FOTOGRAfia e pittura

a cura di Claudia Morgan

Pittori e fotografi a Trieste

Un caso interessante: i ritratti di Francesco Hermet

 

Breve biografia di Francesco Hermet.

 

Nasce a Vienna il 30 novembre 1811 da Paolo e Maria Zaccar-Hogenz di Smirne (italianizzata in Zaccarian) in una famiglia armeno-cattolica, che da Isfahān o Esfahan (Iran centrale) si era trasferita a Vienna e poi dal 1819 a Trieste, dove il nonno Gregorio, aveva aperto un grande "stabilimento di bagni ad uso orientale" . Deve abbandonare la scuola, l'Accademia di commerci e nautica, a 15 anni e inserirsi nel mondo del lavoro in ditte commerciali attive tra Trieste e Lubiana. Nel 1833 diventa assicuratore presso le Assicurazioni austro-italiche (poi Assicurazioni Generali), ma non tralascia la sua passione per le lettere, in particolare il teatro, è tra i fondatori della Società filarmonico-drammatica nel 1829 per ricoprire il ruolo di attore e organizzatore/istruttore. Nel 1839 è attuario del Teatro Grande (oggi Verdi) e nel 1845 regista e direttore del teatro Corti, da lui fatto costruire e inaugurato nello stesso anno. Fa parte del gruppo di intellettuali che gravita all'interno della "Favilla", periodico della borghesia triestina più colta.

 

Si interessa di politica, si espone con un intervento pubblico il 30 maggio, al Teatro Nazionale, durante la rivoluzione del 1848. Il successo ottenuto lo induce a fondare la Società dei Triestini per contrastare la Giunta, espressione del ceto mercantile filoasburgico.

La sua attività si divide tra il mondo del teatro – dirige il teatro Armonia dal 1857 al 1860 e mantiene il ruolo di istruttore (sino al 1860) e di direttore della Filarmonico-drammatica (sino al 1879) - e quello delle assicurazioni, ma la sua passione politica trova piena espressione negli articoli dei periodici.

 

Scrive come giornalista su "Il Costituzionale" (1828-1849), fonda il foglio satirico "La Frusta" (1848), nel settembre 1850 dà vita a "La Favilla" che verrà soppresso nel novembre 1852, in quanto Hermet viene definito dalla polizia "fanatico partigiano della sognata indipendenza italiana".

Nel 1861 decolla la sua attività politica, è eletto al Consiglio comunale grazie all'affermazione del partito liberale che qualche mese prima aveva visto la vittoria dell'Unione elettorale triestina. Rieletto sino al 1879 (salvo la parentesi 1863-1865), è dal 1869 al 1879 primo vicepresidente del Consiglio e si distingue, a fianco di Arrigo Hortis, per l'impegno sostenuto nell'introduzione dell'italiano come lingua di studio e l'apertura di un'università italiana a Trieste. Nel 1866, allo scoppio della guerra per il Veneto, Hermet è invitato a lasciare la città, al rientro a Trieste fonda "Il Cittadino", un foglio di chiara tendenza liberale e nazionale e nel 1871 con Ugo Sogliani pubblica "Il Progresso".

 

Diventa in questi anni turbolenti un grande mediatore politico, il 29 ottobre 1869 è eletto deputato al Consiglio dell'Impero, a Vienna e si impegna, contro il centralismo asburgico, nella questione delle elezioni dirette. Nel 1870 decide di non ricandidarsi constatando l'inutilità della propria azione politica. Hermet appare come l'iniziatore dell'irredentismo triestino grazie agli assidui contatti con i corrispondenti e gli esuli nel Regno d'Italia, in particolare con Giuseppe Garibaldi e la massoneria. Nel 1879 l'età avanzata e la stanchezza lo spingono a lasciare la vita pubblica e a dimettersi.

 

Hermet muore a Trieste il 16 febbraio 1883.

[testo liberamente tratto da Michele Gottardi, Francesco Hermet in “Dizionario biografico degli italiani”, v. 61 (2004)]

 

 

Il ritratto fotografico di Guglielmo Sebastianutti è databile agosto 1876 come risulta dalla nota manoscritta sul verso della carte de visite donata ai Civici Musei da Augusto Tominz il 21 giugno 1921. La datazione è avvalorata dal logo, in quanto il nome Sebastianutti compare dal 1869 dopo l'avvenuto scioglimento del contratto con il socio Francesco Benque, dalla segnalazione delle medaglie di merito aggiudicate allo studio - Berlino 1865 e Croce d'oro di Vienna 1873 - e da ultimo dalla nota manoscritta.

Esiste comunque una ristampa del fotogramma del 1876 ad opera dello stesso studio che aggiorna il proprio logo presentandolo sotto il nome dei due fotografi Sebastianutti Benque riunitisi proprio nel 1876. La data di questa carte de visite per il logo, la citazione delle medaglie e l'onorificenza attribuita a Francesco Benque rientrato dal Brasile è 1882 o post 1882.

La complessa storia dello stabilimento fotografico Sebastianutti e Benque  si può leggere in: E. Vecchione M. Radacich, Sebastianutti e BenqueStoria di uno studio fotografico in Claudia Morgan [a cura di], "Due fiorini soltanto. Sebastianutti e Benque fotografi a Trieste", Trieste : Civici Musei di Storia ed Arte, 2010, p. 15-39

Scheda dell'immagine (Catalogo integrato dei Beni Culturali del Comune di Trieste)

Ristampa del fotogramma del 1876 post 1882.

Scheda dell'immagine (Catalogo integrato dei Beni Culturali del Comune di Trieste)

 

 

La carte de visite è presente in tre copie nel Catalogo in rete dei Civici musei. La copia conservata nell'archivio del Museo Teatrale è datata 1860, rispetto a quella segnalata nella descrizione della Fototeca che riporta post 1865, decisamente più corretta. Tale data è avvalorata dall'iscrizione di merito “Medaglia Berlino 1865” rispetto alla data ms 1860. Si segnala inoltre che la descrizione catalografica della carte de visite compare doppia, fa fede il n. di inventario.

La terza copia databile post 1867 riporta il logo Benque Sebastianutti, logo che attesta il cambio di ragione sociale dello studio fotografico avvenuto il 30 settembre 1867. Anche se la data della lastra è 1865, la stampa del positivo è effettivamente post 1867.

Queste noiose spiegazioni sono puramente dimostrative sulle difficoltà nell'assegnare le date a documenti che nel tempo sono riproducibili dalla stessa matrice.

 

 

 

Curiosità

Francesco Hermet frequenta più studi fotografici, ama farsi ritrarre come richiede il suo ruolo di uomo pubblico, è un'ipotesi.

Ė un cliente abituale dello studio Benque sin dai primi anni della sua apertura a Trieste.

Nel 1867 si fa ritrarre nello studio di Augusto Tominz la cui carriera come fotografo dura un breve periodo, dal 1862 al 1867. Agli inizi il pittore con slancio imprenditoriale punta sulla nuova arte, apre il suo atelier appositamente progettato dall'architetto Giovanni Berlam in Piazza della Borsa 716-10, in pieno centro cittadino.

Nello stesso anno a Venezia Hermet si reca nello studio di Antonio Sorgato una vera celebrità, attivo già da un ventennio nella città lagunare, famoso come il primo ritrattista dagherrotipista. Nonostante la formazione e gli studi artistici nel campo del disegno, dell'incisione e della miniatura, Sorgato preferisce far precedere il suo nome dalla qualifica di fotografo non di pittore.

 

Nel 1876 Hermet affida la sua immagine alla litografia, fedele copia del ritratto fotografico Benque, firmato dal poco conosciuto L.G. Giaschi e stampata dalla Litografia Linassi.

 

Del settembre 1879 è il ritratto di Hermet su carte de visite del fotografo Francesco Merletta attivo a Udine.

Nel 1880 ormai anziano, Hermet si affida allo studio di Giulio Rossi, pittore e fotografo per la riproduzione del suo ritratto a stampa firmato da Gustavo Collamarini (Ancona 1827-Trieste 1894) pittore.

Francesco Hermet e i pittori: Tito Agujari e Augusto Tominz

Accanto al ritratto fotografico il quadro di Tito Agujari proprietà Civico Museo del Risorgimento in L. Ruaro Loseri, Ritratti a Trieste, 1993, p. 53

Non c'è dubbio che il pittore si sia affidato all'immagine fotografica, calligraficamente mettendo in rilievo le ombre del volto, la piega della giacca, il bottone scuro sullo sparato candido. La studiosa non fornisce alcuna datazione per cui proponiamo 1876 o 1882.

Tito Agujari (1834-1908)

Tito Agujari si stabilisce a Trieste fin dagli anni sessanta dell’Ottocento, come riporta un breve articolo pubblicato su Il Diavoletto nel 1861, in cui il giornalista si rallegra che il pittore, “giovane distinto pittore di Venezia”, ha deciso di fissare il proprio studio in questa città.

Da quest’anno e fino almeno agli ultimi anni del XIX secolo, le recensioni che compaiono sulle testate cittadine (L’Indipendente, Il Cittadino, L’Adria, Il Piccolo e altre ancora), non mancano di lodare i dipinti di quest’artista originario di Adria (25 aprile 1834), sempre presente con le sue opere alle Esposizioni di Belle Arti ospitate nel Palazzo della Borsa e presso il Museo Revoltella o nel noto negozio di Giuseppe Schollian in Ponterosso e in Corso. Particolarmente apprezzato per i suoi acquerelli, ma richiesto anche come decoratore d’interni, Agujari predilige la pittura ad olio per gli innumerevoli ritratti di personaggi noti in città (Pasquale Revoltella, Elio Morpurgo, baronessa de Reinelt, barone de Lutteroth), gruppi familiari in interni borghesi, ma anche composizioni di genere o ritratti idealistici. La tematica della diversità etnica, identificabile con il gusto per l’esotismo particolarmente diffuso nella seconda metà dell’800, ritorna molto spesso nella produzione artistica di Agujari, com’è testimoniato appunto nelle puntuali descrizioni encomiastiche dei giornalisti che osservano di volta in volta queste «gentili e soavi figure di fanciulle, varie nel tipo, diverse di nazione, ma che nei mesti volti pensosi lasciano indovinare una identica storia di dolore.» (B., Artisti triestini, in “L’Indipendente”, 18 settembre 1886). Muore a Trieste il 16 febbraio 1908.

 

Susanna Gregorat, Biografia in Museo Revoltella. La donazione Kurländer, mostra e catalogo a cura di Maria Masau Dan, Susanna Gregorat. Trieste; Civico Museo Revoltella, 2005

 

Sebastianutti, Francesco Hermet 1876 o Sebastianutti e Benque, Francesco Hermet post 1882

Augusto Tominz, Ritratto di Francesco Benque, 1876  olio su tela, 82x62 cm.

in Beatrice Malusà, Tra pittura e fotografia in "Sebastianutti e Benque. Storia di uno studio fotografico", p. 85-95

Confronti per la datazione con altre fotografie

Giuseppe Wulz, Augusto Tominz nel suo studio 1876 carte de visite

Giuseppe Wulz, Augusto Tominz nel suo studio 1876 formato stereoscopia

Didascalia in Giuseppe Wulz. La fotografia a Trieste 1868-1918

 

Nello studio di Augusto Tominz

La foto Wulz dello studio presenta il pittore Augusto Tominz seduto tra le sue opere, per cui è ricca di spunti che inducono a varie riflessioni.

Nel simpatico disordine si distinguono i ritratti di Francesco Giuseppe I e di Francesco Hermet del 1876; si riconosce anche il Nano Ostricaro realizzato intorno al 1842 ca. dal padre Giuseppe e conservato presso il Civico Museo Revoltella (Museo Revoltella : la Galleria d'arte moderna : la guida. Trieste : Civico museo Revoltella, 2008, p. 60). Non si riesce ad individuare nei cataloghi dedicati al pittore i ritratti della bimba incorniciata in un ovale che ricorda lo scatto di una fotografia e dell'uomo stempiato elegante, entrambi a destra in basso. Agli storici dell'arte la sfida ...

Per ritornare alla datazione dei ritratti di Francesco Hermet citiamo il testo dell'articolo riportato da Beatrice Malusà, apparso con il titolo Un ritratto in "Il nuovo Tergesteo", n. 118 (23 luglio 1876).

"... il sig. G. Schollian ha esposto nel suo negozio un ritratto dell'onorevole Hermet in pelliccia, pelliccia davvero fatta così bene che sembra strappata ad una martora superba. Questo ritratto è opera del pittore Augusto Tominz, il quale ha prodotto quasi tutte le più distinte personalità del nostro paese. Noto che in questo lavoro egli ci ha speso tutta la sua solita cura... C'é una perfetta somiglianza...". La segnalazione pubblicata sul periodico fornisce una data precisa, quindi è del tutto erronea quella della didascalia nel volume Giuseppe Wulz, inoltre non supportata da fonti è l'affermazione che lo studio del pittore si trovasse all'epoca nel Castello di Miramare.

 

Piccole digressioni.

 

Il negozio di Belle Arti del signor Giuseppe Schollian al Ponterosso era molto conosciuto a Trieste, come si legge negli articoli (periodici "L'Adria", "Il cittadino") che elogiano la sua costante opera di espositore d'opere d'arte. Ma anche su questa figura si apre un interrogativo, gli Schollian conducevano ben due negozi, il primo intestato a Giuseppe al Ponterosso, l'altro a nome Wendelino sin dal 1836 si trovava in Corso e del pari vi si vendevano quadri ed oggetti d'arte. Da un avviso su "L'Adria" del 25 agosto 1889 si apprende che dopo 53 anni "il signor Wendelino Schollian decano dei negozianti in Corso" chiude il suo negozio.

Sono padre e figlio?

 


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