ottici e dagherrotipisti itineranti

Chi sono

 Agli inizi della diffusione della fotografia gli atelier stabili in città sono rari, prevalgono i dagherrotipisti itineranti, che si sottopongono a continui spostamenti per avere un introito. Considerati talvolta imbonitori e ciarlatani lavorano appoggiandosi a case private o stabilendosi in alberghi del centro e, grazie alla capacità di trafficare con la chimica, producono e vendono pure elisir di lunga vita o s'industriano praticando anche altre professioni.

Non sempre godono di buona fama, talvolta lasciano i conti in sospeso presso gli alberghi, se ne occupa anche la legislazione, un es. nel Regno d'Italia un articolo della Legge di pubblica sicurezza in vigore dal 1865 stabilisce che è proibito alle meretrici di abitare presso un dagherrotipista, e si comprende quale vantaggio ne traessero entrambe le professioni. Vedremo come a Trieste la legge austriaca non sarà così rigida, ma siamo nel 1865 e si può parlare ormai di fotografi. Altre volte si appoggiano ai negozi di ottica, così da ottenere visibilità con l'esposizione nelle loro vetrine.

Sono i ritratti che segnano il maggior successo del procedimento. Il dagherrotipo, grazie ad alcuni perfezionamenti dovuti a nuove ottiche per la ripresa e l'uso di sostanze acceleranti che aumentano la sensibilità delle lastre, per l'estrema definizione del dettaglio e per la resa dei particolari, nonostante la contemporanea introduzione del procedimento calotipico (che si basa sul binomio positivo-negativo, stampa positiva diretta o negativo su carta), continua ad affermarsi sino alla metà del secolo.

I loro nomi, in particolare quelli del decennio 1840-1850 citati puntualmente da Italo Zannier, non ci hanno lasciato tracce del loro passaggio pur contribuendo ai continui progressi della fotografia. La mostra organizzata nell'ottobre 2000 dal Circolo fotografico Fincantieri sponsorizzata dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e promossa dall'Assessorato alla cultura del Comune di Trieste su Il Ritratto. Dal Dagherrotipo al digitale presenta solo due dagherrotpi di autori anonimi databili post 1839 e 1850. Il patrimonio presente a Trieste non offre una quantità di esemplari su cui studiare.

Unico modo per conoscerli è leggere gli avvisi pubblicitari.

Interessante è constatare come tra le due categorie di professionisti - ottici e fotografi dagherrotipisti - sin dall'inizio la liaison è importante.

 

Una rapida carrellata cronologica

UN DECENNIO DI PROGRESSI 1840-1850

Articoli da l'Osservatore triestino

Il quotidiano continua a dare rilevanza alle scoperte e alla tecnologia legata alla dagherrotipia.

La dagherrotipomania ben presto prende piede, incuriosisce e probabilmente il periodico si prende cura di un continuo aggiornamento sulle scoperte nel campo della chimica e dell'ottica. Restano sconosciuti gli studiosi che relazionano sui progressi ottenuti e firmano semplicemente con un acronimo W. Z. o  con una lettera V. e P. Se le lettere indicano le iniziali dei nomi deduciamo che siano persone diverse, ma all'epoca i periodici raramente enunciavano la paternità degli articoli.

1840

Le potenzialità della fotografia sono messe in relazione alla scienza medica.

A Vienna presso un congresso di medici e alla presenza dell'arciduca Stefano d'Asburgo Lorena all'epoca alla corte imperiale, di Gustavo Vasa principe ereditario della corona di Svezia, di altri illustri e titolati personaggi, l'ottico Carl Schuh di Berlino compie esperimenti con il microscopio.

Il fisico Andreas von Ettingshausen presenta dimostrazioni con i dagherrotipi che richiedono solo cinque minuti di esposizione. Il professore ha studiato a Vienna filosofia e giurisprudenza, ma insegna nella stessa università matematica e fisica.

Segue infine la dimostrazione di Christian Joseph Berres che nel 1840 inventa un apparecchio realizzato dall'ottico viennese Simon Plössl in grado di riprodurre corpi opachi in forma di "spettro" su superfici bianche.

La collaborazione tra i due sperimentatori fa sperare alla riproduzione su carta degli organi umani ingranditi grazie al microscopio così da rivelare al meglio la loro forma.

 

Estensione della daguerrotipia

in Osservatore triestino n. 442 (2 aprile 1840)

I protagonisti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andreas von Ettingshausen (Heidelberg 1796 - Vienna 1878)

 

 

 

 

 

Da non dimenticare l'apporto dell'ottico viennese Simon Plössl (Vienna 1794-1868) formatosi presso la società Voigtländer. Dal 1823 è autonomo gestore di un proprio laboratorio che ottiene un grande successo con il miglioramento dell'obiettivo del microscopio.

 

 

 

 

 

 

Christian Joseph Berres (Hodonín Repubblica Ceca [in tedesco Göding] 1796 - Vienna 1844) anatomo patologo, dal 1817 al 1830 lavora come insegnante di anatomia alla Scuola di chirurgia di Leopoli [in tedesco Lemberg] qui si distingue durante l'epidemia del 1831. Dal 1831 ottiene la cattedra di anatomia macroscopica inferiore presso l'Università di Vienna, contribuisce alla modernizzazione della sala di dissezione, tiene per la prima volta esercizi pratici di dissezione per gli studenti migliorando la tecnologia della microscopia.


Gli esperimenti illustrati

Berres, Christian Joseph                  Andreas von Ettingshausen con la collaborazione di Carl Schuh Simon Plössl e    

edler von                                            Joseph Berres

Anatomia microscopica corporis   Sezione trasversale di un gambo di clematide, 4 marzo 1840

humani                                                  dagherrotipo

1841

Annus mirabilis.

La ricerca si avvale di continui scambi di informazioni sulle nuove tecniche che  vengono rese note dai periodici e mettono in evidenza le due strade intraprese.

Da una parte si segnalano i nuovi supporti che conservano le immagini.

Il dialogo tra il francese Jean Baptiste Biot e l'inglese William Henry Fox Talbot è continuo. I due scienziati si scambiano le esperienze e le presentano all'Accademia delle scienze di Parigi periodicamente.

Puntuale è la carrellata delle segnalazioni ne L'osservatore triestino in ordine cronologico.

Nel primo articolo del 27 marzo, intitolato Carte impressionabili, si riferisce la relazione tenuta l'1 febbraio 1841 in cui si citano gli esperimenti precedenti al 1835 di Edmond Becquerel, noto fisico che si applica anche allo studio della fotochimica. L'importanza della relazione è che il supporto per l'immagine può essere la carta trattata in modo particolare.

Nel secondo articolo del 26 giugno, intitolato Carta calotipa, si riporta puntualmente quanto descritto da William Henry Fox Talbot in una lettera a Jean Baptiste Biot, lettera letta all'Accademia delle scienze di Parigi il 7 giugno.

Avevamo già incontrato il fisico Biot nel 1839 quando aveva confermato l'importanza della scoperta di Daguerre. A lui si rivolge Talbot descrivendo passo passo la preparazione della carta.

A Vienna e in Germania la riproduzione delle immagini catturate ottiene tali progressi che vengono illustrati in un articolo del 3 aprile. L'aggiornamento è attento alla tecnologia, l'altro aspetto che impegna i ricercatori.

Il professore di matematica, tedesco ungherese d'origine, Joseph Petzal, grazie alla consulenza tecnica di Peter Wilhelm von Voigtländer, costruisce una nuova camera ottica capace di produrre ritratti grazie alla sua lente con la lunghezza focale di 160 mm.

Franz Kratochwila, impiegato viennese dilettante, pubblica sul periodico Wiener Zeitung il 29 gennaio 1841 una sua scoperta. Descrive puntualmente il processo che accelera il fissaggio delle immagini sulla lastra grazie alla combinazione dei vapori di clorina, un composto chimico organico fotosensibile, con i vapori del bromo.

I fratelli Joseph e Johann Natterer viennesi a marzo dichiarano di aver ottenuto dei ritratti con la camera Voigtländer su lastre preparate con il metodo Kratochwila che porta la sensibilità a soli 5 minuti.

A Vienna nella seconda metà dell'anno viene aperto il primo studio fotografico professionale da parte di Karl Schuch proveniente da Berlino. L'articolo nomina pure il non ben identificato viennese Martin, che si dimostra altrettanto abile.

La nota interessante è la comparsa del termine fotografie da parte dell'articolista nel descrivere la loro opera, termine che sostituisce le cosiddette eliografie.

 

Carte impressionabili di V.

in Osservatore triestino n. 595 del 27 marzo

                           

 

         Jean Baptiste Biot (Parigi 1774-1872)

         Fisico e matematico francese.                 

                                            

       Edmond Becquerel (1820-1891) fisico francese

       Si occupa di magnetismo, elettricità e in particolare degli effetti

       fotochimici.

Carta calotipa di P.

in Osservatore triestino n. 634 del 26 giugno

La dagherrotipia a Vienna di W.P.

in Osservatore triestino n. 598 del 3 aprile

 

 

Jozef Maximilián Petzval (1807-1891)

Nasce a Spisska Bela Slovacchia allora Regno di Ungheria. Studia a Buda all'Institutum Geometricum. Matematico, fisico, inventore dirige a Buda l'Istituto di Geometria Pratica e Architettura Idrologica tra il 1841 e il 1848. Poi copre la cattedra di matematica all'università di Vienna.

 

 

 

Peter Wilhelm Friedrich von Voigtländer (1812-1878)

Imprenditore, ottico viennese.

Fu il primo a costruire per conto di Petzval un obiettivo per ritratti che riduce i tempi di esposizione in quanto è 16 volte più veloce dell'obiettivo utilizzato nelle prime fotocamere dagherrotipiche.

Wilhelm von Voigtländer ritratto all'età di 30 anni, 1843

dagherrotipo di Johann Baptist Insering

1842-1843

Nell'ottobre 1842 sono presenti a Trieste, ma lo saranno anche nel 1843 per alcune settimane di ottobre e novembre, gli ottici viennesi Waldstein  e Gross (1) in casa Costantini in Corso 593 e in casa Vivante presso la Borsa nella contrada del Canal Piccolo n. 729 al primo piano, che vantano un'apparecchiatura di grande precisione per la misurazione della vista - l'ottometro – e vendono ottimi cannocchiali, microscopi e lorgnette [occhialini con uno o due lenti con manico].

L'anno dopo, nel febbraio 1843, si spostano a Venezia dove si presentano nell'avviso come Istituto ottico di B. Waldstein e Carlo Gross, distinti ottici tedeschi che hanno fondato rispettivamente famosi istituti il primo a Monaco e il secondo a Vienna, per fondare uno altrettanto importante nella città lagunare e precisamente in piazza san Marco al n. 64.

La coppia non si occupa di dagherrotipia, ma si accompagnano all'eliografo viennese Johann Bosch per far conoscere la "più interessante scoperta del secolo".

Nell'avviso pubblicitario sull'Osservatore triestino del 1842 i sunnominati ottici annunciano la prossima presenza dell'eliografo di Vienna Johann Bosch che “farà conoscere in tutto il suo significato la più interessante scoperta del secolo attuale La Daguerreotipia”, infatti l'avviso datato 8 dicembre conferma l'arrivo dell'eliografo in contrada Baudariù (via Valdirivo) n. 954 al primo piano e raccomanda i suoi “ritratti di daguerrotipia a modici prezzi” (2).

Johann Bosch, un rappresentante della cosiddetta scuola di dagherrotipia di Vienna, arriva a Trieste da Lubiana dopo un soggiorno a Zagabria, dove è presente da marzo del 1842. Come in altre parti d'Europa, il periodico Ilirske narodne novine [Giornale nazionale illirico] il 23 gennaio 1841 nella rubrica "Različite věsti" [Notizie diverse] porta l'attenzione sui dagherrotipi, più precisamente sui progressi tecnologici della loro produzione, che accorciano i tempi di esposizione nella fotocamera da pochi minuti a pochi secondi, il che favorisce il fiorire della fotografia di ritratto. E dopo un anno in un articolo in tedesco intitolato Daguerreotypie in Agram [nome tedesco per Zagabria] sul quotidiano "Croatia" (Zagabria, 25 marzo 1842) si spiega l'utilizzo dei cosiddetti “acceleratori” nella preparazione dei dagherrotipi. L'autore riporta le parole del dagherrotipista Johann Bosch che sottolinea il vantaggio dell'utilizzo dei vapori di cloro e bromo nella produzione di dagherrotipi. L'uso del cloruro di iodio “richiede 2 minuti e mezzo per un disegno pienamente riconoscibile nelle sue figure ”, mentre il metodo iodio bromuro richiede “solo pochi secondi” e “permette di realizzare immagini di successo secondo il suddetto metodo anche per la tonalità dei colore più diversificata, rispetto ai fototipi che presentano una certa monotonia nel colore e nel tono " (3).

Si deduce che Bosch usa una fotocamera Voightländer con obiettivo Petzval e applica i migliorati processi secondo la scoperta di Franz Kratochwile (una combinazione di cloro e di vapori di bromo) e dei fratelli Natterer (una combinazione di iodio, bromo e cloro), che ottengono la durata dell'esposizione del pannello nella fotocamera ridotta prima a pochi secondi e poi a meno di un secondo.

Oltre ai ritratti, produce vedute di Zagabria dalla Sava e vari angoli della città e luoghi destinati a servire da modelli per litografie.

Sullo stesso periodico "Croatia" il primo aprile 1842 si avverte che "Mr. Bosch rimane ancora a Zagabria pochissimo tempo" e grazie a questi avvisi pubblicitari si evince che il suo soggiorno nella capitale croata dura tre mesi (4).

Non si sa esattamente quando Bosch sia arrivato a Zagabria e quando ne sia partito, ma è certo che all'inizio di luglio 1842 era da tempo a Lubiana, da dove proseguirà il viaggio per Trieste alla fine dell'anno (5). Secondo Italo Zannier Bosch si ferma a Trieste sino al 1844, intervallandolo con un soggiorno a Graz, quindi ritorna a Graz  dove è presente sia nel 1853 sia nel 1856, ma non ne troviamo conferma sui periodici, poi non sappiamo più nulla sulla sua attività (6).

Note

1. A nome di Jacob Waldstein (1810-1876) con studio a Vienna in 8. Michaelerplatz 5,  compaiono nel catalogo Österreichische Nationalbibliothek tre monografie riguardanti gli occhiali vedi <https://onb.digital/search/30924>. Resta da verificare se si tratta del nostro stesso ottico.

2. Osservatore triestino, n. 841 (27 ottobre 1842), n. 859, 860 (8, 10 dicembre 1842), n. 51, 52 (27, 29 settembre 1843), n. 53, 58 (1, 13 ottobre 1843)

3. Daguerreotypie in Agram, in “Croatia” (Zagreb, 25. ožujka 1842., s. p)

 4. Fatto evidenziato nel 1922 da Josip Matasović nella sua opera Nekoliko daguerreotypija Diversi dagherrotipi, in “Narodna starina” n. 2, br. 3 (1922),  p. 327-328

5. Kunstnachricht, in “Carniolia” (Ljubljana, 1. srpnja luglio 1842), p. 7

6. Italo Zannier, Giuseppe Wulz. La fotografia a Trieste, p. 79-80, note 31-32 p.129.

Gli unici Avvisi che attestano la presenza di Bosch a Trieste compaiono su l'Osservatore triestino n. 859, 860 (8, 10 dicembre 1842)

 

Waldstein e Gross

Avviso del 15 ottobre 1842 pubblicato su Il Giornale del Lloyd Austriaco n. 83

Avviso del 4 febbraio 1843 pubblicato a Venezia su Il Vaglio. Giornale di scienze lettere arti n. 5

Avviso del 27 settembre 1843 su l'Osservatore triestino n. 51

 

 

Avviso del  13 ottobre 1843 su l'Osservatore triestino n. 58

 

 

Foglio volante pubblicitario di apertura dell'attività commerciale di vendita di occhiali e strumenti ottici a Firenze.

Privo di data, è la dimostrazione dell'inarrestabile attività dei due soci che annunciano saranno presenti ogni inverno nella città toscana, garantendo la produzione dei propri prodotti provenienti da Monaco.

Johann Bosch

 

Avviso del 7 e 8 dicembre 1842 su l'Osservatore triestino n. 859, 860 (8, 10 dicembre 1842)

1844-1845

 

In questo biennio la presenza alternata dei dagherrotipisti diventa quasi frenetica.

Si hanno notizie di Johann Fleischer dal 1841 al 1855, anno della morte. E' attivo a Vienna dal 1841 molto probabilmente come eliografo dal momento che nel 1843 lavora nell'ambito della fotografia.

Nel febbraio 1844 è a Trieste (il suo nome è erroneamente stampato Hiescher), alloggiato all'albergo Metternich il più prestigios della città [dopo il 1848 rinominato Hotel Nazionale e poco dopo Hotel de la ville] al n. 69 che si presume sia il numero della stanza o suite. Presenta i Daguerreotipes en coleurs diffusi a Vienna già da un anno, dagherrotipi colorati a mano, e offre la propria disponibilità ad insegnarne la tecnica.

Si ripresenterà nello stesso albergo qualche mese dopo, a maggio, proveniente da Roma con un socio, da cui il logo Fleischer e Pichler (1). I ritratti colorati  li mette in diretta concorrenza con i lavori dei miniaturisti, sia per il risultato sia per i prezzi.

Ma confrontiamo la cronologia. Il mese di marzo non rimane scoperto, arriva una nuova presenza in città.

A marzo si pubblicano a nome di Sigismondo Schlesinger le informazioni sugli apparati dagherrotipi costruiti dall'ottico meccanico Franz X. Waibl di Vienna, e si elencano quattro tipi diversi per formato, ma tutti “con vetri perfettissimi” così da ottenere un “disegno netto e marcato” (2). Negli avvisi non è segnalato a chi ci si dovesse rivolgere per gli eventuali acquisti.

Sigismondo Hirschsohn & Comp. (il socio non è identificato) ottici viennesi sono in casa Costantini in Corso 593 e casa Vivante di fronte alla Borsa, nello stesso studio che aveva accolto la coppia Waldstein e Gross nel 1843, e vendono strumenti ottici vantando la bontà delle lenti di occhiali ed occhialetti (3).

Dichiarano comunque d'essere presenti anche a Vienna e precisamente nel quarto distretto Wieden contrada dell'Aquila.

Si tratta di un semplice cambio della guardia tra professionisti viennesi in cerca di un nuovo mercato.

I due ritornano in tournée a Trieste per una quindicina di giorni a novembre nel 1845.

Vantano i propri occhiali come pure pubblicizzano i propri ritratti al dagherrotipo anche colorati. Per coloro che volessero da amatori intraprendere il nuovo metodo vendono gli "apparati con tutti i relativi ingredienti".

Questa volta sono in Corso 702 presso il confettiere Wünsch che è solito cogliere le occasioni per attirare clientela nel suo negozio.

A ottobre arriva un'altra coppia di dagherrotipisti J. Darier e F. Abresch, di origine francese il primo, tedesca il secondo, che aprono uno studio in Casa Tositti in Contrada nuova (oggi via Mazzini) al n. 741 al 2. piano, e invitano coloro che “amassero farsi fare il ritratto” a presentarsi dalle 9 alle 4 del pomeriggio (4).

 

Altre novità spettacolari si contendono il pubblico nell'estate del 1845.

Un esempio è l'esposizione di vedute di Belle Arti che Romualdo Gallici di Udine allestisce a giugno  presso il Ponterosso in un "Casotto" gabinetto, adattato a tale scopo.

Viene dalla Germania tiene a specificare, come se tale dichiarazione fosse una garanzia di alta professionalità (5). Gallici sollecita le visite in agosto, quando l'esposizione è prossima alla chiusura, vantando che l'elenco delle vedute si è arricchito di un'importante città americana (6). Preannuncia inoltre che è in attesa di un trasferimento importante. Infatti si sposta in Italia, a dicembre del  1846 è a Firenze autorizzato ad allestire uno spettacolo di statue di cera. Come al solito pubblicizza le vedute delle capitali d'Europa e d'America. La novità dell'Esposizione non sta nelle figure in cera che la completano, quanto nelle spiegazioni, negli Avvisi che illustrano le immagini (7).

Ad agosto del 1845, un certo Eugenio Poiteven, allievo del chimico Louis Jacques Thénard, armato di angioscopio (strumento per misurare i vasi capillari) riesce a mostrare immagini ingrandite tre milioni di volte e grazie al Poliorama (insieme vario di immagini) illustra belle vedute (8).

Per quanto riguarda i neologismi dell'avviso ci affidiamo a un passo della monografia che illustra le attività culturali a Modena in data 30 novembre 1844. Le vedute sono diventate un'altra attrattiva, che cattura l'attenzione del pubblico e la loro illustrazione diventa un nuovo genere di spettacolo. Nella cronaca della città si legge:

 

"Alla Compagnia diretta da Corrado Vergnano [si tratta di una compagnia drammatica] si unì pure il signor Poitevin, il quale diede uno spettacolo ottico-meccanico di nuovo genere. Il Poitevin espose il suo Angioscopio a gaz ossi-idrogeno inventato da Drumont che ingrandiva gli oggetti tre milioni di volte. Furono sottoposti all’osservazione degli spettatori mediante il detto istrumento diversi insetti, ed alcune particelle di piante e di animali per ammirarvi la circolazione del succo e del sangue. Il Poliorama invenzione di Horace Vernet che con una semplice modificazione di luce metteva in vista con sorprendente effetto alcune belle vedute fu pure fu pure esposto dal Poitevin con sommo aggradimento del pubblico che ammirò lo spettacolo nuovissimo."

In: Cronistoria dei Teatri di Modena dal 1539 al 1871 del maestro Alessandro Gandini, p. 323 <https://archive.org/stream/bub_gb_iqr1b1gJzs0C/bub_gb_iqr1b1gJzs0C_djvu.txt>

 

 Note

1. Osservatore triestino, n. 15 (4 febbraio1844) nell'avviso il nome è sbagliato Giovanni Heischer; gli avvisi con il nome della coppia si ripetono per tutto il mese di maggio n. 59 (17 maggio 1844), n. 60 (19 maggio 1844), n. 61 (22 maggio 1844)

2. Osservatore triestino, n. 28 (6 marzo 1844), n. 29 (8 marzo 1844)

3. Osservatore triestino, n. 50 (24 aprile 1844), n. 54, 55 (5, 8 maggio 1844); l'avviso si ripete sui n.132 e 135 (2, 9 novembre 1845)

4. Osservatore triestino, n. 122 (11 ottobre 1844)

5. Osservatore triestino, n. 72, 74 (15, 20 giugno 1845), n. 83 (11 luglio 1845)

6. Osservatore triestino, n. 104 (29 agosto 1846)

7. Gazzetta di Firenze, n. 156 (29 dicembre 1846)

8. Osservatore triestino, n. 104 (29 agosto 1845)

Johann Fleischer e Fleischer Pichler

 

 

 

 

 

Avviso del 4 febbraio 1844 su L'Osservatore triestino n. 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avviso del 17 maggio 1844 su L'Osservatore triestino

n. 59

Sigmund Schlesinger

Avviso del 6 marzo 1844 su L'Osservatore triestino n. 28.

Sigmund Hirschsohn & Comp.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avviso del 24 aprile 1844 su l'Osservatore triestino n. 49

 

 

 

 

 

Avviso del 2 novembre 1845 su l'Osservatore triestino

n. 132 e ripetuto il 9 novembre 1845 su l'Osservatore triestino n. 135

J. Darier e F. Abresch

Avviso dell'11 ottobre 1844 su l'Osservatore triestino n. 122

 

 

 

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avvisi del 15, 20 giugno 1845 su L'osservatore triestino n. 72, 74 e del'11 luglio n. 83

 

 

 

 

 

 

     

 

   

 

 

 

 

 

Notizia del 29 agosto 1846 su L'Osservatore triestino n. 104

  

 

 

 

 

 

 

 

Avviso del 29 dicembre 1846 sulla Gazzetta di Firenze n. 156

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avviso del 29 agosto 1845 su l'Osservatore triestino n. 104

1846-1847

I ritratti sono la maggiore attrattiva che offrono i dagherrotipisti e presto, grazie alle classi medie, si arrivò al boom del genere.

I dipinti ad olio erano costosi e le alternative più economiche e rapide poco eleganti, tra queste elenchiamo  le imitazioni delle miniature, le figure ritagliate, le silhouette e le fisionotracce o skiogrammi proiezioni del profilo del modello riempito di colore nero (dal greco skia, ombra) popolari quest'ultime dal 1750 al 1850.

Il momento era giunto per far trionfare la tecnologia e la scienza.

La fotografia che trasmette la rassomiglianza molto più di uno schizzo o di una silhouette oscura tutte le precedenti soluzioni, ma gli inizi sono ancora incerti.

I problemi da risolvere riguardano i tempi di esposizione che costringono a pose di 10 minuti  con il risultato di immagini sfocate.

Lo stesso Francois Arago direttore dell'Osservatorio di Parigi non era convinto che i dagherrotipi fossero adatti per i ritratti.

Ciononostante si aprono studi di dagherrotipia così da richiamare famiglie, gruppi, donne e bambini a farsi ritrarre. Se lo studio è dotato di uno spazio all'aperto in piena luce solare, il fotografo lo preferisce, ma le convenzioni vogliono che i ritratti si eseguano all'interno, in ambientazioni che nel tempo diventeranno vere scenografie.

Si progettano congegni nascosti adatti a mantenere fermi la testa e il corpo delle persone e si danno istruzioni sul come esprimere un'espressione di "assoluta indifferenza". I bambini piccoli vengono tenuti stretti per impedire i movimenti e nei primi tempi si osava anestetizzarli con l'etere. Il sorriso è bandito nè avrebbe potuto essere mantenuto naturale per più di qualche secondo senza storcere la bocca.

Ben presto il pubblico incomincia ad amare la chiarezza e la somiglianza perfetta che la fotografia rende, non pretendendo di catturare l'anima come faceva la pittura, con grande disperazione dei pittori ritrattisti.

Lo scrittore Edgar Allan Poe interpreta l'entusiasmo generale e proclama "Il dagherrotipo è infinitamente più preciso di ... qualsiasi dipinto eseguito da mani umane" in un articolo apparso nel gennaio 1840 sul settimanale di Filadelfia Alexander’s Weekly Messenger.

Prolificano i dibattiti sui periodici, alcuni ironici e dissacranti rispetto agli atteggiamenti dei singoli.

In proposito sul quindicinale Il caleidoscopio del 15 maggio 1846, curato da Tito Delaberrenga, pseudonimo di Adalberto Thiergen, compare l'articolo Il dagherrotipo e le signore.

Il giornalista si limita a una breve presentazione dell'invenzione di Daguerre che mette in luce la realtà com'è, bella o brutta, e senza esporsi troppo, si diverte a trascrivere la lettera di alcune dame parigine che non sono d'accordo sulla presentazione, grazie alla dagherrotipia, della "bellezza naturale" così da rappresentarla "nella sua nudità senza alcun ornamento". Temono addirittura tutte le conseguenze che deriveranno dalla sua pratica e che faranno del male "ai pittori, agli amanti e tout le monde!" (1)

La risposta di Daguerre non tarda.

Ribadisce con orgoglio il suo rispetto della bellezza così come appare priva di ritocchi, difetti. "Il vero, il vero ... è l'unico antidoto contro la ciarlataneria."

Il nostro articolista si dichiara d'accordo con le affermazioni di Daguerre e con ironia insinua che non disputa "sulla gentilezza e coltura" delle dame di Parigi, ma pone in dubbio la loro "bellezza e gioventù".

 

A conferma della pendolarità di questi professionisti e della situazione fluida - coppie che si uniscono e si sciolgono - legata a spostamenti casuali o voluti, ritroviamo Darier da solo a Trieste nel luglio del 1846 per tutto il mese. Ricordiamo che era già stato a Trieste in ottobre del 1844 con il socio Abresch (2).

Non sta vivendo un momento felice, avverte il pubblico che vuole vendere le proprie attrezzature per la dagherrotipia e che è disposto a istruire il probabile compratore dietro un modesto compenso. Ha lo studio nel cuore cittadino, nella via del Canal Grande n. 1059 al primo piano (3).

 

Note

1. Il caleidoscopio, a. 5, n. 11 (15 maggio 1846)

2. Osservatore triestino, n. 122 (11 ottobre 1844) J. Darier, dagherrotipista francese attivo a Vienna nel 1843.

Nel 1846 all'inizio di luglio è a Trieste dove lavora da solo in Osservatore triestino, n. 79, 80, 81 (3, 5, 8 luglio 1846); in catalogo in linea Albertina Museum Biobibliografie zur Fotografie in Österreich; in La fotografia a Trieste nell'800 : mostra retrospettiva del ritratto, Trieste : Tipografia litografia Moderna, 1968, p. 9;

Fabio Zubini, Borgo teresiano. Trieste : Edizioni Italo Svevo, 2004, p. 513

 "Abresch, dagherrotipista probabilmente tedesco, forse dell'area di Dresda attivo nel 1845" in Gruppo Ricerca Immagine. Tavola di identificazione e classificazione punzoni per dagherrotipia in  <http://www.gri.it/daguereotype-hallmarks-punzoni.html> ultima consultazione 2014.02.22

3. Osservatore triestino, n. 79, 80, 81 ( 3, 5, 8 luglio 1846)

Articolo Il Dagherrotipo e le signore del 15 marzo 1846 su Il caleidoscopio n. 11, p. 98-99

J. Darier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunzio del 2, 3, 5 luglio 1846 sull'Osservatore triestino n. 79, 80, 81

Gli outsider del 1846

 

Il primo del gruppo.

Una presentazione dettagliata va dedicata a una straordinaria personalità che, come altri professionisti si forma in Germania, ma poi percorre il nord Italia per giungere a Trieste nel marzo 1846.

A lui è dedicata l'accurata monografia del 2019 di Roberto Caccialanza, Ferdinand Brosy e la sua famiglia: vita e attività dei dagherrotipisti itineranti che ricostruisce passo passo la sua vita spericolata con grande attenzione per capire il clima e l'ambiente che circonda queste singolari figure dedicate alla fotografia.

L'ambulante Ferdinand Brosy (1802-post 1870) nato a Düren in Renania [I. Zannier lo dichiara nato a Aquisgrana, interpretando in questo modo una sua dichiarazione di provenienza], "professore in fotografia", è un personaggio veramente intraprendente dalla vita tutta da scoprire. Negli anni 1837-1838 è a Torino e si professa "coramaio" premiato dalla R. Camera di Agricoltura e Commercio per le sue "striscie in cuoio" o coramelle per affilare i rasoi e si arrabatta a vendere anche "rasoi inglesi dei più perfetti" e aghi da cucire. Ha già 36 anni, si presume abbia attraversato l'Europa con la sua famiglia, ma cerca ancora una propria collocazione. Per farsi conoscere si affida agli avvisi pubblicitari sui periodici locali (1).

Passati pochi anni compare sulla scena come dagherrotipista abile al punto da avere un giovanissimo aiutante, Giambattista Unterveger, grazie al quale avremo qualche notizia su di lui.

Il trentino Giambattista Unterverger, suo allievo e ritoccatore dal 1854, poi primo fotografo stabile del Trentino allora austriaco, testimonia un resoconto della “vita randagia” condotta dal maestro, e da altri dagherrotipisti ambulanti [In: Il contesto trentino]. Così lo descrive infatti nel suo diario era un uomo "basso di statura, pochi e bianchi capelli, raggrinzita la fronte tanto che mostrava 80 anni anziché 48" a causa "dallo aver egli lavorato per ben 10 anni al daguerrotipo, col qual procedimento occorrevano i vapori di mercurio, che l'avevano tanto invecchiato" (2).

Per dieci anni ormai affermato dagherrotipista passa di città in città nel nord Italia (Udine, Trento, Bressanone, Feltre, Verona, Ferrara).

Ma prima fa una sosta a Bolzano come apprendiamo dai suoi avvisi pubblicitari nel marzo e settembre 1846.

Sul settimanale Bozner Wochenblatt del 13 marzo 1846 compare l'avviso: "Ritratti dagherrotipi

Il sottoscritto si fermerà qui alcuni giorni e si propone per eseguire ogni tipo delle seguenti riproduzioni: Persone singole o in gruppi familiari, immagini di edifici, panorami, dipinti ad olio o incisioni etc.

Per una riproduzione di questi soggetti bastano pochi secondi, e ciò con ogni genere di tempo, (anche) senza sole, in ambienti chiusi, cosa altrimenti impossibile, e ciò con piena garanzia. Non si pagano i ritratti non riusciti. Il prezzo di un ritratto di questo tipo varia a seconda della grandezza e del numero delle persone da 2, a 3, 4, fino a 5 fiorini. Il sottoscritto tiene anche delle lezioni per l'apprendimento di questa materia ed è disponibile alla vendita del materiale necessario. i signori che lo desiderano, possono essere raggiunti anche nelle loro case. Ordinazioni ed effettuazioni di ritratti hanno luogo all'Hotel Alle due chiavi d'oro.

Ferdinand Brosy  da Aachen in Prussia".

A settembre dello stesso anno, non si sa, se nel frattempo, si sia allontanato dalla città, inserisce un analogo annuncio.

La sosta che a noi interessa avviene nel marzo 1846 quando è a Trieste con la famiglia, la moglie Elisa Link e i figli.

A Trieste dapprima alloggia in casa del dottor Frizzi in contrada San Nicolò n. 725. Nel luglio 1846 forse è a Venezia o forse lo è la moglie con il figlio per approfittare della stagione propizia. A ottobre ripropone i suoi avvisi e a dicembre si sposta quindi nel prestigioso Albergo Principe Metternich [poi Hotel de la Ville] e promette "ritratti al daguerreotipo per 2 fiorini soltanto" e offre lezioni a chi volesse acquisire apparecchi e il corredo necessario alla loro produzione. È disposto a recarsi nelle abitazioni dei committenti se vengono richiesti almeno 3 dagherrotipi."

Non abbiamo suoi dagherrotipi da segnalare a Trieste. Dell'anno 1846 pregevole esempio è quello conservato nella collezione di Andrea Mandarino presso la Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.

Ritratto di Eugenia Palla...  di anni 19 e mezzo ripreso il 14 ottobre 1846.

Brosy si fermerà a Trieste sino a maggio 1847, altre fonti lo segnalano a Udine dove pratica la tecnica del collodio umido (3). A sorpresa capiamo che praticare la dagherrotipia non è il solo modo per guadagnare... vende pure una "composizione per pulire e dare il più bel lucido".

La ripetuta pubblicità del nostro professionista, quotidiana sino al termine della sua presenza in città, dà i suoi frutti (4).

Quando Brosy se ne va da Trieste lascia il passo ad un altro studio fotografico, gestito dai signori Gerothwohl e Tanner che gli ruberanno la scena. Tempismo sconcertante!

Nel 1852 Brosy è ancora vicino a Trieste nel mese di novembre è a Udine. Offre i suoi ritratti al daguerreotipo a solo 6 lire austriache, lavora in pieno centro in Piazza Contarena n. 446 sopra il Caffè dei Svizzeri al 2. piano. Vende anche le apparecchiature e tutto il materiale necessario a prezzi moderati (4).

Quattro anni dopo il suo inquieto girovagare lo porta a Ferrara, "lapprezzato artista tedesco Ferdinando Brosy nel 1856 aveva lo studio al terzo piano dell’albergo Stella d’Oro in piazza della Pace" (ora corso Martiri della Libertà angolo via Cairoli) e assicurava ritratti che "sorpassano in somiglianza, precisione e finezza tutti quei metodi che sono finora conosciuti" cosi probabilmente si annunciava nell'avviso pubblicitario del 24 febbraio 1856 su La Gazzetta di Ferrara.

 

Note

1. Italo Zannier, Giuseppe Wulz e la fotografia a Trieste nell'800 in "Giuseppe Wulz la fotografia a Trieste 1868-1918", p. 73-74

2. Beatrice Rossetto, Fotografi di atelier in Alpe-Adria fin de siécle in “ Foto storica” n. 21/22 dicembre 2002, p. 24

3. Osservatore triestino, n. 114-116 (23, 25, 27 settembre 1846), n. 124 (16 ottobre 1846), n. 152-153 (20, 23 dicembre 1846), n. 156 (30 dicembre 1846);

 n. 3, 5, 6, 7, 8, 10 (6, 10, 13, 15, 17, 22 gennaio 1847), n. 21, 22, 23, 24 (17, 19, 21, 24 febbraio 1847), n. 28, 29, 31, 33, 34,, 35, 36. 37, 38 (5, 7, 12, 17, 19, 21, 24, 26, 28 marzo 1847), n. 4, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 51 (2, 4, 7, 9, 11, 14, 16, 18, 21, 28 aprile 1847), n. 53, 54, 55, 59 (2, 5, 7. 16 maggio 1847). Fabio Zubini, Borgo teresiano. Trieste : Edizioni Italo Svevo, 2004, p. 513

4. L'alchimista friulano, a. 3, n. 46, 48 (14, 28 novembre 1852)

 

Ferdinando Brosy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Strisce di cuoio

L'inserzione appare sulla Gazzetta privilegiata di Bologna, 163. della serie, anno 1839

 

 

 

 

              Daguerreotyp-Portraits. Ritratti dagherrotipi

                                  Lichtbilder. Fotografie

 

Realizzare immagini secondo questa invenzione è una delle più belle opere d'arte disseminate nella natura, e attualmente al più alto livello di lavoro perfetto, arte dignitosa.

Il sottoscritto si fermerà qui per un po' e si offre per realizzare ritratti di ogni genere individui e gruppi familiari, vedute di edifici, paesaggi, dipinti ad olio e incisioni su rame, etc. Solo poco tempo è sufficiente, e ciò in qualsiasi tempo senza sole, in ambienti chiusi, cosa altrimenti impossibile, e ciò con piena garanzia.

Per i ritratti non riusciti il pagamento viene posticipato.

Il prezzo di un ritratto si basa sulle dimensioni o sul numero di persone da 2, 3, 4 sino a 5 fiorini.
Il sottoscritto tiene anche delle lezioni per l'apprendimento di questa materia ed è disponibile alla vendita del materiale necessario.

Visita anche i signori che lo desiderano nei loro appartamenti.

Ordini e ritratti sono accettati nella Locanda Al Chiaro di luna.

 

Ferdinandf Brosy

da Aachen  Prussia

 

Avviso in Bozner Wochenblatt, n. 39 (26 settembre 1845)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avvisi Ritratti al daguerreotipo

in Osservatore triestino del 23, 25 settembre 1846 n. 114, 115

 

                                                                              

 

 

La conferma della sua presenza a Trieste a ottobre è data dall'Avviso su l'Osservatore triestino n. 124 del 16 ottobre 1846.

 

 

 

 

A dicembre del 1846 ha spostato lo studio e abita nel noto albergo Principe di Metternich al terzo piano n. 85. Garantisce ritratti a un modico prezzo e a sua volta, come altri dagherrotipisti, impartisce lezioni e fornisce l'attrezzatura adeguata.

Avvisi su l'Osservatore triestino n. 152, 156 del 20 e 30 dicembre 1846

 

 

 

 

 

 

 

 

Hotel Metternich in un quadro di Tomaso Viola del 1845.

 

 

 

Hotel Metternich in una fotografia dello stesso anno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'attuale Hotel de la Ville

 

 

Ferdinando Brosy

Ritratto d'uomo 1846

dagherrotipo

 

in L'Italia d'argento, p. 103

 

Avviso su l'Osservatore triestino  n. 3  del 6 gennaio 1847.

Quest'ultimo ripetuto sino il 18 aprile con poche varianti non riporta il suo nome... pudore o presunzione...

Ormai è conosciuto in città, segnala semplicemente la sua presenza o per qualche motivo non può far comparire il suo nome per un'eventuale pendenza giudiziaria...

 

Sullo stesso numero 3 del 6 gennaio 1847 sull'Osservatore  compare a suo nome l'annuncio del prodotto lucidante il legno, marmo, pelli mentre l'avviso dello studio per ritratti al daguerreotipo rimane anonimo.

Avviso bilingue su l'Osservatore triestino n. 29 del 7 marzo 1847 anonimo

 

Avviso su l'Osservatore triestino n. 53 del 2 maggio 1847

 Ricompare il nome del fotografo che vanta la capacità di eseguire ritratti "rassimigliantissimi",  la loro durata "inalterabili per anni e secoli", lo sfondo bianco e dorato.

 

 

 

 

 

 

 

 

Avvisi compaiono su L'Alchimista friulano, a. 3, n. 46 e 48 (14, 28 novembre 1852)

Il dagherrotipista Lewys o G.B. Levi

 L'inserzione appare sul settimanale Il caleidoscopio del 24 maggio 1846 (a. 5, n. 17-18).

Nei pochi anni di vita del periodico, uscirà dal 1842 al 1846, non compaiono notizie sui fotografi presenti in città, questo è l'unico avviso redatto da un 'autore che mantiene l'anonimato e si firma con le sole iniziali A. C. Inoltre consiglia i lettori di non recarsi in piazza Gadolla [oggi piazza della Repubblica] come erano soliti, ma dirimpetto al Teatro Mauroner, quindi in Corsia Stadion [oggi via Battisti] al n. 1154 al primo piano.

Consiglia anche di affrettarsi per il ritratto in quanto la presenza del dagherrotipista in città durerà pochi giorni.

Resta da scoprire chi avesse uno studio in Piazza Gadolla, ma anche chi si fregiasse del nome Lewys.

Il nostro dagherrotipista itinerante sarà presente a Trieste per otto settimane da maggio a giugno del 1846, poi nel 1851 è segnalato a Verona (In L'Italia d'argento p. 201) e a Ferrara. Precisamente nel luglio 1851 in piazza Municipale a Ferrara, tutti i giorni, qualunque sia il tempo, nella casa del sarto Barritoni o Berettoni, nel suo studio provvisorio tale Lewis offriva la scelta tra un ritratto a dagherrotipo o un più economico ritratto su lamina e carta eseguito entro la stanza e senza il sole in 8-10 secondi, la notizia compare su La Gazzetta di Ferrara del 17 luglio 1851.

 

G.V. Levi

Ritratto di Davide Cusin 1843 ca.

ottavo di lastra

 in L'Italia d'argento p. 107

 

Sull'unico dagherrotipo firmato dal nostro Lewys compare il nome di G.V. Levi.

L'uomo ritratto è Davide Cusin (1816-1894).

Grazie alle ricerche di Annalisa Di Fant responsabile degli Archivi della Comunità ebraica nulla è emerso sulla figura del dagherrotipista, l'elegante uomo ritratto è Davide Cusin morto a Trieste il 13.10.1894 a 78 anni. Forse proveniente da Venezia o altrove, comunque non è nato a Trieste.

Gerothwohl & Thanner una lunga carriera

Di Sigmund o talvolta Joseph Gerothwohl (1808-1902) pittore e fotografo proveniente da Francoforte sul Meno si hanno notizie catturate da avvisi pubblicitari e articoli su periodici, è attivo dal 1843 al 1855, continue le sue peregrinazioni. Gli è compagno d'avventura o meglio di sodalizio Johann Jacob Tanner o Thanner, anch'egli pittore e interessato alla fotografia. Lavorano assieme a Vienna sino al 1846 quando lasciano il proprio studio in mano a Georg Koberwein (1820-1876) a sua volta pittore e fotografo viennese e si mettono in viaggio.

La novità che portano nelle città è la calotipia o talbotipia, un processo che permette lo sviluppo di immagini da negativo a positivo su carta.

Sul loro primo incontro che darà vita ad una società, interessante e divertente allo stesso tempo è l'articolo pubblicato su The Australasian Photographic Review, v.9, n.11 (22 novembre 1902), a sua volta tratto dal British Journal of Photography.

Gerothwohl si dichiara pittore ritrattista a Francoforte sul Meno nel 1840 quando incontra Tanner grazie al sindaco della città che gli mostra una fotografia su carta. Il pittore che si dilettava di dagherrotipia rimane alquanto sorpreso nel vederla e vuole conoscere chi l'ha prodotta. L'incontro con Tanner che si dichiara professore inglese gli fa scoprire che l'uomo ha già venduto il brevetto della nuova tecnica fotografica a un francese ed è pertanto conosciuta solo in Francia.

Non riuscendo a mettersi d'accordo sul prezzo del brevetto, alla fine concordano di lavorare insieme. Dapprima aprono uno studio a Francoforte, in seguito si trasferiscono a Vienna e aprono uno studio che sarà acquistato da George Koberwein, a sua volta famoso pittore dedito pure alle fotografie colorate.

Gerothwohl e Tanner riprendono le loro peregrinazioni abbandonando la fotografia e ritornando alla pittura.

La vita di Gerothwohl si chiude tragicamente, subisce un tracollo economico e si suicida a Copenhagen, Tanner vive i suoi ultimi anni a Interlaken (Canton di Berna, Svizzera) come pittore paesaggista e muore nell'ospedale di Cannes.

Ma ritorniamo all'anno 1846.

Il 9 maggio compare su Der Sammler [Il collezionista] n. 74 edito a Vienna tra i Wannigfaltiges [Vari avvertimenti] del periodico l'avviso: "Le fotografie dei signori Gerothwohl e Thanner riprodotte su carta fanno un sacco di spazzatura. Il vantaggio di questo metodo è la possibilità di duplicazione e la colorazione".

Pochi mesi dopo sono a Trieste e stupiscono per i loro ritratti che non sono più immagini su lame argentate, ma vengono riprodotti su carta.

Il 22 novembre dello stesso anno La Favilla (v. 11, a. 1) pubblica l'articolo Novità artistiche in paese.

Il periodico locale continua a seguire e a segnalare quanto avviene nel campo della fotografia, ricoprendo un ruolo giornalistico di informazione e di richiamo, sollecitando la curiosità del pubblico. Nello specifico si esaltano i ritratti della coppia Gerothwohl & Thanner che sembrano animarsi in quanto non più su lastre rigide ma su carta e perfezionati dal pennello con ritocchi colorati all'acquerello.

Nei mesi di maggio e giugno del 1847 sono presenti in Piazza Grande al primo piano del Teatro Grande, lo confermano i continui avvisi su l'Osservatore triestino.

 

Attenti a quei due. Lasciata Trieste nel 1847, l'Europa li attende.

Ritornano pure nella capitale austriaca come testimoniato in Luigi Figuier, Le nuove applicazioni della scienza all'industria e alle arti nel 1855 ( Venezia 1855, t. 4, p. 237 nota). "La prima applicazione del megascopo all'esecuzione di ritratti fotografici fu fatta a Vienna nel 1849, da Gerothwohl e Tanner, valenti fotografi che sono attualmente a Parigi." Va precisato che il megascopo è uno strumento che serve a proiettare immagini ingrandite su una parete.

Agli inizi del 1852 sono a Madrid. Lo apprendiamo dall'avviso Retratos a la aguada è pubblicato su La Nacion, a. 4, n. 849 (23 gennaio 1852).

La scoperta dei viaggi della coppia Gerothwohl e Tanner è recente, una tappa in particolare è segnalata a Madrid nel quale publicizzano:

“Ritratti all’acqua, ad olio e in miniatura con base fotografica. Si fanno nello studio dei signori Gerothwohl e Tanner, via de Alcalá, numero 12, terza stanza a destra. Non si trovano ritratti di questi artisti in nessuna parte della capitale, eccetto che nel loro studio.”  La scoperta della loro permanenza nella capitale spagnola è dovuta al fatto che nel loro studio subentra  il fotografio spagnolo Pedro Nieto quando decidono di andarsene.

La loro breve permanenza a Madrid è assai produttiva, i loro lavori raggiungono una tale fama da essere chiamati a Corte. El Heraldo di Madrid del 9 marzo 1852 scrive:

"Artisti famosi – Avendo avuto occasione, S.M. la Regina Madre, di vedere vari dei molti ritratti eseguiti dai signori Gerothwohl e Tanner, si è degnata di chiamare tali artisti a palazzo, ed esprimere loro con le parole più lusinghiere la sua ammirazione per le loro opere che consistono in acquerelli a base fotografica, di cui ha ordinato diversi esemplari. S.M. si è lasciata ritrarre e noi che abbiamo visto il ritratto non sappiamo che cosa ammirare di più, se la grande somiglianza e l’espressione gradevole e vivace della fisionomia o la delicatezza con che l’opera è stata compiuta. Si consideri che S.M. non è una profana nella materia giacché unisce alla sua passione per il dipingere una grande conoscenza dell’arte. Come prova di insigne considerazione il signor Gerothwohl è stato invitato ad assistere all’ultimo ballo offerto dall’augusta signora”.

Quindi continuano a produrre i ritratti colorati che sono diventati la loro specialità e per cui hanno raggiunto una certa fama.

Nel 1855 i due fotografi sono a Parigi forse già da tempo, in quanto hanno aperto uno studio in rue Louis le Grand 29 e partecipano alla Exposition Universal del 1855. Non si hanno informazioni su dove trascorrono i tre anni prima della loro venuta a Parigi.

Nella capitale francese saliranno alla cronaca e alla fama per il ritratto fotografico del pittore Jean Auguste Dominique Ingres. Infatti il pittore si baserà per ll suo autoritratto del 1858, richiesto già dal 1839 dal direttore degli Uffizi d'allora per la Galleria degli artisti, sulla fotografia di Gerothwohl e Tanner scattata probabilmente nel 1855.

A Parigi ormai gareggiano con la concorrenza nella produzione di carte de visite come testimoniamo i ritratti che compaiono in rete.

 

 

The Earliest Photographic Studio in Vienna

Le biografie romanzate

 

 

 

 Avviso del 9 maggio 1846 su Der Sammler [Il collezionista] n. 74

 

 

 

 

 

Articolo del 22 novembre 1846 su La Favilla, v. 11, a. 1

 

 

Avviso Ritratti in fotografia

in La fotografia a Trieste nell''Ottocento. Mostra retrospettiva del ritratto a cura del Circolo fotografico triestino, p. 11

I due soci, Gerothwohl & Thanner sono presenti a Trieste nei mesi di maggio e giugno del 1847 in Piazza Grande al primo piano del Teatro Grande.

 

Avviso Studio fotografico apparso su l'Osservatore triestino nei mesi della loro permanennza in città.

 

Ripetuto più volte: n. 63, 64, 65 (26, 28, 30 maggio) n. 66, 69, 70, 72, 75 ( 2, 9, 11, 16, 22 giugno)

L'ultimo avviso apparso su l'Osservatore è del 22 giugno 1847

 

 

 

Avviso Retratos a la aguada è pubblicato su La Nacion, a. 4, n. 849 (23 gennaio 1852).

 

 

Ritratti francesi

Se si effettua il confronto, non c'è dubbio che alla base dell'autoritratto do Jean Auguste Dominique Ingres c'è il ritratto fotografico di Gerothwohl e Tanner del 1855.

Non abbiamo resistito di fronte a questo splendido ritratto dello studio e vogliamo farvelo conoscere.

Compare nel sito L'Atelier des artistes.

 

Gerothwohl & Tanner

Ritratto di una giovane ragazza Parigi 1854

 

Firmato e datato a ds in basso sul positivo, stampa Bisson frères sul verso.

 La composizione mette in luce l'abilità ormai raggiunta dai due fotografi. La compostezza della posa, l'equilibrio delle luci e delle linee, il taglio dell'inquadratura, lo sguardo che si fissa in un lontano straniante e non affronta chi è presente: tutta la composizione, nonostante l'evidenza della presenza in studio, mantiene una tranquilla naturalezza, nessun imbarazzo o intenzione di apparire.

La morbidezza dei grigi rende la preziosità dei tessuti, dalle pieghe dell'abito a balze che diventa un abito fotogenico, al tendaggio. La luce esalta l'elaborata acconciatura e l'obiettivo si concentra con precisione sui delicati lineamenti della giovane, lasciando lo sfondo in secondo piano. Anche la firma completa armonicamente il positivo

Ritratti italiani

Il ritratto di Vittorio Emanuele II giovane è uno smalto, opera dell'artista formatosi a Ginevra, William Charles Bell (1831-1904).

Nel marzo del 1850 Bell riceve una commissione dalla regina Vittoria e da quella data per 50 anni lavorerà per la regina dipingendo miniature a smalto, spesso copiate dai ritratti a olio di Franz Xaver Winterhalter, oggetti che entravano a far parte della collezione reale o erano elargiti come regali.

In questo caso il piccolo ritratto smaltato è stato acquistato dalla Regina Vittoria nel 1856, come risulta dall'inventario del 1877 degli archivi reali, dove è  così registrato:
Signed, dated and inscribed on the counter-enamel in black paint: Victor Emmanuel II / King of Sardinia / Bell after a / Photograph by Serothwohl & Bonner [sic] / 1856

I nomi scritti sbagliati sono stati sicuramente identificati, si tratta di Gerothwohl & Tanner.

 

 

 

Gerothwohl e Tanner

Ritratto di Alberto Ferrero della Marmora 1854

albumina acquerellata, firmata e datata

in Biella, Centro Studi Generazioni e Luoghi. Archivi Alberto La Marmora

 

1848

1849

Razimbaud

Il testo di Antonio Giusa, Dagherrotipisti itineranti e dilettanti in Friuli e a Trieste in "L'Italia d'argento" p. 202, 204 riporta le informazioni che ha tratto da Mirko Kambič in 150 let fotografije na slovenskem. 150 di fotografia in Slovenia (Ljubljana : Mestna galerija Ljubljana, 1989), p. 55, 47.

Lo studioso sloveno segnala che presso il Pokrajinski Muzej Koper Museo regionale di Capodistria è conservato un dagherrotipo di Razimbaud probabilmente eseguito a Trieste come è possibile dedurre dagli avvisi pubblicitari apparsi su l'Osservatore triestino del 6, 13, 15 e 20 agosto 1849.

Il contatto con il Museo regionale di Capodistria ci permette di produrre la scheda del dagherrotipo, grazie a gentile concessione.

Il dagherrotipo è stato descritto unitamente agli altri posseduti dal museo dalla laureanda Ksenija Jankovič, relatore prof.ssa Tamara Trček Pečak, nella sua tesi Preventivna konservacija dagerotipij na Slovenskem, Lubiana 2013.

 

 

         Scheda del Museo di Capodistria:

 

 

 

NASLOV / TITOLO: Portret žene / Ritratto di una donna

FOTOGRAF / FOTOGRAFO: Par Razimbaud

DATACIJA / DATATA: ok. / int. 1850

MERE CELOTE / MISURA COMPLETA: 14,8 × 12,5 × 0,5 cm

MERE IZREZA / MISURA DEL TAGLIO: 9 × 7 cm

RAZSTAVLJENA / ESPOSTA: leta 1989 na razstavi 150 let fotografije na Slovenskem / anno 1989 alla mostra dedicata a 150 anni di fotografia sul territorio Sloveno

PREDHODNI LASTNIK / PROPRIETARIO PRECEDENTE: Margherita Coffon

 

 

Lo stesso dagherrotipo riprodotto in Mirko Kambič, 150 let fotografije na slovenskem. 150 di fotografia in Slovenia. Ljubljana : Mestna galerija Ljubljana, 1989, tav. 7

Gli avvisi compaiono su il Diario di Trieste n. 3, 4, 5 del 4, 10 e 18 agosto 1849.

La novità consiste in due elementi ben evidenziati:  il "metodo americano" e i "ritratti coloriti" che dovrebbero attrarre la clientela.

 

Questo avviso compare su La guardia nazionale, n. 32 (11 agosto 1849) che anticipa quello del 18 agosto del Diario di Trieste.

Ma è ripetuto tale e quale sul n. 33 (18 agosto 1849), esattamente una settimana dopo su La guardia nazionale.

Da quanto si legge gli avvisi di agosto sollecitano la clientela ad affrettarsi, il fotografo annuncia la sua partenza per ritornare nella capitale francese.

 

 

L'alternanza delle presenze negli stessi studi, fenomeno che vedremo ripetersi ricorrente negli anni, è dettata da più esigenze.

Risulta evidente che mantenere lo stesso indirizzo già memorizzato dalla clientela e non modificare la logistica dell'atelier era un notevole vantaggio, vantaggio di cui godevano anche i proprietari degli immobili del centro città che si avvalevano della possibilità di aumentare la quota del contratto d'affitto proponendo contratti validi soli due anni.

Si comprende allora la soluzione di professare la propria attività per brevi periodi negli alberghi sia per risparmiare sulle spese sia per avere l'agio di non chiudere o rinnovare contratti nel caso di un'improvvisa decisione di spostamento con il vantaggio di una clientela varia e cosmopolita, almeno a Trieste porto di mare.

Altra osservazione: gli indirizzi sono indicati negli avvisi pubblicitari e nelle Guide scematiche con il numero tavolare e il numero civico. Solo dall'aprile del 1862 il Comune di Trieste applica la numerazione civica autonoma alle vie e alle piazze. Per un certo periodo sulle Guide vengono indicate sia la numerazione tavolare sia la numerazione civica.

I dagherrotipi colorati americani

Non appena si diffondono i dagherrotipi, la prima richiesta fatta ai fotografi fu quella di renderli ancora più uguali al vero cioè colorati.

Si iniziò a cercare modi per superare questa carenza e le prime fotografie colorate fecero la loro apparizione in quello stesso anno. Il colore veniva applicato a mano, direttamente sulla superficie del dagherrotipo. Da allora sono state brevettati decine e decine di miglioramenti e nuovi processi per uso commerciale.

In particolare negli Stati Uniti, si impiegarono quattro metodi principali nella colorazione dei dagherrotipi:

1. applicando il colore direttamente a un dagherrotipo dorato (l'oro migliorava aspetto e stabilità);

2. applicando una vernice protettiva trasparente sopra la piastra, poi colorando a mano con vernici;

3. applicando i colori trasparenti a specifiche aree dell'immagine e fissandoli passando una corrente elettrica attraverso la piastra, con l'aiuto di una batteria galvanica;

4. riscaldando la parte posteriore della piastra con una lampada a spirito, invece di una batteria, per fissare i colori applicati selettivamente alla parte anteriore della piastra.

Prima di arrivare ad ottenere dei risultati soddisfacenti, si verificano anche truffe clamorose. Il capostipite dei truffatori fu il pastore americano di Westkill, New York, Levy Hill che nel 1851 pubblica sui giornali l'annuncio d'essere in grado di produrre dagherrotipi colorati, lo confermano testimoni autorevoli personaggi politici, religiosi che sono stati spettatori al procedimento. Si tratta in realtà di un trucco con dagherrotipi virati o tinteggiati a mano. Prima d'essere smascherato Hill guadagna una fortuna, al punto di rinunciare al ministero per dedicarsi a tempo pieno alla fotografia, finché viene chiamato in giudizio e l'inganno del procedimento Hillotype si svela. Soffrendo di bronchite cronica crede che l’inalazione dei fumi delle sostanze chimiche fotografiche lo aiuti, andando invece incontro a una morte prematura conquistandosi però un primo posto nell'Olimpo fotografico.

 

 

https://fotografiaartistica.it/la-prima-fotografia-a-colori-della-storia/

 

Ando Gilardi, Storia sociale della fotografia. Milano : Feltrinelli, 1996, p. 143-144

 

 

 


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Attorno al tema "Grande Trieste" oggetto di una mostra realizzata dalle istituzioni culturali civiche nel 2015 si è creato un gruppo di studiosi di storia della fotografia che si propongono, senza alcuno scopo di lucro, di utilizzare correttamente la rete per la promozione e valorizzazione del patrimonio di immagini storiche della città di Trieste e della Venezia Giulia, e in particolare di divulgare le ricerche condotte in occasione della mostra 1891-1914 La Grande Trieste, ma anche prima e dopo. 

Uno spazio informativo  è dedicato all'attualità, a  eventi, scoperte, pubblicazioni, legati alla storia della fotografia in Friuli Venezia Giulia.

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