, ne segue un periodo di intensa attività.

1887 La Triade di Catania

Nell'ordine di presentazione da sinistra, i fotogrammi si possono considerare ritratti eseguiti da Verga Capuana De Roberto nel terrazzino del terzo piano di casa Verga a Catania in via Sant'Anna 8, il 4 dicembre 1887.

Il titolo del servizio potrebbe essere La Triade di Catania, come i tre scrittori fotografi si erano autodefiniti per i continui dibattiti e riunioni durante i quali discutevano di fotografia, ma non solo. Quest'incontro era avvenuto forse per un invito preciso di Verga.

Nell'ordine:

Autoritratto di Giovanni Verga, Catania 4 dicembre 1887 lastra 9x12 cm. Interessante è la posa delle mani, che consciamente o inconsciamente si abbandonano all'intreccio delle dita, mani vigorose grandi da lavoratore. Davanti all'obiettivo Verga si contrae, chiuso in una fissità espressiva in sintonia con il riservato contegno e la gelosa solitudine.

Giovanni Verga e Luigi Capuana, Catania 4 dicembre 1887 lastra 9x12 cm. Giovanni è seduto Luigi in piedi alle sue spalle a formare una icastica piramide nella quale l'anziano sovrasta il giovane. Capuana capitato casualmente alle spalle dell'amico seduto osserva con pazienza le manovre dell'amico fotografo.

Sulla velina di Verga "All'interno la donna di servizio con il fazzoletto al collo mentre regge la bombetta di Capuana". Questo duplice ritratto forse non è un autoscatto ma opera di Federico De Roberto.

Federico De Roberto, Catania 4 dicembre 1887 lastra 9x12 cm.

Il giovane Felice sembre concedersi un attimo di sosta seduto, pronto ad alzarsi con le mani appoggiate sulle cosce.

I tre fotogrammi presentano la stessa inquadratura con la porta aperta nella quale compare una figura femminile che sbircia verso l'esterno su quanto sta accadendo.

Scrive Capuana a Verga commentando questo fotogramma “c'è un difetto nella negativa del tuo ritratto perché fatto all'aperto, con un colpo di viva luce sui capelli grigi perciò essi non si possono stamparsi nella stessa durata di posa della faccia. Bisogna ritoccare molto la negativa nella parte più trasparente.”

Luigi Capuana con la cagnetta, Catania 4 dicembre 1887 lastra 9x12 cm. Gli occhi socchiusi di Capuana il corpo abbandonato la testa sorretta dalla mano alludono a uno stato di trance, solo la cagnetta guarda il fotografo. Capuana non resiste a mostrare la sua voglia di sorprendere con un atteggiamento bizzarro. A proposito di questo ritratto di Capuana ci interessa citare ciò che scriveva Verga all'amico l'8 dicembre "fammi il piacere di rimandarmi le negative del mio ritratto in piedi piccolo, e quello del gruppo insieme a te. La signorina Maria Brusini di Trieste mi scrive di pregarti per indurti a mandarle il tuo ritratto". Maria Brusini ebbe con Verga un rapporto epistolare durato nove anni dal 1887 al 1896, ma non poté mai incontrarlo perché osteggiata dalle zie, le quali avevano raccolto informazioni su quel siciliano con la fama di sciupa femmine. Molto probabilmente era un'assidua lettrice della letteratura verista.

Francesco Ferlito, Catania 4 dicembre 1887 lastra 9x12 cm. Amico di Giovanni, fondamentale fu il suo aiuto  riguardo allo scandalo Verga Rapisardi in relazione alla giovane fiorentina Giselda Fojanesi da lui ospitata ad Acicastello e nel suo appartamento a Roma.

Salvatore Paola legale di Verga, Catania 4 dicembre 1887 lastra 9x12 cm. I due fotogrammi lo riprendono in piedi e seduto a casa Verga e in un angolo del suo appartamento con i figli.

Pietro Verga, Catania 1887 lastra 9x12 cm. trovata nel 1967 molto deteriorata con l'emulsione staccata. Pietro ha assunto una posa scanzonata e disinvolta, si appoggia allo stipite della porta, una mano sul fianco, le gambe che sembrano alludere a un passo di danza. Dimostra che non è affatto intimorito dalla ripresa. E' il fratello minore di Giovanni, qui ha 38 anni. Sposa Ersilia Patriarca Rossi e ha tre figli Giovannino, Caterina e Marco, nipoti molto amati e ritratti dallo scrittore.

Concetta Gilistro Giaquinta cameriera di casa Verga, Catania 1887 lastra 9x12 cm.

Concetta con la cagnetta Bella, Catania 1887 lastra 9x12 cm.

La giovane vizzinese è intimorita, non è avvezza alla macchina fotografica, le sue mani rivelano l'imbarazzo in quanto non sono pronte a trattenere la cagnetta.

In generale tutti sono ritratti in uno spazio definito, nel chiuso di un cortile, sopra una terrazza, contro mura, sotto stipiti di porte o di finestre come se, casualmente, i protagonisti fossero usciti di casa per farsi ritrarre.

 

Le annotazioni citate tra virgolette sono manoscritte da Verga a commento dei singoli fotogrammi vedi Giovanni Garra Agosta, Verga fotografo, p. 234

La famiglia dell'avvocato Paola

Carmelina Paola sul terrazzo della casa di Catania, Catania 1887 lastra 9x12 cm.

I figli dell'avvocato sul terrazzo, Catania 1887 lastra 9x12 cm.

La famiglia Paola all'interno della casa, Catania 1887 lastra 9x12 cm.

La moglie dell'avvocato, Catania 1887 lastra 9x12 cm.

L'avvocato Paola con i figli, Catania 1887 lastra 9x12 cm.

L'avvocato Salvatore Paola Verdura patrocina la causa di Verga contro l'editore Edoardo Sonzogno e Pietro Mascagni per i diritti dell'opera Cavalleria rusticana (diritti che avranno valore sino all'anno 2000), causa che si concluderà due anni dopo con una transazione. Lo scrittore incassa così 143.000 lire (versati a rate in 10 anni), superando completamente i problemi economici che lo avevano assillato nel precedente decennio.

I ritratti dei componenti della famiglia Paola testimoniano il rapporto di frequentazione e amicizia che lega lo scrittore e il suo legale.

1889

Siamo nella campagna di Tebidi località del territorio di Vizzini in provincia di Catania.

I ritratti sono riservati al campiere Antonio Caruso presente in due fotogrammi di cui non si sa quale sia quello stampato correttamente, alla cameriera Concetta e al contadino Mimmo Sessa Minnamà.

Volutamente Verga cerca di mettere in evidenza le loro figure intere incastonandole nell'arco della porta, ma il disagio dei protagonisti rimane nelle pose e nello sguardo che non sa dove posarsi. Lo scrittore sta revisionando il Mastro don Gesualdo che sarà pubblicato da Treves a fine anno. La pendolarità tra Milano e Catania continua.

1892

Gli anni passano e gli zii paterni anziani potrebbero mancare da un giorno all'altro.

Vengono ripresi all'aperto nel cortile o terrazzo della loro casa a Vizzini. Non guardano il nipote che traffica con l'apparecchio fotografico di fronte a loro e traguardano di lato.

Giovanna Verga Catalano detta Mamma Vanna, Vizzini 1892 lastra 9x12 cm.

Le mani conserte al petto, avvolta nello scialle a riquadri e con il fazzoletto a fiori in testa, l'ampia gonna a righine la rendono una matrioska siciliana.

Ex educanda nel monastero vizzinese di Santa Maria dei Greci, profuse notizie di prima mano sulla vita claustrale al nipote scrittore e altrettanto testimoniarono le altre zie paterne Rosalia che prende il nome di suor Carmela nel monastero vizzinese di san Sebastiano e zia Margherita monaca a Palermo.

Zio Giuseppe Verga Catalano, Vizzini 1892 lastra 9x12 cm. L'uomo anziano è conscio del suo ruolo di possidente, perfetto nella sua eleganza in abito scuro, sul panciotto brilla la catena dell'orologio, oggetto da esporre indice di un certo status symbol. Sulla sua faccia abbronzata spiccano bianchi i basettoni.

Zio Giuseppe Verga Catalano e zia Francesca Verga Catalano, Vizzini 1892 lastra 9x12 cm.

La triade che doveva apparire è composta dai tre fratelli, ma solo una piega della gonna a righine della zia Giovanna compare, mentre zia Francesca continua a cucire il suo pezzo di stoffa preoccupata dell'improvvisa distrazione creata dalla messa in scena del nipote. Mamma Vanna è scomparsa... eppure le sedie accostate fanno presumere che forse c'era la volontà d'immortalarla con i fratelli. Verga - vedremo - spesso opera dei tagli severi o inquadra non figure intere, attratto da alcuni particolari. Non si sa quanto questi effetti siano voluti o ottenuti per sbaglio!

Guardando queste immagini degli zii nell'ideale album di famiglia si potrebbe osservare "Sono tre fratelli - non c'è dubbio - guardate i nasi!"

Gruppo di donne, Vizzini 1892. Lastra 9x12 cm.

Al centro, zia Giovanna, zia Francesca, Lilì Lidda tra le zie, in primissimo piano a sinistra Concetta con accanto Ciccina Failla, dietro torreggia  la figlia Failla che indossa un abito uguale alla madre e seminascosta Peppa.

Sul terrazzo del Palazzo Verga si sono riunite tutte le donne presenti per l'occasione.

Mario Verga Di Mauro avvocato nel terrazzo di casa Verga, Vizzini 1892. Lastre 9x12 cm.

Ritratti scattati sul terrazzo di casa Verga in piazza Sant'Ippolito oggi piazza Umberto I con la macchina fotografica grande a cassetta.  Ricompare il lenzuolo che avevamo notato nel primo fotogramma verghiano. Molto semplicemente il fondale chiaro doveva annullare la gamma dei grigi "disturbanti" così da concentrare l'attenzione sulla mezza figura dell'effigiato.

L'altro ritratto che, nella numerazione verghiana doveva precedere il precedente, presenta Mario seduto nello stesso terrazzo su uno sfondo confuso.

Mario e la fidanzata Calogera Fortunata Lidda Verga nel terrazzo di casa Verga, Vizzini, 1892. Lastra 9x12 cm.

Secondo alcuni è la figlia naturale dello zio Salvatore e di una contadina di Tebidi, per cui cugina acquisita.

La foto dei non più giovani fidanzati è eseguita con la macchina grande a cassetta. Si sposeranno nel 1897 e non avranno figli per cui adottano il nipote Giovannino Verga Patriarca che diventerà erede universale dei tre fratelli Verga. Abitano sempre a Vizzini dove possiedono palazzi e terreni.

Mario condivide la passione per la fotografia del fratello, a sua volta fotografa, ha degli apparecchi propri e condivide con lui le operazioni nella camera oscura.

 

Tre ritratti di Concetta a servizio della famiglia Verga moglie del massaro Nanni Giaquinta, all'esterno e nella sua stanza a Vizzini. Nel terzo fotogramma è a sinistra, al centro campeggia gna Vanna detta a regina a destra donna Ciccia senza naso. Lastre 9x12 cm.

Il fotografo Verga insiste nelle sue riprese a mezza figura volutamente scentrate.

Vedute di Sicilia

Vizzini

Scordia

Contadini

Nell'ordine:

Il contadino Turi Sessa Minnamà in un angolo del terrazzo di Mario e Lidda Verga, Vizzini 1892. Lastra 9x12 cm.

I contadini Turi Sessa Minnamà e Francesco Cippiti Ciappiti, donna Ciccia Senzanasu e dietro il cocchiere Cortese, Vizzini 1892. Lastra 9x12 cm.

Francesco Cippiti Ciappiti con la pipa accanto alla moglie e ai figli Turi Sessa e la gna Vanna 'a regina seduta con un vaglio colmo di legumi secchi, Vizzini 1892. Lastra 9x12 cm.

Tre donne con i costumi della Cavalleria rusticana, Vizzini 3 maggio 1892. Lastra 9x12 cm.

Folla di abitanti di Mascalucia in posa, 1892. Questo positivo non è presente nella monografia

di Giovanni Garra Agosta, ma in Il verismo : Verga e la fotografia in "Fotostorie", 18 febbraio 2007, p. [4].

Condividiamo inoltre quanto segue

 "Lo scrittore catanese è stato un fotografo di istantanee, estraneo all’uso eversivo e sperimentale dello scatto o alla pratica di alterare l’immagine dopo la ripresa: una propensione che gli ha consentito di creare un’iconografia del mondo contadino non elegiaca, ma antropologicamente rigorosa." in Dario Stazzone [Recensione di] Giovanni Sorbello, Iconografie veriste. Percorsi tra immagine e scrittura tra Verga, Capuana e Pirandello. in "Oblio", a. 8, n. 30-31 (ottobre 2018), p. 169

Siracusa Agrigento Solunto Segesta

 

Dal 1893 Verga si trasferisce definitivamente a Catania e si dedica ai ritratti di famiglia, anche se si concederà dei viaggi con gli amici.

1893

I fratelli Mario e Pietro con le famiglie, Tebidi 1893. Lastre 13x18 cm.

Da sinistra Ersilia in piedi, Lidda seduta su di un ceppo caratteristico, lo zio Pietro con la figlia Caterina, lo zio Mario con il nipote Giovannino, sul fondo a destra Concetta Gilistro Giaquinta con piatto in mano e la gna Peppa con un mazzo di fiori. I fotogrammi di cui uno porta la numerazione 290, l'altro 294 sono sicuramente due scatti in sequenza.

Grande attenzione è dedicata sempre ai nipoti, nel primo fotogramma Caterina e Giovannino, nel secondo solo Caterina a Catania nel marzo 1893. Lastre 9x12 cm.

 

I viaggi 1893

Nell'ordine da sinistra: Giulia e Guido Treves sul ponte, Giulia Treves davanti alla casa, due vedute, Premadio vicino a Bormio.

La piazza grande. La casa medievale, Premadio vicino a Bormio, 13-22 agosto 1893.  Esistono due positivi di cui uno stampato è stampato a rovescio,

Lastre 9x12cm.

Vedute del Lago di Como: Duomo, varie vedute delle rive e degli imbarcaderi, 13-22 agosto. Lastre 9x12 cm.

Vedute: Stelvio cascata al Brandio. Stelvio 4.a cantoniera. Stelvio operai in galleria, 13-22 agosto 1893. Lastre 9x12 cm.

Gruppo di contadini alla cascina di Loverciano nel canton Ticino distretto di Mendrisio. Lastre 9x12 cm.

1894

La sua presenza a casa vicino alle famiglie dei fratelli ormai è un antidoto rispetto alla sua crisi creativa. Mario con Lidda si occupa dell'andamento delle proprietà, è sempre presente a Vizzini per organizzare il lavoro dei contadini.

Il 1894 vede il rientro dello scrittore a Catania sua città natale. “Vuole una abitazione tutta per sé, non più presso il fratello Pietro (con moglie e tre bambini) né all'albergo Orientale come ha scelto qualche volta." Si presenta l'occasione al secondo piano dello stesso stabile dei Verga, via S. Anna 8, in quanto l'appartamento occupato dall'inquilino Capparelli sta per essere disponibile. Non si affitterà più, lo abiterà Verga, con mamma Vanna, la zia Giovanna Verga Catalano, legatissima al nipote, a cui diede un forte sostegno economico, persone di servizio, ed eventuali ospiti come la zia Francesca. Si trasportano mobili e masserizie personali di Giovanni, che sin ora sono stati in casa di Pietro, alla porta accanto, e in casa di Mario (a Vizzini). Da questo momento l'appartamento al piano nobile di via S. Anna 8 sarà di uso esclusivo dello scrittore, che pur abitando a Milano lo utilizzerà durante i suoi soggiorni sporadici in Sicilia.

1896

Il gruppo dei servitori della casa, Tebidi ottobre 1896. Lastra 18x23 cm.

In prima fila il nipotino Marco tenuto da Argia Fabbri, accanto alla donna la nipote Caterina e Lidda con in grembo la cagnetta, Giovannino e due ragazzi a terra. Dietro Mario Verga con i contadini al servizio della famiglia.

Sotto partenza di Mario e Lidda. Gruppo di operai, Tebidi 1896. Lastre 9x12 cm.

Mario Verga con i nipoti Giovannino e Marco, Vizzini 1896. Lastra 9x12cm.

A sinistra il positivo verghiano. Dal confronto, si comprende che uno dei due positivi non è stato stampato correttamente.

Gruppo di famiglia, Tebidi maggio 1896. Lastra 9x12 cm.

Ersilia "sofferente"con Giovannino, Lidda con in braccio la cagnetta e donne della casa con i bimbi. Si deduce che questo è l'ultimo fotogramma in cui compare Ersilia cognata di Giovanni.

Nel 1896 la famiglia viene segnata da un grave lutto, muore infatti la giovane cognata Ersilia Patriarca, moglie del fratello Pietro il quale appena otto anni dopo, nel 1903, lascia orfani i figlioletti Giovannino, Caterina e Marco. I nipotini vengono giuridicamente affidati alla tutela dello zio scrittore e saranno d'ora in poi seguiti insieme al fratello Mario e alla cognata Lidda, residenti a Vizzini, ma che si trasferiscono momentaneamente in un appartamentino al primo piano di via S. Anna.

Un nuovo lutto colpisce ancora il Verga giacchè muore il nipotino Marco nel 1905 “...mancò ai vivi ed al nostro affetto il caro nipotino Marco Verga”. A questo punto rimangono eredi dello scrittore i nipoti Giovanni, detto “Giovannino”, e Caterina, detta “Rina”.

Per questi motivi di famiglia Giovanni Verga lascerà la sua camera d'affitto di Milano per trasferirsi definitivamente a Catania

1897

Autoritratto, Tebidi 1897. Lastra 18x23 cm.

Lidda Verga seduta all'aperto nelle sue proprietà con la cagnetta, Tebidi 1897. Lastra 6,5x9 cm.

 

Uno dei pochi ritratti di donna in uno spazio ampio senza mura o altri limiti. La cugina cognata dello scrittore non ha nulla da temere perché ricca possidente.

 

Servizio dei nipoti a lutto per la scomparsa della mamma Ersilia, Catania Pasqua 1897. Lastre 9x12 cm.

"Contadini in tenuta da lavoro, vecchi paesani coi lineamenti cotti dal sole, facce chiuse e scontrose di campieri, bambini dall'aria trasognata nell'abito della festa... il mondo narrativo di Giovanni Verga acquista subito un'evidenza visiva inconfondibile, dalle fotografie che lo scrittore stesso scattò e raccolse in un lungo periodo di anni... Le pose sono spesso stereotipe, l'attenzione agli sfondi è limitata, l'interesse si concentra tutto nel cogliere nei volti, dalle fattezze fisiche, la verità di una condizione umana..."

Vittorio Spinazzola, Introduzione in "Giovanni Verga fotografo. Catalogo della mostra" curata per il Centro Informazioni 3M. Catania, etc. : Festival di Spoleto 1970-1972

I servitori i contadini e le donne al servizio dei Verga, Tebidi 1897. Lastre 6,5x9 cm.

I ritratti sono ripresi all'aperto, nei possedimenti Verga, sia all'interno del cortile di Palazzo Verga.

Viaggio dal Gottardo al Rigi 1897

Fondamentale per la ricostruzione accurata del viaggio è il saggio di Claudia Guastella, Verga in viaggio. 1897, un inedito percorso fotografico in "Arabeschi", n. 14 (luglio-dicembre 2019), p. 65-85 : ill.

Hospental, varie vedute, 8-10 agosto 1897

Nell'ultima serie:

Ponte sul Gotthardgreuss, 8-10 agosto

Contadina sulla via principale del paese, 8-10 agosto

Tornanti della strada Furkapass presso Hospental

I tornanti delle gole delle Schollenen sulla strada verso Andermatt, 11-13 agosto 1897

Il Reuss visto dal Teufelbrucke, 11-13 agosto 1897

1899 Tebidi

Mendicante con i figli, Vizzini 1899. Lastre 9x12 cm.

Mario e Giovanni Verga, Tebidi 1899. Pellicole 3x3 cm.

 

1900

Tre sorelline con il cane Marchese, Tebidi luglio-agosto 1900. Pellicola 3x4 cm.

Pastorello seduto su un covone, Tebidi luglio 1900. Pellicola 3x4 cm.

Il bimbo sorride felice d'essere fotografato, ma sapeva che cosa stava succedendo?

Contadini che pigiano la paglia, Tebidi luglio 1900. Pellicola 3x4 cm.

Angolo del caseggiato dei Verga che confina con l'uliveto.

Berna

Le note che corredano questi fotogrammi, tutti su pellicola 3x4 cm., nella monografia di Giovanni Garra Agosta sono fondamentali.

Nell'estate del 1900 Verga girovaga tra il Grande albergo Abetone di Boscolungo, Ponte della Selva, Ponte Nossa (comuni in provincia di Bergamo) e Mendrisio (Canton Ticino, Svizzera) per arrivare a Berna. Qui si sperimenta con la nuova macchina fotografica portatile a rullini e assume un atteggiamento da fotografo più disinvolta, quasi da fotoreporter.

Il primo fotogramma riprende Guido Treves di spalle in paglietta e pantaloni bianchi tra la folla del Belvedere. L'incontro importante è con Dina Castellazzi di Sordevolo ritratta mentre passeggia con l'ombrellino in mezzo agli spettatori convenuti sulla terrazza ad osservare le regate sul fiume Aare.

1901 Lucerna

Lungolago con il ponte di legno Kapelbrucke, la torre che sorge dall'acqua simbolo della città, 1901. Pellicola 3x4 cm.

Cattedrale con Dina di spalle mentre sale sulla scalinata, 1901. Pellicola 3x4 cm.

Il Seebrucke che collega la stazione ferroviaria alla cattedrale, 1901. Pellicola 3x4 cm.

Panorama della città con le ciminiere e il ponte che collega il teatro al palazzo municipale, 1901. Pellicola 3x4 cm.

1902 Berna

Torre dell'orologio, Berna. Pellicola 3x4 cm.
Piazza del mercato, Berna. Pellicola 3x4 cm.

Via dei negozi alla moda, Berna. Pellicola 3x4 cm.

Tre immagini dello stesso posto in sequenza, Berna. Pellicole 3x4.

In tutti i fotogrammi compare Dina, la donna in camicetta bianca

1902 Basilea

 

Carretto con masserizie lungo i binari del tram sullo sfondo il maestoso tempio, Basilea 1902. Pellicola 3x4 cm.

 

1902-1906 Acicastello. Catania il porto

La chiesa con il campanile svettante e i resti del castello, Acicastello 1902-1906.

Velieri e carretti lungo il molo, Catania 1902-1906.

Panoramica della marina e dei varchi quando il mare lambiva la ferrovia, Catania 1902-1906.

Pellicole 3x4 cm.

1906

Venditori in piazza Carlo Alberto a Catania al mercato del lunedì

Il servizio completa la documentazione delle vedute di Catania iniziata forse nel 1902 e conclusa nel 1906

Venditori di scope e cappelli di paglia, Catania estate 1906.

Venditori di stoviglie, Catania estate 1906.

Venditore di legumi, Catania estate 1906.

Venditrice di stoviglie, Catania estate 1906.

 

Mendicanti sul sagrato della Chiesa del Carmine, Catania estate 1906.

Un angolo movimentato del mercato, Catania estate 1906.

Popolane che mercanteggiano con il merciaio, Catania estate 1906.

Popolana ripresa di spalle con il tipico scialle e fazzoletto che tratta con il venditore di legumi, Catania estate 1906.

Carretti siciliani

Da sinistra: Cavallo e carretto in sosta nei pressi della dogana. Carro al porto col carrettiere pronto a trasportare la merce. Carretto carico di fieno nelle acques della marina, Catania estate 1906.

Momenti del lavoro

Donne al lavatoio comunale. Venditore di acqua e limone sotto gli archi della ferrovia, Catania estate 1906.

Tutte pellicole 3x4 cm.

1911 ultimi scatti

Bambina alla finestra, Novalucello rione di Catania, 1911. Lastra 6,5x9 cm.

Cacciatore con due cani al guinzaglio, Novalucello 1911. Lastra 6,5x9 cm.

Gruppo di donne e bambine in posa, Novalucello 1911. Lastra 6,5x9 cm.

Madre e figlia nel limoneto dei Verga, Novalucello 1911. Lastra 6,5x9 cm.

Siamo nei possedimenti Verga, nell'ordine: nel giardino dei limoni sul quale si affaccia la casa,  davanti all'edificio attiguo alla chiesetta nei pressi di Ognina. Si tratta di un servizio vero e proprio, lo deduciamo dalla numerazione delle lastre.

 

Il primo fotogramma è "una delle ultime immagini fissate dall'autore di Vita dei campi, è stata realizzata a Novalucello, molto probabilmente nel 1911. La simbolica visione della bambina nella topografia perfetta della stampa può significare un contrasto voluto tra la facciata dell'abitazione rustica, vecchia ormai quanto il Verga (settantunenne all'epoca) e l'età della fanciulla. La foto ispirò anche Luchino Visconti ne La terra trema tratto appunto da I Malavoglia."

In Wladimiro Settimelli, Giovanni Verga, specchio e realtà. Roma : Magma, 1976

Le donne di una vita, quasi un fotoromanzo verista

Nel 1865 Verga è a Firenze dove grazie all'amico, lo scrittore Luigi Capuana, e all’ex compagno di studi Mario Rapisardi, viene introdotto nei migliori salotti della città. A Firenze conosce Giselda Fojanesi (1851-1946), maestra diciottenne, la prima grande passione della sua vita. Quando nel 1869 torna in Sicilia, si offre di accompagnare Giselda (e la madre) a Catania, dove la giovane ha ricevuto un’offerta di lavoro, presso un collegio di religiose. Verga chiarisce subito la sua opinione sul rapporto con la bella fiorentina: “Non prenderò mai moglie, perché non sposerei una più ricca di me, né sono io abbastanza ricco per sposare una povera; sarebbe per me una insopportabile mortificazione vedere mia moglie rimodernarsi un abito vecchio, non potendosene fare uno nuovo".  Teresa, mamma di Giselda, suggerisce alla figlia di prendere in considerazione la dichiarazione di Mario Rapisardi, che si presenta come un buon partito: sta  per diventare docente di letteratura italiana all’Università di Catania. La prima impressione che la maestrina ha del futuro marito è sgradevole, ma finisce per cedere alla corte del poeta. Mario e Giselda si uniscono in matrimonio, il 12 febbraio del 1872, a Messina, per superare l’opposizione della famiglia di lui.

Nel 1872 Verga si trasferisce a Milano, dove rimane stabilmente per quasi vent’anni (pur con frequenti ritorni in Sicilia) e dove frequenta i salotti letterari, entrando in contatto con gli scapigliati milanesi, i fratelli Boito, Emilio Praga, Luigi Gualdo.

 

A Milano Verga conosce Carolina de Cristoforis Piva (1837-1881), l’amante del Carducci, frequentatrice dei salotti milanesi della contessa Maffei.
Carolina (o Lina), è la moglie del militare di carriera Domenico Piva, mantovana di nascita, ma milanese di adozione, donna colta e brillante, ambiziosa, incline all’adulterio (talvolta anche con i colleghi del Carducci, come i letterati Enrico Panzacchi ed Enrico Nencioni), soprannominata la Pantera.

Il Carducci ne è perdutamente innamorato e l'amore fra i due durerà per un decennio, dal 1871 al 1881, anno della morte di Lina. Nel 1873 il Carducci recatosi un giorno a Milano, per un "abbraccio lungo, soave, profondo" e "un bacio supremo" alla donna amata, rimane scornato: incontra in casa di Lina Verga, in atteggiamento da tombeur de femmes. Giovanni, viene considerato un rivale pericoloso dal Carducci, che invia alla De Cristoforis una lettera piena di invettive, dando libero sfogo alla sua gelosia. Dipinge il Verga come un donnaiolo, un mariuolo e un imbecille! "Un uomo che mette una brutta corona baronale su una carta da visita e che si lascia dare falsamente del cavaliere e che scrive un romanzo epistolare; e con tutto questo è siciliano, non può essere altro che un vigliacco ridicolo parvenu".

 

Verga non si sposa, preferisce intrattenere relazioni che possono essere vissute in contemporanea senza impegnarlo troppo nè dal punto di vista sentimentale nè economico.

La relazione con Paolina Greppi Lester non gli impedisce di avere una corrisponenza e incontri con Dina Castellazzi dal 1893 al 1922 testimoniata da 500 lettere ritrovate da Raffaele Poidomani, scrittore modicano che le pubblica sul periodico La Sicilia. Per questa iniziativa avrà una causa con i gli eredi verghiani sul diritto d'autore.

Paolina

Paolina Greppi Lester in un ritratto giovanile eseguito in uno studio.

Paolina Greppi Lester a Mendrisio (Canton Ticino, Svizzera) davanti al Caffè Billard 1893.  Pellicola 3x4 cm.

Paolina Greppi Lester a Loverciano dintorni di Mendrisio, 1893. Pellicola 3x4 cm.

Paolina Greppi Lester, suo zio Alessandro Greppi, Maria Re, Teresa Greppi e due donne non identificate, 1893 Loverciano. Pellicola 3x4 cm.

 

Paolina Greppi Lester (1836-1906)

È la compagna dell'età matura.

L'incontro fra lo scrittore e la contessa Paolina Greppi Lester avviene nel 1880, nella casa dello zio di lei, Alessandro Greppi, a Loverciano vicino a Mendrisio dove Verga era ospite. Era sposata con un certo K. Bigley Garlam Lester che muore nel 1892. Lo scambio epistolare tra Verga e la contessa dura quasi ininterrottamente per venticinque anni. Il legame tra i due sarà anche la cagnetta Bella donata allo scrittore dall'amata così da colmare la lontananza, ma sulla data del dono corrono dei dubbi, 1878, in quanto Bella viene indicata presente nella primafoto verghiana o 1880?

Si incontrano ai concerti e all'opera. Basterà ricordare alcune frasi da un biglietto del maggio 1883, inviato all'amata contessa Paolina Greppi Lester, nel quale Verga si scusa per non essersi recato alla Scala per ascoltare la Messa in Requiem di Giuseppe Verdi dopo aver giocato e perso al Monte Carlo, all'epoca sala da gioco milanese: "A Monte Carlo serata disastrosa per me, tanto che imperiose viste economiche mi impongono a rinunziare alla Messa di stasera alla Scala. Altro che messa! Me ne duole però solo per voi, per cui solo venivo".

Sono circa 208 le lettere inviate da Verga a Paolina custodite nell'archivo di Casa Museo Verga di Catania.

Dina

Dina di Sordevolo con l'ombrellino, Rigi-Kaltbad 21 agosto 1902. Pellicola 3x4 cm.

La sagoma in ombra di Dina in una via centrale, Zurigo 1902. Pellicola 3x4 cm.

Verga inquadra Dina e annota "con quell'ombrellino rosso che ho dinanzi agli occhi da stamattina" in Giovanni Verga. Lettere d'amore a cura di Gino Raya. Roma : Tindalo, 1971

Dina di Sordevolo o meglio Dina Castellazzi Rivetta vedova Brucco contessa di Sordevolo, miniaturista e concertista (1860-1945). Verga conobbe la contessa di Sordevolo nel 1881 a Roma, solo un anno dopo l'incontro con Paolina, presso l'hotel Milan di piazza Montecitorio. Dina era non solo una donna affascinante, elegante ma anche molto colta, quindi per lui non fu difficile innamorarsene. Il loro fu un rapporto molto complesso, fatto di amicizia, amore, confidenza, stima, collaborazione, incontri furtivi, separazioni, avvicinamenti, aiuti economici. Un rapporto che, comunque, tra alti e bassi, durò tutta la vita. Tutto ciò viene confermato da un ampio epistolario, ben 703 lettere inviate dal Verga a Dina tra il 1896 e il 1921.

 

 

 

Dina presso una cascina, Bergamo 1903. Pellicola 3x4 cm.


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