Ferdinando Ramann, alias Ferdinando Raman, Ferdinando Rahmann

 

 

Dal 21 febbraio 2022 - work in progress

 

Chi ha informazioni, correzioni ed errori da segnalare, fotografie di Ferdinando Ramann e vuole offrirle in visione mi può contattare scrivendo al sito: museifriuliveneziagiulia@gmail.com

Claudia Morgan

 

 

Ferdinando Ramann, quando arriva a Trieste nel 1850 ha già una bella esperienza alle spalle, sa produrre dagherrotipi colorati con il “nuovo metodo americano”ed è in grado d'insegnare in otto lezioni l'arte della dagherrotipia sia per il divertimento sia per la professione.

Nato nel 1824 a Sebenico (Šibenik in croato) [nel 1825 a Spalato secondo alcuni rapporti di polizia], di religione protestante – come dichiara nel censimento del 1859 - di umile condizione sociale, affronta l'immigrazione dal mondo slavo, giovane ventiseienne di belle speranze, e grazie alla conoscenza del croato, del tedesco e forse anche del veneto dalmatico può viaggiare nelle città dell'impero.

Vanta quindi con sicurezza la sua abilità nel campo della fotografia e ricorre subito alla propaganda sui periodici per attirare il pubblico.

Si stabilisce in Piazza della dogana [oggi Piazza Vittorio Veneto], in Casa Gagliardo n. 1096 al secondo piano ma espone in Corso, in contrada del Ponte rosso e all'Acquedotto: i luoghi del passeggio e degli incontri.

Proviene da Lubiana dove lo ha portato la professione, quindi lo potremmo considerare un dagherrotipista itinerante.

"Esporre le fotografie fuori dal proprio studio era una pratica diffusa in questi primi tempi, si esponevano le foto soprattutto nelle vetrine di negozi di vario genere, situati nelle vie più commerciali. Il motivo era dovuto al fatto che gli studi fotografici erano in genere posti agli ultimi piani degli edifici, senza un locale al pianoterra in grado di “richiamare” il pubblico." Cito l'esperta Adriana Casertano, mia editor d'elezione, che collabora proponendomi preziosi suggerimenti.

 

 

 

Evidenziata nella pianta la Casa Gagliardo identificata dal numero 1096 in Piazza della Dogana.

 

La Casa Gagliardo venne abbattuta e al suo posto è stato edificato il Palazzo Galatti nel 1896 che il proprietario Giorgio Galatti, ricco commerciante di origine greca, decide di lasciare nel 1924 alla Provincia.

Non c'è bisogno che il nome del fotografo compaia a grandi caratteri.

Sono sufficienti a giudicarlo tutte le garanzie proposte dall'avviso. Già l'esordio "nuovo metodo americano" suona attraente ancora oggi. Inoltre la colorazione offre una personalizzazione da non perdere, di solito è affidata al pennello di una donna o di miniaturisti in cerca di lavoro.

Anche le varie possibilità di riproduzione sono interessanti: immagini di quadri, incisioni, litografie. Infine l'esperto professionista è disposto a dare lezioni, ne bastano 8 per imparare l'arte.

 

Avviso su "Il diavoletto", n. 206 (27 luglio 1850) e ripetuto il 29 luglio e 2 agosto

Dopo la stagione estiva del 1850 - luglio e agosto - trascorsa a Trieste (1), si perdono le sue tracce, ma continua ad essere attivo in altre capitali dell'impero. Ritorna ad essere un itinerante in Croazia. Nel 1852 di sicuro soggiorna a Varazdin, forse fa il pendolare tra Varazdin e Zagabria, l'anno dopo è di passaggio a Lubiana, infatti pubblica un avviso sul periodico Laibacher Zeitung n. 215 del 22 settembre 1853 e qui continua a produrre ritratti al dagherrotipo.

Un dagherrotipo colorato è a tutt'oggi conservato presso il Museo della tecnica della città (2).

La presenza a Lubiana

Ferdinand Ramann, Moški portret v lasti

Tehniškega muzeja Slovenije (foto: Ksenija Janković, Ljubljana, 11.7.2013

 

L'immagine documenta il contenitore in cui è conservato il dagherrotipo

 

Ferdinand Ramann, Moški portret

Tehniškega muzeja Slovenije

foto: Ksenija Janković, Ljubljana, 11.7.2013

 

 

Ferdinand Ramann, Ritratto d'uomo, 1853

dagherrotipo a colori, 7,5 X 5,1 cm

Museo della tecnica della Slovenia, Ljubljana

 

Ringrazio per la preziosa collaborazione la bibliotecaria

Ksenija Majovski della  Biblioteca nazionale slovena e degli studi di Triester Narodna in študijska knjižnica che mi ha fornito la documentazione tratta dal volume Mirko Kambič, 150 let fotografije na slovenskem. 150 di fotografia in Slovenia. Ljubljana : Mestna galerija Ljubljana, 1989

 

 

Nel novembre 1853 è a Trieste come si legge sugli avvisi de Il diavoletto n. 306 e 316 dell'8 e 15 novembre.

In questa occasione ha lo studio in via Cavana 218-219 dopo la Piazza del sale, accanto alla Farmacia Serravallo, ma non solo pubblicizza i dagherrotipi in miniatura "incancellabili e perpetui", offre in vendita un telegrafo elettrico attivo, al prezzo da definire. Si noti il secondo annuncio che ne fissa il prezzo.

A Trieste il primo ufficio telegrafico aperto al pubblico porta la data 12 febbraio 1849 [da wikipedia alla voce Telegrafo], presentarlo al pubblico a quattro anni dall'invenzione può ancora destare curiosità.

Tre anni più tardi Ramann si è insediato in un altro studio sempre nel cuore della città, sa quanto è importante essere là dove la vita economico-commerciale pulsa nei suoi vari aspetti. Da abile "imbonitore" ma anche uomo curioso e aperto a ciò che gli porta guadagno, ha trovato un apparecchio che può interessare uomini d'affari, negozianti, chiunque voglia comunicare velocemente con persone lontane.

Dal censimento del 28 febbraio 1859 sappiamo che ha due figli, Ferdinando nato nel 1852 a Varazdin, città croata, e Lodovico nato a Trieste nel 1854. È coniugato o per lo meno dichiara come moglie Antonia Segrado nata a Trieste nel 1829 e abita in Piazza della Borsa 605. Probabilmente nel primo periodo triestino si sposa e poi si allontana, ritorna verso casa, in Croazia, dove appunto nasce il primogenito, mentre è a Trieste dal novembre 1853 in attesa della nascita del secondo figlio che viene alla luce nel 1854.

Non abbiamo notizie sul suo operato nell'anno 1854, ma il panorama cittadino sull'attività dei fotografi si sta animando da alcuni anni.

Controllando gli annunci del nostro periodico preferito Il Diavoletto dal 1850 al 1860 abbiamo un quadro se non esaustivo per lo meno documentato dell'andare e venire dei fotografi, dei loro studi e quali nomi diventeranno familiari.

Nel 1852 compaiono sulla piazza Giuseppe Josz pittore e fotografo, Tommaso Patzal, Emilio Maza, Matteo Stipancich.

Gli ultimi due, Maza e Stipancich, saranno presenti in città anche nella seconda metà del 1853 solo a settembre, novembre e dicembre .

A mesi alterni nel 1854 si presentano a Trieste ad aprile R. Schneider e figlio, a giugno Tommaso Patzal e ad agosto Emilio Maza, la stabilità degli studi non è ancora prassi comune. Emilio Maza l'abbiamo già incontrato, è una vecchia conoscenza, lo ricordiamo socio e compagno di avventure del dagherrotipista itinerante Johann Fleischer, a Trieste nel 1844 per due soggiorni. I due con il logo Fleischer und Compagnon associati lavorano insieme a Vienna da febbraio ad aprile del 1850. Le nostre fonti sono ancora una volta gli annunci pubblicitari de Il Diavoletto di questi anni.

Nel 1854 Ramann decide di rimanere a Trieste e consolida la propria attività dal 1855.

Dal novembre 1855 al 1865 ha lo studio in Casa Costantini in Piazza san Pietro n. 593 al terzo piano o al quarto secondo alcuni avvisi, di fronte alla Chiesa di San Pietro. Nel 1857 la piazza è rinominata Corso n. 593 e dal 1864 Piazza della Borsa 593, come edito sulle Guide scematice. Importante da capire è che il numero catastale dello stabile è sempre lo stesso, 593 appunto, mentre i nomi delle vie possono cambiare.

La presenza del suo studio o della eventuale abitazione al terzo o al quarto piano di casa Costantini 593 che pubblicizza sino al 1865 con gli avvisi sui periodici, non è attestata sui fogli manoscritti delle carte di certificazione del 31 ottobre 1857, equivalenti ad una sorta di censimento della popolazione. Troviamo invece allo stesso indirizzo al secondo piano il nome di Giovanni Battista Turconi pittore [maler] proveniente da Milano (3).

Le ipotesi che si possono fare sono azzardate ma probabili. I due personaggi sono vicini di casa e probabilmente si conoscono.

Forse già dal 1854 Ramann lavora con Turconi e solo dal 1858 i due si separano e Ramann continua ad esercitare in casa Costantini dove si possono vedere giornalmente i vari ritratti eseguiti al portone d'entrata. Espone anche in Corso al n. 605 nelle vetrine dell'ottico G. Fries in casa Giacomo Perco. Qui al quarto piano ritroviamo il pittore fotografo Giovanni Battista Turconi, lo conferma l'avviso apparso il 18 ottobre 1858 su Il diavoletto n. 284.

L'avviso del Nuovo studio fotografico di Giovanni Battista Turconi che sottolinea essere pittore e fotografo mette in evidenza quanto i due professionisti vantino le stesse abilità tecniche e vendano cornici, medaglioni, buste per contenere quanto prodotto. L'attento passante poteva confrontare i "saggi" di entrambi esposti nella stessa vetrina o per lo meno in vetrine vicine!

Inoltre sul censimento del 1859 scopriamo che Ramann abita con la famiglia in Casa Perco Corso n. 605.

Lo studio di Ramann è aperto dalle nove del mattino alle quattro pomeridiane, Turconi chiude un'ora dopo.

Le riprese hanno un orario preciso dalle 11 del mattino alle 13, per cogliere la luce ottimale nello studio. Un'osservazione in proposito: gli studi erano preferibilmente situati nei piani alti degli edifici, dotati di ampie vetrate per le ovvie ragioni legate alla riprese.

Nel 1855 gli avvisi ripetuti solo nei mesi di novembre e dicembre e nel 1856 in aprile e giugno, affermano che il costo per un ritratto è di un fiorino - ha abbassato il prezzo - e la posa non dura più di dieci secondi, per cui è in grado di eseguire anche ritratti di bambini notoriamente irrequieti e di gruppi di persone, genere altrettanto difficile. Inoltre garantisce la somiglianza perfetta - affermazione che ci stupisce - ma evidentemente necessaria all'epoca.

La citazione ci richiama alla mente il manuale di Gustave Le Gray a cui il fotografo esplicitamente allude. Si tratta del Traité pratique de photographie sur papier et sur verre, edito nel 1850 a Parigi da G. Baillière. Accetta addirittura la sfida sul problema della rassomiglianza e propone la consegna gratuita dei ritratti se giudicati dal cliente non idonei!

Il ritocco talvolta gioca dei brutti scherzi al punto che l'identità del soggetto va perduta. In proposito, con gran divertimento, il grande Nadar ricorda come agli inizi della diffusione dei ritratti fotografici non si accettavano reclami anche di fronte ad un vero e proprio scambio nella consegna dei positivi “non c'era tempo per simili inezie" (4).

 

 

 

 

Nell'elenco dei professionisti, in questo caso non si osa denominarli Fotografi, sulla Guida scematica della città di Trieste del 1857, anno primo della pubblicazione, alla voce Fotografie compare il suo nome accanto a quello dello Studio fotografico del Lloyd austriaco e di Matteo Stipanich.

 

1857

In pianta evidenziati lo studio di Ferdinando Ramann in  Corso 593, la vetrina espositiva in Corso 605,

lo studio di Matteo Stipanich in Corso 613.

Ramann si è stabilito definitivamente nella città natale della moglie e usa la stampa per attirare i clienti nel suo studio. Gli avvisi sui quotidiani hanno i loro costi, ma il nostro conta sulla loro capacità di informazione, sulla loro oscura persuasione e li usa nei vari modi possibili.

L'annata 1857 de Il Diavoletto, da gennaio a dicembre, presenta un bombardamento pubblicitario, che si dirada negli anni successivi forse perché la clientela affezionata lo preferisce ad altri studi. Lo stesso testo che descrive l'attività dello studio compare a ottobre e novembre anche su l'Osservatore triestino, il quotidiano ufficiale che riporta le notizie dell'impero oltre a quelle locali e che solitamente non ospita annunci di questo tenore.

Siamo in presenza di una vera campagna pubblicitaria.

Avvisi apparsi su Il Diavoletto n. 247 (9 settembre 1857) e n. 341 (13 dicembre 1857).

Il fotografo a fine anno tiene a precisare quanto ha abbellito e ampliato lo studio confortato dal successo ottenuto.

Vanta gli apparecchi stereoscopi e le vedute panoramiche delle città europee e più di 100 vedute di Venezia.

Negli anni 1858 e 1859 ripete con poche varianti lo stesso avviso del dicembre 1857 sullo stesso Diavoletto.

 

L'avviso pubblicitario de Il diavoletto n. 114 del 15 maggio 1859 è articolato ed esaustivo.
Lo stesso verrà ripetuto il 19, 24, 27, 29 maggio, 1, 4 giugno, 9 dicembre dal periodico.

La conferma della presenza del fotografo in città è ricordata, a garanzia del successo che gli arride: ormai è stanziale da ben 4 anni.

Oltre ai ritratti che sono i più richiesti, vanta le vedute stereoscopiche.

Da ultimo sono esplicitati i prezzi fissati, senza ritocco o a colori.

 

In particolare ne1 1860 si rivolge ai soldati della guarnigione, che lo frequentano da ben quattro anni per la rassomiglianza dei ritratti di qualsiasi dimensione, eseguiti sia su carta o su vetro colorati ad acquerello o ad olio (5), a non aspettare l'ultimo momento per concedersi un ritratto a fine d'anno così da evitare inconvenienti ed affollamenti (6). Ribadisce la sua capacità tecnica e, se non bastasse, la collaborazione di due “valentissimi miniatori fatti venire appositamente dalla Germania”. Si professa capace d'insegnare l'arte fotografica in sei lezioni strizzando l'occhio agli aspiranti fotografi che all'epoca incominciano a diventare una piccola folla proveniente da varie realtà, ma non prevede che un futuro di guai è in agguato.

 

Avviso interessante. Un ritratto pel Capo d'Anno

in "Il diavoletto" n. 284, 291 del 9 e 14 dicembre 1860.

 

I servizi di Ramann sono ulteriormente migliorati, dichiara di consevare i negativi e di poter fornire i ritratti senza alcuna seduta. Inoltre può spedirli ai forestieri che ne facessero richiesta.

 

Ramann ha voluto fissare in questa fotografia quanto poteva riprendere in Piazza Grande, in una posizione un po' elevata, forse da qualche finestra di fronte alla chiesa: il suo studio è a due passi a destra rispetto alla chiesa, siamo nel 1857 ca.

Visibile in posizione arretrata la chiesa di San Pietro che verrà demolita nel 1870, accanto il Palazzo Stratti con il caffè Specchi in passo di Piazza n. 1.

Il palazzo, di cui firma il progetto Antonio Buttazzoni il 3 ottobre 1839, fu edificato dallo stesso Buttazzoni e dall'architetto Giuseppe Valle (vedi Maria Walcher, Buttazzoni Antonio in "Dizionario Biografico degli Italiani". Volume 15, 1972). Nel 1846 Nicolò Stratti, mercante di origine greca, a causa di alcune difficoltà economiche, fu costretto a vendere il palazzo alle Assicurazioni Generali, attuale proprietario. Nello stesso periodo al piano terra dello stabile venne inaugurato lo storico Caffè degli Specchi. Nei decenni successivi l'aspetto neoclassico del palazzo viene modificato in tutti i prospetti dai restauri di vari architetti [da Palazzo Stratti su wikipedia]

Avvisi apparsi a scadenze puntuali nell'anno 1861 e 1862 su Il Diavoletto  e La Gazzetta del popolo. Giornale politico triestino quotidiano che esce con il numero 1 il 15 settembre 1861 sotto la direzione e redazione di Alessandro Mauroner (7)

Le immagini xilografiche del suo studio – si presume – o di uno studio ideale presentano la stanza delle riprese arredata con i consueti elementi architettonici, colonne, parapetti, improbabili tendaggi, tappeti e un uomo apparentemente disinvolto che ha scelto per il suo ritratto la posa in piedi, mentre la variante mostra un salotto con gli ospiti seduti forse in attesa, circondati dai ritoccatori al lavoro o meglio "valentissimi miniatori fatti venire appositamente dalla Germania".

Le inserzioni pubblicitarie che attirano subito l'attenzione sono le stesse su entrambi i periodici, il testo cambia di poco, viene in parte ridotto. Importante è memorizzare l'indirizzo Casa 593 dirimpetto la Chiesa di san Pietro al II piano ma su la Gazzetta al III piano.

Ramann segnala quanto la fotografia abbia raggiunto l'"apice tecnologico", "una mirabile perfezione" in paesi quali  Francia, Germania, Inghilterra, Italia, di cui è a conoscenza "grazie alle cure, alle spese e ai sacrifici d'ogni sorta". Ora è in grado di gareggiare con gli studi stranieri e nostrani, mette a disposizione la sua arte per i ritratti che possono essere riprodotti su biglietti da visita e in formato stereoscopico. Si offre di andare nelle abitazioni dei committenti nel caso lo richiedessero. Vanta la vendita e il deposito di cornici, apparati fotografici e preparati per chi volesse sperimentare in proprio.

La conferma della sua notorietà in ascesa è data dell'intervento del signor X., un simpatico anonimo che sul numero del 30 giugno 1861 de Il diavoletto loda lo studio di recente abbellito e ingrandito, fornito di un “eccellente colorista”, la varietà dei formati fotografici e i prezzi praticati così da renderlo caro ai Triestini amanti di ciò che è “bello e gentile". Articolo che ci sembra scritto su richiesta a pagamento !

Il 2 dicembre 1861 pubblica su La Gazzetta del popolo n. 78 un'inserzione in cui afferma di trovarsi "sovraccarico di commissioni da essergli molto difficile il soddisfarle esattamente". Alla fine dell'anno le richieste si fanno più pressanti e i vantati prezzi modici fanno la differenza, ma forse si tratta di una fake news ante litteram.

Ramann ha bisogno di realizzare un guadagno dopo aver sostenuto spese per imporsi sul mercato e sulla concorrenza per cui sostiene che ha molto lavoro ed è meglio prenotare la sua prestazione.

Nel 1862 insiste su Il Diavoletto a settembre, ottobre e novembre con la stessa pubblicità che non può passare inosservata perché occupa uno spazio notevole sulla carta stampata e cattura subito l'attenzione.

 

Ritratti e vedute degli anni iniziali

Avvocato Antonio Madonizza, [ante 1857]

carte de visite

Il logo sul verso del cartoncino, anche se poco leggibile seminascosto dal timbro di possesso applicato senza rispetto del documento, recita: Stabilimento fotografico di F. Ramann Piazza S. Pietro N.ro 593 Trieste

Elemento che ci induce a formulare la probabile datazione.

L'ambientazione è essenziale, lo studio presenta un fondo neutro tipico della fotoritrattistica delle origini e una pavimentazione altrettanto neutra. L'incapacità di ottenere una ripresa con profondità di campo dà l'impressione che il nostro avvocato sia costretto in un angusto angolino, sulle spine pronto ad andarsene.

Il personaggio in posa, irrigidito, con cilindro appoggiato sul modesto tavolino e il bastone da passeggio in mano, ci guarda preoccupato. Si notano i ritocchi che contornano, evidenziandoli, i bordi dell'abito, la manica, i pantaloni, il colletto, tutti eseguiti con una certa imperizia e - visto il risultato - poco apprezzabili.

 

 

 

Ritratto d'uomo, [ante 1857]

carte de visite

 

Il personaggio non è identificato.

Sul verso della cartoncino vi è l'iscrizione Stabilimento fotografico F. Ramann.

Piazza S. Pietro N.ro 593 Trieste

La carte de visite appartiene all'Album 6 dell'Archivio Sartorio che presenta ben 94 ritratti di personaggi non sempre conosciuti. Rientra nella tipica raccolta di ritratti che nelle famiglie dell'alta borghesia venivano presentati e lasciati come pegno di riconoscimento e testimonianza di un legame, di un rapporto di cui s'intende vantarsi.

I contorni sfumati che alludono al formato cammeo indirizzano lo sguardo ai notevoli baffi e pizzo dell'uomo e alla sua eleganza.

 

Processione del Corpus domini, [ante 1857]

Il primo fotogramma si riferisce alla carte de visite che riporta il logo di Ferdinando Ramann, databile 1857. Si tratta di una stampa eseguita dal fotografo Pietro Opiglia dei Civici Musei di storia ed arte, procedimento attuato per documentare il patrimonio della Fototeca. L'altro fotogramma è un ingrandimento della stereoscopia che documenta lo stesso avvenimento.

La foto stereoscopica non è d'alta qualità, i tagli operati al positivo a destra da una mano poco attenta non permettono la visione con l'adeguata profondità di campo con l'apparecchio stereoscopico.

 

Riguardo al soggetto della foto stereoscopica, nulla si sa di un viaggio di Ramann a Firenze. Molto probabilmente la sua intraprendenza lo porta ad acquisire immagini stereoscopiche che possono attrarre chi vuole conoscere importanti monumenti delle città italiane.

Qui è rappresentata la Loggia della Signoria o Loggia dei Lanzi detta anche Loggia dei Priori o non molto correttamente Loggia dell'Orcagna, in quanto Andrea di Cione detto l'Orcagna ha solo partecipato come collaboratore all'opera degli architetti Benci e Simone Talenti. La fotografia di confronto è databile 1890-1900, la stereoscopica di Ramann è sicuramente posteriore al 1865, anno in cui lo scultore Pio Fedi termina l'opera il Ratto di Polissena. La diffusione della stereoscopica può essere legato proprio a questo evento.

 

Note:

1. Avviso pubblicitario in Il Diavoletto, a. 3, n. 205, 207, 212 (25, 28 luglio, 2 agosto 1850)

2. Antonio Giusa, Dagherrotipisti itineranti e dilettanti in Friuli e a Trieste in “L'Italia d'argento: 1839-1859, storia del dagherrotipo in Italia”. Firenze : Alinari, 2003, p. 201

3. Giovanni Battista Turconi risulta residente a Trieste dal censimento del 1857

4. Félix Nadar. Una vita da gigante, a cura di Michel Christolhomme ; traduzione di Maria Baiocchi. Roma : Contrasto, 2017, p. 88.

5. Fotografia per un fiorino in Il Diavoletto, a. 9, n. 107 (18 aprile 1856). Un fiorino in Il Diavoletto, a. 9, n. 151 (3 giugno 1856). Per un solo fiorino in Il Diavoletto, a. 10, n. 231, 234, 238 (23, 26, 30 agosto 1857); Nello studio fotografico Ramann in Il Diavoletto, a. 12, n. 114 (15 maggio 1859); Studio fotografico di F. Ramann in L'Osservatore triestino, giugno 1861.

6. Nello studio Ramann in Il Diavoletto, a.12, n. 118, 123, 126, 128 (19, 24, 27, 29 maggio 1859); n. 131, 134 (1, 4 giugno 1859); n. 314 (9 dicembre 1859)

Avviso interessante. Un ritratto pel Capo d'Anno in Il Diavoletto, a 13, n. 290 (16 dicembre 1860)

7. Avvisi apparsi su Il diavoletto. A.14, n. 36, 49 (12, 27 febbraio 1861) n. 55, 56, 65, 75 (6, 7, 17, 29 marzo 1861); n. 116, 120 (17, 23 maggio 1861); n. 135, 141, 148, 151 (11, 18, 26, 30 giugno 1861); n. 191, 198 (17, 24 agosto 1861); n. 213 (12 settembre 1861); n. 279 (28 novembre 1861); n. 286, 288, 289, 291 (6, 8, 10, 12 dicembre 1861).

Avvisi apparsi su la Gazzetta del popolo. Giornale politico triestino quotidiano. A. 1, n. 3, 4, 6, 9, 13, 16 (17, 18, 20, 23, 27, 30 settembre 1861); n. 78, 82, 85, 89, 95, 101 (2, 6, 9, 13, 19, 27 dicembre 1861). A. 2, n. 152, 153, 160 (19, 20, 27 luglio 1862), n. 167, 179, 192, 193 (3, 17, 30, 31 agosto 1862), n. 195, 200, 203, 206, 207, 214, 220 (2, 7, 11, 14, 15, 22, 28 settembre 1862).

Gli anni Sessanta

La stampa locale si è presa a cuore l'evoluzione delle scoperte fotografiche e non tralascia le segnalazioni che arrivano dal resto d'Europa. Vuole anche divertire rivelando le strategie dei professionisti che fanno di tutto per attirare i clienti.

 

A titolo dimostrativo si presenta un articoletto intitolato Astuzia dei fotografi, colto sull'Indicatore di Dresda, che ha per protagonista un ricco "celibatario" deciso a convolare a nozze scegliendo la propria sposa grazie ad un ritratto fotografico. L'affollamento negli atelier delle giovani dame aspiranti è così straordinario da rendere non sufficiente il numero dei fotografi a soddisfare le richieste.

Il giornalista riferisce anche il commento delle male lingue che insinuano come tutta la vicenda sia stata ordita dai fotografi medesimi in un momento della stagione morta - siamo a gennaio - e che del facoltoso pretendente si sono perse le tracce.

Articolo ne La gazzetta del popolo a. 3 n. 18 (23 gennaio 1863)

 

Non tralascia le novità legate alla tecnologia.

Nell'articolo della Gazzetta del popolo si accenna con una descrizione un po' oscura all'uso commerciale di una tecnica che il francese Jean-François Persoz (1805-1868) ha trovato. Persoz è un chimico francese nato in Svizzera che per tutta al vita si è occupatp dell'industria dei tessuti dipinti. Si tratta della riproduzione di fotografie su tele e campioni, fatto che "condanna al riposo gran parte dei commessi viaggiatori, o ambasciatori del commercio". Molto interessante è il suo Traité théorique et pratique de l'impression des tissus edito nel 1846. Il mondo imprenditoriale triestino è sempre attento agli aspetti che mutano e che influenzano gli affari (1).

Un'altra novità è attribuita all'inglese William Thompson (1822-1879), naturalista di Weymouth nel Dorset che è il primo a sperimentare la fotografia sotto il mare. Il fondo marino o meglio l'ansa non profonda di mare che lo studioso ha ripreso ci sembra veramente un abisso, in quanto ha scelto un angolo della baia di Weymouth delimitato da rocce dove l'area all'interno è di sabbia e i massi sono fittamente ricoperti da molte specie di alghe.

Sono anni turbolenti e difficili per l'esiguo gruppo di fotografi che stanno consolidando le basi della propria attività contrapponendosi ai nuovi professionisti, forse più tecnicamente preparati, che aspirano a conquistare il pubblico dell'alta borghesia. Litigano e si denunciano. Dal 1861 Guglielmo Weintraub, giovane incisore viennese, diventato in breve fotografo cerca di affermarsi e di trovare un suo spazio fregiandosi dei titoli ricevuti. In particolare si vanta d'essere membro della Società fotografica in Vienna per qualificarsi degno insegnante di un corso di fotografia per gli amatori, iI cui programma è articolato in tre fasi e si svolgerà in tre mesi. Inoltre il fotografo annuncia prossima l'uscita del periodico da lui redatto Il progresso della fotografia (2). Ma si scontra con il nostro Ferdinando Ramann e gli intenta una causa appellandosi al paragrafo 491 del Codice penale austriaco che contempla la colpevolezza di chi tramite stampa offende una persona e la espone al "pubblico dileggio" (3). Sotto questa formula "per titolo di lesione d'onore" comunemente si contemplavano talvolta quelle che oggi definiremmo violazioni di copyright, più spesso semplici critiche al lavoro altrui.

Il tribunale viste le prove addotte, sentenzierà un nulla a procedere. La vicenda giudiziaria terminerà nel 1864 (3).

 

 

 

Guglielmo Weintraub si firma con tutti i titoli ricevuti a Vienna, la capitale dell'impero, per qualificarsi degno insegnante di un corso di fotografia per gli amatori.

Il programma è articolato in tre fasi e si svolgerà in tre mesi, inoltre il fotografo annuncia prossima l'uscita del periodico da lui redatto Il progresso della fotografia.

Gli annunci Agli Amatori della fotografia sono pubblicati su La Gazzetta del popolo il 19, 20 luglio, il 3 agosto e il 28 settembre del 1862.

 

 

 

Ferdinando Ramann non demorde e cerca di fronteggiare le iniziative della concorrenza. Sullo stesso periodico La gazzetta del popolo presenta il suo studio con un occhiello catturante Avviso interessane. Stabilimento Fotografico di F. Ramann. Gli annunci sono pubblicati il 30 agosto e il 7 settembre 1862, in una scansione alternativa rispetto al suo antagonista.

 

 

Sulle Guide scematice dal 1862 al 1865 alla voce Fotografi si può notare quanto il loro numero sia in ascesa, anche se non tutti i professionisti affrontano la spesa dell'annuncio sul repertorio annuale. Le Guide ci permettono grazie al sintetico elenco di conoscere, in quali vie e palazzi, si concentrino i loro studi. Per alcuni l'avventura nel mondo della fotografia dura un biennio.

 

Un esempio.

Enrico Hohenberger (1847-1897) nato a Trieste, fotografo in via delle Torri, 935 - 3, pubblica gli avvisi dello studio, intestato a lui e al socio, anonimo per un biennio, dal 1863 al novembre 1864. Se diamo rilevanza alle date, egli è all'epoca un apprendista: ha solo 16-17 anni. Scopriremo il nome del socio, Giuseppe Heiserer, in seguito quando questi continua da solo l'attività nello stesso atelier nel 1865, data dell'unico avviso pubblicitario a nome di Heiserer su Il Pulcinella. L'attività di Hohenberger pittore a Trieste in via Crociera 1 è attestata ben più tardi dal 1896 al 1897 e ci sembra che, dopo il tentativo nel campo fotografico, sia l'arte che preferisca.

Le interrogazioni da porsi sono diverse: come poteva il sedicenne Hohenberger essere intestatario di uno studio fotografico, molto probabilmente era il prestanome per Giuseppe Heiserer fotografo ambulante con sede a Gorizia dal 1860 al 1863. Resta da scoprire inoltre dove abbia svolto effettivamente la sua attività di pittore dal 1865 al 1895.

L'unico avviso comparso su Il Pulcinella a. 1, n. 21 (12 novembre 1864) Nello studio fotografico di F. Heiserer.

L'errore riguardante il nome di battesimo F. invece di G[iuseppe] può suggerire ulteriori dubbi, ma si tratta proprio di Giuseppe Heiserer, fotografo, attivo a Gorizia in via San Giovanni 14 dal 1860 al 1863 (4).

Un'altra novità è uno studio fotografico diretto dalla signora F. Rosa in via san Michele n. 9, così recita l'annuncio pubblicitario apparso il 4 aprile 1864 su Il diavoletto che evidenzia il nome della direttrice citata, sconosciuta protagonista a tutt'oggi. Lo stesso studio non comparirà negli anni successivi né sugli annunci pubblicitari né sulle Guide.

La rappresentante del gentil sesso ci sembra un puro prestanome come vedremo in altri casi. Donne fotografe protagoniste tarderanno a presentarsi sulla scena triestina. Agli inizi sono pure presenze negli studi con ruoli diversi, non certo quelle di protagoniste se non come soggetto delle fotografia.

 

 

 

Note

1. Fotografia sottomarina in “Gazzetta del popolo” a.1, n. 68 (22 novembre 1861)

2. Avvisi di G. Weintraub. Agli amatori della fotografia in “Gazzetta del popolo”, a. 2, n. 152, 153, 160 (19, 20, 27 luglio 1862), n. 167, 179, 193 (3, 17, 31 agosto 1862), n. 200. 206, 213, 220 (7, 14, 21, 28 settembre 1862)

Avvisi di F. Ramann. Studio fotografico F. Ramann in “Gazzetta del popolo” a. 2, n. 192 (30 agosto 1862), n. 192 (30 agosto 1862); n. 195, 200, 203, 207, 214, 220 (2, 7, 11, 15, 22, 28 settembre 1862)

3. Giovanni Spizzo, Quelle vecchie foto osé. Agli albori della foto oscena da quattro soldi: storia di Ferdinando Ramann pornografo triestino in “Il territorio” a. 11, n. 22 (gennaio-aprile 1988), p. 73

4. Giancarlo Brambilla, Censimento degli studi fotografici attivi dal 1860 a Gorizia e in provincia in “Il territorio” a. 12, n.s, n. 11-12 (giugno-dicembre 1999) p. 75-93

 

Tabella illustrativa sull'alternanza degli studi fotografici, anni 1862-1865 secondo le Guide scematiche

 

1862

1863

1864

1865

 

 

Baldini Edoardo via Acquedotto 1542-1550 19

Baldini Edoardo via Acquedotto 1542-1550 19

Bünger Federico Guglielmo E.

via Squero Nuovo 990 4

Bünger Federico Guglielmo E.

via Squero Nuovo 990 4 [Via Milano]

Bünger Federico Guglielmo E.

via Squero Nuovo 990 4

Bünger Federico Guglielmo E.

via Squero Nuovo 990 4

     

Benque Francesco

via Annunziata 1377 11

Castro Andrea de

via S. Nicolò 725 11

Castro Andrea de

via S. Nicolò 725 11

Castro Andrea de

via S. Nicolò 725 11

Castro Andrea de

via S. Nicolò 725 11

Engel Guglielmo

via dei Forni 892 10

Engel Guglielmo

via dei Forni 892 10

[Via Machiavelli]

Engel Guglielmo

via dei Forni 892 10

Engel Guglielmo

via dei Forni 892 10

 

 

 

Goldstein Leopoldo

via Corso 669 39

 

 

Hohenberger E. & Comp.

via Torri 935-3

Hohenberger E. & Comp.

via Torri 935-3

 

 

Lichtenstern Edmund

via Corso 611 9

Lichtenstern Edmund

via Corso 611 9

Mallowitsch Giuseppe

via Corso 670

Mallowitsch Giuseppe

via Corso 670

Mallowitsch Giuseppe

via Corso 670

 

Ramann Ferdinando

via Corso 593 1

Ramann Ferdinando

via Corso 593 1

Ramann Ferdinando

p.za della Borsa 593 1

Ramann Ferdinando

p.za della Borsa 593 1

 

 

Rieger Alberto

via Corso 662 27

Rieger Alberto

via Corso 662 27

 

 

 

Rieger Carlo

via Corso 670 41

 

 

Rotta [sed] Rota Giovanni e Kappler

via Madonna del mare 1371 6

Rotta [sed] Rota Giovanni e Kappler

via Madonna del mare 1371 6

 

Volpini Giovanni

via della legna 859 5

[Piazza Goldoni]

 

 

 

Tominz Augusto

p.za della Borsa 716 10

Tominz Augusto

p.za della Borsa 716 10

Tominz Augusto

p.za della Borsa 716 10

 

Weintraub Guglielmo

Acquedotto 1980 23

Weintraub Guglielmo

Acquedotto 1980 23

Weintraub Guglielmo

via Corso 669 39

 

Evidenziati in verde l'alternanza negli studi e in giallo la cooperazione tra professionisti.

Gli anni di successo e di crisi

Giunto ai 40 anni Ramann continua a lavorare con una visione delle proprie capacità imprenditoriali poco oggettiva, vedremo il perché di questa affermazione. Annuncia trionfalmente l'apertura di un Nuovo stabilimento di fotografia inaugurato il 13 aprile in via Valdirivo 11 al terzo piano su Il diavoletto del 21 aprile 1864.

 

Non seguiranno altri annunci sul solito periodico, ma compariranno sul bisettimanale La baba, il 20, 24 aprile e il 4 maggio con un'unica variante il numero civico che è il 14, evidentemente il numero 11 è stato un errore tipografico.

 Questa volta non ha badato a spese, ha allestito uno studio ex novo, con una bella sala d'attesa, macchinari pregiati, un laboratorio pronto a rispondere alle varie esigenze. Anche l'avviso in sé si presenta meglio articolato e si diffonde in modo particolareggiato sulle reali promesse del fotografo che rifugge dalla "ciarlataneria" e offre "un servizio pronto, esatto ed accuratissimo".

Da febbraio a luglio un avviso ripetuto su La baba di tono totalmente diverso dal solito ci fa capire che cosa sta organizzando.

Offre in affitto per 6 mesi il proprio appartamento e lo scopo ci sembra plausibile, vuole trasferire l'atelier in via Valdirivo. Le motivazioni sono difficili da individuare, si possono solo fare delle congetture. Non è una vendita quella che persegue, forse non può pagare l'affitto oneroso di quella che era stata la sua abitazione e studio. Forse le difficoltà economiche si addensano all'orizzonte, gli affari non sono all'altezza delle spese e i debiti si accumulano.

 

Gli avvisi del 10 e 17 luglio specificano che l'appartamento in affitto è composto da 5 stanze e cucina, quindi Ramann ha liberato anche gli spazi del laboratorio fotografico.

Si è trasferito con tutta la famiglia armi e bagagli.

 

 Ramann non si scoraggia, insiste a promuovere lo studio in via Valdirivo.

 

Progresso dell'arte fotografica intitola la pubblicità su La baba n. 38 del 22 maggio 1864 e nella particolareggiata descrizione delle novità, illustra come la moda suggerisce di porre il "proprio ritratto per suggello alle lettere che si inviano... come si usa a Vienna, a Parigi e in tutte le principali città". 

Sa come farsi notare.

 

 

Ma il diavolo ci ha messo lo zampino.

 

Ritroviamo la sua presenza in Piazza della Borsa n. 593 1 sull'Almanacco e Guida scematica per l'anno 1864, il che non ci meraviglia dal momento che le Guide vengono stampate e aggiornate ai dati dell'anno in corso, ma tale presenza è confermata dagli Avvisi apparsi sul periodico Il Pulcinella del 10 e 24 settembre e del 10 dicembre 1864. Come è possibile ciò? La fortuna gli ha giocato un brutto scherzo? Ha lasciato lo studio in via Valdirivo per la posizione decentrata o ha trovato chi lo sostituisce? Alla fine dell'anno fallisce.

Un'inchiesta datata 4 settembre 1864 è attivata dalla Direzione di polizia di Trieste per accertare le cause e la natura della dichiarata bancarotta del nostro fotografo. Che cosa è accaduto? Il nuovo studio è passato momentaneamente in altre mani o Ramann lo ha chiuso definitivamente ed è ritornato nella sua vecchia sede in pieno centro, nonostante la mobilitazione della polizia austriaca? I fallimenti sono all'ordine del giorno per i fotografi.

Lo stesso Guglielmo Weintraub che abbiamo già incontrato sulla piazza in contemporanea con il nostro Ramann, a sua volta subisce un processo per fallimento nel 1865 in cui dichiara testuale “essere notoria l'affluenza su questa piazza avvenuta in questi ultimi tempi di abili fotografi”, che esercitano “una concorrenza dannosa ai presenti specialmente a quelli di minor abilità”.

Ramann continua a pubblicare gli avvisi, senza specificare l'indirizzo dello studio su La baba n. 67  del 4 settembre 1864, poi con l'indirizzo sui numeri successivi.  Si ripresenta pure su Il Pulcinella da settembre a dicembre.

 

 

Gli effetti di un momento di crisi per la professione è dato da un avviso anonimo pubblicato il 14 aprile del 1865 su Il diavoletto che annuncia la vendita uno studio fotografico.

Da seguire sono i nuovi arrivati e gli avvicendamenti negli studi.

 

I nuovi fanno tesoro delle esperienze già collaudate dai predecessori e si fanno aiutare dalla comunità di appartenenza, in questo caso quella israelitica. Edmund Lichenstern, ungherese nato a Budapest (1840-1895) apparso dal 1863 sulla scena triestina ufficialmente apre uno studio dal 1 marzo 1864. Su Il diavoletto viene elogiato dalla redazione che ne tesse le lodi in quanto riesce a creare “immagini più belle, più nitide, più delicate con un notevole risparmio dell'argento impiegato allo scopo” e i “ritratti siano sempre eseguiti colla massima precisione, finezza e purezza”. Il fotografo espone in Corso 611- 9 di fronte all'albergo All'Aquila nera. Interessante è la testimonianza di Arturo Stork che sostiene, quando la deputazione messicana arriva a Miramare, il 10 aprile 1864, l'arciduca Massimiliano chiama il fotografo Lichtenstern a fotografare la scena che, più tardi il pittore Fiedler avrebbe dipinto (1).

 Segnalazione apparsa su Il corriere israelitico del 1863 del Salone fotografico Lichenstern. La comunità israelitica è orgogliosa di elogiarne i ritratti esposti in Corso 9, ricordando che Edmund Lichentestern ungherese d'origine è annoverato tra i più accreditati fotografi viennesi.

Tra gli avvicendamenti negli studi ci interessa e ci sorprende l'apertura di un nuovo studio fotografico in... via Valdirivo 14 da parte del dottor Giovanni Blason, apertura che verrà segnalata da vari avvisi sui periodici e confermata dalla Guida scematica del 1866. Giovanni Blason è un medico farmacista che esercita entrambe le professioni e si diletta di fotografia ma in modo molto serio così da aprire un atelier a suo nome dapprima a Gradisca d'Isonzo, poi a Trieste.

Gli annunci apparsi sui periodici triestini La Baba e L'Arlecchino nella stessa settimana di marzo 1865, l'indirizzo corretto dello studio è al n. 14.

Il solito periodico Il diavoletto a giugno (2) annuncia la sua attività come professionista, è presente infatti alla dimostrazione della Società triestina di tiro al bersaglio che festeggia il giubileo. Il dr. Blason, come viene di solito nominato, eseguirà la foto di gruppi di tutti i bersaglieri e i presenti. L'articolista si compiace nel descrivere la foto ricordo “bellissima e ben riuscita”.

Tutti gli avvisi di Blason si concentrano nei mesi di luglio, agosto e settembre e offrono ritratti ingranditi che possono essere prenotati anche presso la Libreria di Alessandro Levi, il libraio conferma d'avere stipulato un regolare contratto con il fotografo ed espone nelle sue vetrine il brillante risultato della sua opera (3).

Ramann è scomparso dalle pagine dei periodici … forse lavora nello studio con Blason, ma in gran segreto.

Un intrigante articolo di lode dello studio di Blason appare il 29 luglio 1865 sull'Osservatore triestino in cui si asserisce che il nuovo studio “assunto dal valentissimo fotografo” dimostra la perfezione dei suoi lavori. Gli elogi ripetuti riguardano anche le dimensioni dei ritratti a grandezza naturale che si possono ammirare nelle vetrine della Libreria di Alessandro Levi (4). Ciò che ci colpisce è la firma apposta all'articolo Ferd. M. traducibile per noi in Ferdinando Ramann.

L'astuto professionista ha trovato il modo - per chi sa intenderlo – di segnalare che è ancora in attività.

Un intrigante articolo di lode dello studio di Blason appare il 29 luglio 1865 sull'Osservatore triestino in cui si asserisce che il nuovo studio “assunto dal valentissimo fotografo” dimostra la perfezione dei suoi lavori. Gli elogi ripetuti riguardano anche le dimensioni dei ritratti a grandezza naturale che si possono ammirare nelle vetrine della Libreria di Alessandro Levi (4). Ciò che ci colpisce è la firma apposta all'articolo Ferd. M. traducibile per noi in Ferdinando Ramann.

Il rapporto tra loro è di reciproca collaborazione, sono quasi coetanei, sono disposti ad allontanarsi dai luoghi d'origine per avventura, condividono la stessa passione/professione, riescono a trovare un'intesa non solo d'amicizia, ma anche economica.

 

Note

1. Studio fotografico di F. Ramann in "La baba" n. 69,  70 (11, 14 settembre 1864), n. 75 (2 ottobre 1864). Studio fotografico di F. Ramann in "Il Pulcinella" n. 13, 15 (10, 24 settembre 1864), n. 26 (10 dicembre 1864).

2. Un Giubileo al bersaglio in “Il diavoletto”, n. 141 (21 giugno 1865)

3. Gabinetto fotografico di G. D. Blason in “Il diavoletto”, n. 171 (26 luglio 1865). Libreria di Alessandro Levi in Trieste... Ritratti in fotografia … nello stabilimento del dr. Blason in “Il diavoletto”, n. 171 (26 luglio 1865), 177, 189 (2, 15 agosto 1865). Gabinetto fotografico di G. D. Blason in “Il diavoletto”, n. 194, 196, 198 (22, 24, 26 agosto 1865) n. 209, 212 (9, 13 settembre 1865)

4. Stabilimento fotografico Blason in “Osservatore triestino” n. 172 (29 luglio 1865)

 

Il sodalizio Ramann e Blason 1866 ... rapporto intrigante

Due personalità a confronto.

Giovanni Blason può fregiarsi di vari titoli: è medico, farmacista, persona affidabile che ama praticare la fotografia al punto da avvicinare Ferdinando Ramann e di alternarsi alla sua attività fotografica, accettando l'opportunità di lavorare con lui. Dopo la dichiarazione di fallimento è opportuno che il nome di Ramann non ritorni alal ribalta.

La presenza dei due professionisti nello stesso studio richiede un avvertimento e un'assicurazione per il pubblico, ma vedremo un certo pubblico. A febbraio sul periodico La Baba Blason pubblica un avviso poco comprensibile a chi non conosce le vicende del loro atelier, in quanto conferma la sua presenza a Trieste nello studio che porta il suo nome in via Valdirivo 14, come è indicato nella Guida scematica dell'anno, dichiarando “mi fermerò qui ancora per alcun tempo”. Il suo trasferimento dalla nativa Gradisca, avvenuto dal giugno 1865, è ribadito dalla pubblicità sempre sullo stesso periodico nel mese di marzo. I motivi dell'abbandono dalla città natale sono dovuti a cause ancora sconosciute, il miraggio di un più facile guadagno, l'attrazione della grande città dell'impero, o …

 

Avvisi in La baba n. 9 del 10 febbraio e n. 16 del 17 marzo 1866

Le grandi novità si manifestano a giugno del 1866 e il tramite è sempre la stampa.

 

Il 6 giugno compare su Il diavoletto (2) un comunicato firmato da Alcuni onesti triestini che denunciano la presenza di “schifose fotografie che deturpano e insozzano da troppe settimane le vetrine di parecchi negozi di questa Trieste... Che concetto deve formarsi un forestiere che vede sempre tutte le vetrine coperte, in questi momenti! di quelle fotografie. Non dico artistiche, perché allora vi sarebbe almeno un merito. Adesso veramente il nudo e la anatomia non sono troppo in lavoro tra gli artisti... ma scusi qualche fotografo che ha troppo avvilito il suo titolo degradandosi per il magro guadagno di pochi soldi scendendo sino a fotografare quelle inespressive fisionomie e movenze innaturali e mute.”

L'accusa è precisa: non si ha alcun pudore ad esporre nelle vetrine dei negozi foto osé. La città, porto di mare, tollera le bagasce che ne hanno invaso le vie trovandovi calorosa accoglienza, né stupisce che si facciano fotografare in quel modo, ma che esistano artisti disposti a immortalare e diffondere la loro immagine non è atteggiamento da persona d'animo nobile “finito”. Non si pone la questione che i nudi siano opere d'arte accettabili in una pubblica esposizione, i denuncianti non usano mezzi termini ma le definiscono schifose e offensive della moralità.

Lo scandalo delle foto pornografiche e la loro diffusione apertamente tollerata suscita la pubblica indignazione, in un momento storico che sente la guerra alle porte, il profetico inciso dell'articolo “in questi momenti!” preannuncia la guerra austro-prussiana che sarebbe scoppiata il 14 giugno.

Ramann non lascia che trascorra neanche una settimana per contrastare la denuncia e le intenzioni degli Onesti triestini che, pur non facendone il nome, condannano l'operato del dr. Blason, famoso e conosciuto fotografo, di cui un tempo il direttore del periodico aveva lodato sia lo studio sia le artiste ritratte del Teatro Filodrammatico. Ramann “per debito di giustizia e della verità” ringrazia pubblicamente il collega che “sprezzando ogni interesse si sacrificò per me” avendomi assistito anche nell'arte così da rendermi capace “al disimpegno di qualsiasi lavoro fotografico”. Il Blason da bravo farmacista aveva delle conoscenze di chimica che lo aiutavano nella sperimentazione fotografica e che molto probabilmente aveva insegnato al fotografo Ramann essendo subentrato nel suo studio (3). Da quanto si capisce le foto dei nudi erano opera di Ramann, ma si vendevano nello studio di via Valdirivo intestato al dr. Blason, altrimenti non si spiega il sacrificio del collega.

Esempio di dagherrotipo stereoscopico

Sin dalle origini della fotografia i nudi sono presenti nei primi esperimenti con i dagherrotipi per i loro costi acquistabili solo da ricchi borghesi. Solo negli anni successivi con la diffusione delle carte de visite, facili da produrre e da vendere a prezzi accessibili anche al popolino senza dare troppo nell'occhio, le foto di nudi portano guadagno ai miseri fotografi sempre in lotta sul mercato.

Il nudo femminile attira e diventa estremamente affascinante quando mostra i corpi femminili in posizioni oscene e allusive, e offre anche, con l'uso del fotomontaggio, la pericolosa possibilità di offendere l'onore della donna e di conseguenza della famiglia. L'uso strumentale del nudo a tale scopo è evidenziato in un comunicato intitolato Nuovo modo di applicazione delle fotografie de “Il cittadino” a. 1, n. 59 (8 dicembre 1866) (4).

Nelle collezioni pubbliche è raro incontrare fotografie di nudi e i motivi sono facilmente deducibili. I collezionisti non ne fanno dono, gli studi fotografici non le affidano alla pubblica visibilità.

Entrando nel merito del nostro Ramann nessuna fotografia del genere è conosciuta o si è conservata.

Nudi fotografici

Fotografie del fotografo francese August Belloc (1800-1867) datate 1855

Immagini tratte da Gallery Getty images

Ramann non si sottrae al fascino del facile guadagno, anzi si suppone che ne abbia strenuo bisogno.

Ad agosto lo studio di via Valdirivo ritorna alla ribalta sul periodico La baba, si è provveduto ad avvertire che verrà traslocato in casa Stratti sopra il Caffè degli specchi (5). Dietro a questo avvertimento anonimo c'è sempre Ramann.

 

Per un anno cioè dal marzo 1865 all'agosto 1866 il dr. G. Blason ha fatto da "copertura" all'amico Ramann, lo dimostra l'avviso su  L'Arlecchino a. 1, n. 6 (11 marzo 1865), quando lo studio fotografico si sposta in Casa Stratti n. 584 come pubblica La Baba a. 5, n. 46 e 47 (19, 27 agosto 1866).

 

 

Ritratto di donna : la Dalcin, 1866

Donna non identificata.

Sul verso del cartoncino vi è l'iscrizione Stabilimento fotografico di F. Ramann

Piazza Grande sopra il Caffè degli specchi n. 584 Trieste. Il nome della donna è manoscritto.

Anche questa carte de visite appartiene all'Archivio Sartorio.

 

Entro il mese attua il trasloco dello studio che porta il nome bene augurante il Salone fotografico Alla fortuna, in Casa Stratti via del Teatro n. 584 con ingresso anche dalla Piazza Grande n. 586. L'apertura dello studio è pubblicizzata con un inserto bilingue sul primo numero  il 18 novembre 1866 del nuovo settimanale Il Gallo nel quale si rivela che il proprietario del Salone fotografico aperto l'8 settembre era il “dirigente lo studio fotografico già esistente in via Valdirivo n. 14”. Si ripresenta sulla scena da protagonista.

Lo scopo dell'avviso è di “vedersi onorato come per il passato da questo rispettabile pubblico ed inclita guarnigione”, di garantire la riproduzione di qualsiasi ritratto e dell'esattezza delle fotografie, di impartire lezioni di fotografia per un modico compenso, e da ultimo di offrire agli artisti di teatro, che recitano nelle prime parti, i ritratti gratuiti (6).

 

 

Ritornano ad addensarsi nubi sull'orizzonte del nostro avventuroso uomo.

Inizia a suo carico una serie di processi promossi dalla delazione di due onesti triestini o presunti tali, un certo dr. Federico Bruni e Giovanni Coen (7).

Mossi dalla scostumatezza delle fotografie prodotte dal fotografo lo denunciano al vescovo, monsignor Bartolomeo Legat de Naklas nel marzo 1867 con una delazione ricca di informazioni, evidentemente si erano ben documentati, spacciandosi forse come clienti. Scrivono “Fra tutti i fotografi che si trovano nella città di Trieste, uno solo si occupa esclusivamente nel suo studio di copie di posizioni scandalose, ossia così detti positivi o viglietti di visita, per sola ingordigia di lucro... Sarà egli attualmente in possesso di circa 5000 di tali copie, le quali si trovano in parte in un armadio nella sua abitazione, parte in terrazza sopra il tavolo dove si fa la posa e sopra la finestra della medesima terrazza vicino al canapé, e questi ultimi sono molto più scandalosi degli altri”.

La loro ricognizione è stata puntuale, da poliziotti, valutano i positivi in base alla maggiore o minore immoralità, descrivono l'ambiente dove si producono.

“Questi viglietti di visita dispensati dal Ramann con vistoso introito sono impunemente venduti dai chincaglieri ambulanti nei caffè e nelle trattorie, con pubblico scandalo, e con lagno della popolazione... tale diffusione si è estesa anche in Istria e in altre località. Anche presentemente il Ramann si occupa di tali lavori giornalmente dalle ore 2 alle 4 pomeridiane, e le stesse donne prostitute che frequentano quello studio si lagnano perché non sono nemmeno pagate”.

Gli investigatori non dimenticano alcun aspetto dell'attività, gli orari che comprendono una fascia dedicata più consona alle donne prostitute, mentre le ore del mattino sono dedicate ai ritratti di famiglia o alle riprese delle vedute. C'è da chiedersi come abbiano potuto contare i positivi, vedere i luoghi dove erano riposti, sembra quasi una denuncia messa in moto dalla concorrenza che non riesce a stare al passo con l'emissione ramaniana di carte de visite a due livelli di indecenza. La Direzione di polizia fatta intervenire dal vescovo trova conferma di quanto descritto con la perquisizione dello studio e dell'attigua abitazione il 3 aprile 1867. Il materiale sequestrato è notevole per quantità, 1000 positivi e trenta metri di negativi, il danno economico per il nostro fotografo è ingente. Si individuano anche i nomi delle tre muse modelle, ragazze provenienti da Treviso,Venzone e Medeuzza (San Giovanni al Natisone) e lavoratrici presso la casa di tolleranza di Maria Spacca la “Romana” in via della Torretta 524 nell'angiporto triestino che sarà conosciuto sino ai nostri giorni con il nome di Cavana (8).

La polizia sollecitata ad indagare, individua due giovani di Trieste che spacciano le foto pornografiche copyright Ramann a 10 soldi l'una mentre sono ancora in corso gli accertamenti sul suo conto. Le foto incriminate vengono diffuse attraverso vari canali: chincaglieri, girovaghi, barbieri, negozi di drogheria, librerie, caffè, birrerie e luoghi di ritrovo per appagare le pulsioni di quasi tutti gli esseri umani, senza distinzione di classe, genere, etnia accomunati da un unico interesse: il sesso. Si conferma che è a capo di un giro d'affari clandestino esteso che rivela per la prima volta la potenza sociale e commerciale dell'immagine del corpo nudo. I suoi collaboratori provvedono a soddisfare le richieste del mercato e vendono, per suo conto, anche positivi prodotti da altri fotografi.

Nel 1867 inizia il processo, ma l'evento non lo distrarrà dal condurre la sua vita come se nulla di grave fosse accaduto.

 

Il rapporto inviato dalla Direzione di Polizia di Trieste al Tribunale Provinciale, datato 13 giugno 1867, afferma che "i mezzi di sussistenza del Ramann sono limitatissimi" e che ha intrapreso l'attività di pornografo proprio perché l'eccessiva concorrenza l'avevano condannato all'indigenza. Nonostante ciò mantiene il suo studio per quasi dodici anni, al n. 584 di via del Teatro. Il fatto fa riflettere. Il grande palazzo Stratti è di proprietà delle Assicurazioni Generali, che non si turbano per i processi di Ramann nè per l'oggetto scandaloso dell'incriminazione... forse non si voleva perseguitare un così brillante professionista che evidentemente era puntuale nei pagamenti dell'affitto e nel fornire la sua produzione anche a personaggi al di sopra di ogni sospetto.

Compare il suo nome in via del Teatro n. 585 sulle Guide scematiche, le pagine gialle dell'epoca, ininterrottamente dal 1867 sino al 1879 con la sola variante dell'indirizzo dal 1875 in piazza Grande 4 al 5. piano. Rispetto al passato, evita di pubblicare gli avvisi dello studio sui periodici per tutto l'anno corrente. L'apparato giudiziario austriaco è lento nel procedere nei suoi confronti, può continuare a lavorare liberamente sui due fronti, quello ufficiale e quello clandestino.

La posizione del suo studio gli permette di essere nel cuore palpitante della città dove si svolgono gli eventi che passeranno alla storia. Il 16 gennaio 1868 è pronto a cogliere da una finestra i funerali di Ferdinando Massimiliano la cui salma viene sbarcata in città prima di proseguire il viaggio per Vienna, documenta pure le visite dell'imperatore e dell'imperatrice negli anni più tardi, piccoli documenti souvenir che attraggono compratori non sospetti. Diffonde vedute della città riprendendo anche le periferie che stanno cambiando e che altri studi fotografici diffondono. La concorrenza dei nuovi nomi di professionisti diventa un vero e proprio problema.

 

Note

1. Da affittare uno studio fotografico in “Il diavoletto” n. 144 (23 giugno 1866)

2. Alcuni onesti triestini. Articoli comunicati in “Il diavoletto”, a. 19, n. 128 (6 giugno 1866)

3. Pregiat. sig. Redattore, in “Il diavoletto”, a. 19, n. 134 (12 giugno 1866)

Elisa Michellut, Giovanni Blason. Il mistero della torre sull'Ausa in “Messaggero veneto” (10 aprile 2019) vedi <https://www.cervignanonostra.it/tag/giovanni-blason/>

4. Articoli comunicati. Il nuovo modo di applicazione delle fotografie in “Il cittadino” a. 1, n. 59 (6 dicembre 1866)

Per questo motivo nel 1862 i coniugi Antonio Diotallevi e Costanza Vaccari furono processati. Nei primi anni della fotografia distribuirono scatti in cui montarono la testa della regina sul corpo di una giovane prostituta. Queste immaginette circolarono per mezza Europa, dal papa all’imperatore d’Austria, da Napoleone III allo Zar. Gli artefici, esecutori e/o mandatari del fotomontaggio colpirono Maria Sofia nella morale più che sferrare un attacco politico. Vedi <https://archivio.fototeca-gilardi.com/item/it/1/30885>

5. Lo studio fotografico... in “La baba”, a. 5, n. 46, 47 (19, 26 agosto 1866)

6. Avviso pubblicitario Apertura del nuovo Salone fotografico Alla Fortuna in Il gallo, a.1, n.1 (18 novembre 1866). Sulle Guide scematiche dal 1867 al 1874, lo studio di Ferdinando Ramann risulta in via del Teatro n. 585 e solo dal 1875 in Piazza Grande n. 4 al 5. piano.

7. Spizzo, Giovanni, Quelle vecchie foto osé. Agli albori della foto oscena da quattro soldi. Storia di Ferdinando Ramann, pornografo triestino in “Il territorio”, n. 22 (novembre 1988), p. 67-79. Sono in corso ricerche d'archivio di conferma.

8. Altri indirizzi attinenti alle meretrici sono Via delle ombrelle e Via del volto, la provenienza delle donne è da Sebenico, Pinguente, Friuli su forse Indici dei magistrati.

Unico Avviso dell'anno pubblicato su “Il cittadino” il 1 ottobre in cui avverte che ha mantenuto lo studio in via del Teatro 584 [negli avvisi 584 ma Guide 585] con esposizione e vendita delle foto in via del Ponterosso.

 

Carellata di vedute della città

L'arsenale del Lloyd

La Birreria Dreher

Porto navi ufficiali di marina

Da sinistra: Casino della sanità sulle rive, 1882

Radetzky-Adria fregata mista vela-motore nel porto di Trieste, 1865. Collezione privata.

Folla al Molo Audace : arrivo dell'imperatore, 1870

Sylos e darsena, 1880

Ritratti di ufficiali della marina austriaca. Collezione privata.

Da sinistra foto datate 1869-1870, nell'ordine Uomo Mosca, Moglie dell'uomo mosca, Donna con velo sulle spalle, Filippo Zamboni in tenuta da esploratore.

Gli ultimi anni

Trascorrono dieci anni.

Nel 1878, ormai cinquantatreenne e vedovo, si sposa con Eugenia De Castro (1839-1917), figlia del pittore e fotografo Andrea De Castro (1806-1884), collaboratrice del padre sin dalla giovane età.

Molto probabilmente Eugenia che è a sua volta pittrice, esegue sin da fanciulla i ritocchi nel Nuovo studio Fotografico del pittore A. de Castro e figlia aperto a Gorizia alla fine degli anni Cinquanta dell'Ottocento volutamente associata nel logo.

Si può proclamarla alla luce di questa onorevole citazione la prima donna fotografa professionista della città. A Trieste i due De Castro sono presenti in un atelier fotografico in via san Nicolò n. 725 dal 1861 al 1865. Quando il padre si ritira e ritorna nella nativa Pirano, Eugenia mette a frutto probabilmente nello studio di Ramann le abilità acquisite e a 46 anni con l'unione matrimoniale stipula pure un'unione d'affari. Infatti nello stesso anno assieme ad un altro suo collaboratore Edoardo Lindermann, testimonia a favore del marito nel processo, l'ennesimo che gli viene intentato, processo che lo vedrà assolto.

Non è di fatto possibile stabilire quando lo studio fotografico in Piazza Grande 4 al quinto piano chiude definitivamente.

Nel 1879 il nome di Ramann non compare sotto la voce “Fotografi” della Guida scematica.

Dal 1887 ritorna ad essere un fotografo girovago, cioè ospite presso altri studi, morirà nel 1888.

 

 

 Andrea de Castro (1806-1884) e Eugenia de Castro (1839-1917)

    Attilio Hortis bambino, 1852-1853

Sul verso del positivo: Fotografia del pittore A. De Castro e figlia          acc.to al Hotel Daniel 725 [Contra del Ponterosso] Trieste

Per la datazione ci si basa sull'età dell'effigiato, Attilio Hortis (1850-1926). In base a questo riscontro si può anticipare l'attività dello studio fotografico del pittore e figlia al 1850 ca.

L'Avviso su Il diavoletto n. 280 del 4 dicembre 1860 indica il doppio indirizzo dello studio.

Andrea de Castro (1806-1884) e Eugenia de Castro (1839-1917)

Donna seduta, 1865

Sul verso il logo è Fotografia del pittore A. De Castro e figlia via San Nicolò 725 Trieste.

Lo studio allo stesso indirizzo è ormai stabile a Trieste.


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