FOTOGRAFIA A TRIESTE: GLI INIZI

a cura di

Claudia Morgan

Introduzione al percorso

 

Fotografie su Trieste… ma prima di inoltrarci con abbandono al passato, introduciamo una riflessione sulla fotografia che ferma il tempo istantaneo e lo mantiene inalterato così da offrircelo a distanza di più di centottant'anni come nel nostro caso.

Magia della fotografia?

Piuttosto un tempo diverso della fotografia che contiene una paradossale contraddizione: congela l'attimo istantaneo e lo dilata all'infinito. L'atto fotografico riduce la temporalità ad un semplice punto, ad un istante, ma è anche il superamento di questo punto verso una nuova iscrizione nella durata. Diventa la fotografia, soprattutto per questo motivo, per il suo identificarsi nel tempo dell'arresto, tempo della perpetuazione nel mondo futuro di ciò che è avvenuto una sola volta.

Riflettiamo come suggerisce Roland Barthes sulla paradossalità della fotografia mentre godiamo delle immagini presentate.

Nella fotografia sono sempre presenti e si sovrappongono e si confondono due tipi di messaggi:  uno senza codice - l'idea di replica totale e fedele della realtà che l'oggetto propone - e uno con codice - il trattamento dell'autore che ogni immagine comporta -. La foto è necessariamente reale, rappresenta ciò che è stato in un determinato tempo, è un punto di riferimento ineludibile.

Ma Walter Benjamin arricchendo di ulteriore complessità la riflessione su questa dualità informativa ci avverte di scoprire ciò che inconsciamente sfugge all'intenzionalità dell'autore, nonostante il rispetto dei canoni stilistici e tematici codificati e stereotipati, e che invece coinvolge l'osservatore trasportandolo in una direzione che va oltre la realtà.

Con questo motore di ricerca, con questo frullo nel cervello, possiamo ora avventurarci a sfogliare le pagine web che seguono cogliendo i vaghi suggerimenti: gli eventi di cronaca che diventano storia, la città e i suoi cambiamenti, la vita quotidiana, la vita sociale, gli eventi - parola abusata - per indicare fatti della vita, le commemorazioni sottese dall'irredentismo, i personaggi famosi e quelli che non saranno famosi.

Gli autori dei positivi non sono tutti identificati, non appartengono a studi celebri e riconosciuti, alcuni sono dei dilettanti e in qualche caso fotografi di strada. A tutti va riconosciuto il grande merito d'aver contribuito alla produzione di documenti che oggi sono diventati per noi motivo di confronto e di analisi.

Gli inizi della fotografia, i protagonisti di quel fatidico 1839

Louis Daguerre               Thomas Wedgwood      Joseph Nicéphore Niépce

Trieste non si sottrae alla nuova tecnica/arte, che nel giro di un anno, dal gennaio 1839 si propaga in tutta Europa.

Sin dai primi anni dell'Ottocento ottici che sviluppano un modello della camera oscura, e chimici che sperimentano sostanze fotosensibili, si interessano alla riproduzione del mondo visibile su un supporto in modo quasi automatico, ottenendo risultati che apriranno un percorso ancora in atto.

Se la dagherrotipia perpetua il nome di Louis Daguerre, si devono pure ricordare Thomas Wedgwood, la cui famiglia è legata alla produzione della celebre ceramica, e Joseph Nicéphore Niépce, inventore e sperimentatore che si applica alla litografia e incontra lo stesso Daguerre diventandone amico. Entrambi, Wedgwood e Niépce ben ultimi in un nutrito stuolo di scienziati, contribuiscono con le loro osservazioni e scoperte ai tentativi fotografici, ma la gloria sarà tutta di Daguerre, che pittore e scenografo di formazione, inventore del diorama - un fondale dipinto grazie alla camera oscura -, ottiene un acquisto del brevetto da parte del governo francese e l'iscrizione del nome sulla mitica Tour Eiffel.

L'importanza della dagherrotipia è immediatamente compresa, il 7 agosto viene promulgato il decreto statale firmato dal re di Francia che sancisce l'acquisizione dei diritti sul processo dagherrotipico. In tal modo il governo francese si può gloriare di fronte al mondo intero della generosa donazione e l’ottico, cognato di Daguerre, Alphone Giroux, inizia a vendere i primi apparecchi fotografici. È l’alba del mercato fotografico.

Daguerre protegge con un brevetto ottenuto a Londra, 14 agosto 1839, il “suo” apparecchio fotografico, senza il quale la conoscenza del suo metodo rimane solo teoria. In più, ogni esemplare, corredato dall'apposito manuale d'uso, è autenticato e porta su di un lato un cartiglio ovale con la dicitura e timbro su ceralacca: “Aucun appareil n'est garanti s'il ne porte la signe Mr. Daguerre et la cachet de Mr. Giroux. Le Daguerrotype. Exécuté su la direction de son auteur à Paris chez Alph. Giroux et Cie., rue du Coq, St. Honoré No.7” (Il Dagherrotipo. Nessun apparecchio è garantito se non porta la firma di M. Daguerre e il marchio di M. Giroux).

La prima fotocamera realizzata in serie è quindi la Giroux Daguerrotype. Alphonse Giroux, cognato di Daguerre, un restauratore e costruttore di mobili, ottiene la licenza da Louis Daguerre e da Isidore Niépce, figlio del defunto Nicéphore, per costruire fotocamere per dagherrotipia. La fotocamera di Giroux è migliore rispetto alla versione originale: è provvista di un obiettivo focale 380mm e apertura tra f/14 e f/15 creato dal progettista di microscopi e telescopi Charles Chevalier. Lo sportello anteriore dell'obiettivo si apre per permettere l'esposizione. La fotocamera è composta da due cassette: una posteriore piccola all'interno di un'anteriore più grande che scorrono l'una sull'altra per la messa a fuoco. Una vite d'ottone le fissa in posizione. Le cassette sono solide ma semplici, quindi di facile riproduzione. Si può calare sul retro uno specchio cosi il fotografo vede l'immagine comodamente e nel modo in cui sarebbe risultato il dagherrotipo, anche se destra e sinistra sono invertite. L'interno dell'apparecchio è rivestito di velluto nero per ridurre i riflessi dannosi all'immagine. La fotocamera è grande come una scatola per documenti d'ufficio ed è molto pesante, con gli accessori circa 50 kg. Si vendono in effetti anche una cassetta di iodio per la sensibilizzazione, una di mercurio per lo sviluppo, un fornello per scaldare il mercurio e gli chassis portalastre. Queste sono di formato standard e si producono anche in formati più piccoli, metà o un quarto di quello standard (cm. 21.5x16.5; 10.5x8; 7x5.5; 16x12; 8x7). Il kit completo ha un prezzo esorbitante: 400 franchi equivalente ad uno stipendio annuale medio.

Carlo Antonio Fontana, il primo fotografo dilettante della città

Carlo Antonio Fontana 1839. Giuseppe Tominz, Carlo Antonio Fontana 1832

La litografia di incisore non identificato riporta sotto la firma a ds la data 1839.

Il ritratto ad olio su tela di Giuseppe Tominz è datato 1832

Carlo Antonio Fontana autoritratto                        Adele Reisden moglie di Fontana

dagherrotipi 1842

in Mostra retrospettiva del ritratto a cura del Circolo fotografico triestino 1968; Giuseppe Wulz. La fotografia a Trieste 1868-1918 . 1984

 

La concorrenza nella produzione degli apparecchi si attiva subito, già dal 19 agosto è presente sul mercato un altro apparecchio per dagherrotipia costruito dai Fratelli Susse. Chi può permettersi l'acquisto del costoso apparecchio, scomodo e dedicato alla sola fotografia di ritratto e paesaggio, ne scoprirà presto i limiti, produce infatti pezzi unici in quanto impressiona una sola lastra, e l'immagine, che a seconda dell'angolo in cui viene visualizzata è positiva o negativa, è sempre con l'inversione destra-sinistra.

A Trieste uno dei primi sperimentatori opera già a novembre dello stesso anno e i periodici locali, l'Osservatore triestino e La Favilla ne danno ampio resoconto (1). La procedura è consueta, gli esperimenti si vuole renderli pubblici così da solleticare la curiosità popolare, è gia accaduto in altre città a Pisa, Torino, Milano da ottobre a novembre.

Il suo nome è Carlo Antonio Fontana (1809-1886) appartenente ad una ricca famiglia di imprenditori, il primo fotografo dilettante che annovera la città, si può definire un trentenne intraprendente. Nel ventennio successivo gli appassionati alla tecnica fotografica saranno in Europa tra i dilettanti nobili, benestanti, borghesi, professori e dottori, cultori delle arti, soprattutto pittori, artisti giovani e meno giovani, mentre gli ottici, i professionisti addetti ai lavori che di definiranno tout court fotografi ne intuiscono la valenza commerciale.

Infatti a Trieste è il venditore di vedute, lo svizzero Giovanni Mollo (1799-1883), stabilitosi a Trieste da Bellinzona dove aveva iniziato a lavorare dal 1826 nello stabilimento litografico dello zio e dopo la specializzazione nell'editoria musicale a Vienna, che annuncia la settimana precedente l'esperimento di Fontana la disponibilità di un apparecchio di Daguerre nel suo negozio in Corso (2) e il giovane uomo d'affari si affretta all'acquisto. Le sue prime prove su lastre argentate che, grazie alla stampa periodica, vengono segnalate e sottoposte al pubblico curioso con dovizia di particolari, sono vedute delle colline ma anche di punti nevralgici della città, conservate dai discendenti della famiglia e non sono presenti nelle collezioni civiche.

i daguerrotipi a trieste

L'articolo de l'Osservatore triestino

 

L'articolo appare il 21 novembre 1839 anticipando la notizia di tre giorni rispetto alla Favilla.

La descrizione dell'esperimento, eseguito il 20 novembre, è essenziale, un puro dato informativo che rientra nello stile del quotidiano.

prime esperienze del daguerrotipo

L'articolo della Favilla a firma di Francesco Dall'Ongaro

Il 24 novembre 1839 a firma di Francesco Dall'Ongaro compare sul periodico La Favilla, n. 17 la descrizione degli esperimenti di Carlo Fontana sui dagherrotipi. L'autore descrive ben tre giornate, la prima di puri preparativi non andati a buon fine, la seconda e la terza con la realizzazione delle vedute. L'autore dell'articolo confessa di non conoscere i fenomeni chimici che hanno portato, dopo 14 anni di esperimenti, all'importante scoperta della dagherrotipia.


Molto probabilmente Carlo Fontana continua nei suoi esperimenti, nel 1842 si dedica ai ritratti, produce un autoritratto, riprende la moglie Adele Reisden (3), e altri familiari, in particolare effigia la sorella Giuseppina Fontana, sposata con Pietro Sartorio e i suoi quattro figli nel giardino di casa, la villa di città oggi Museo Sartorio. Il positivo presente nell'Archivio fotografico della famiglia Sartorio che ne dimostra l'esistenza è una carte de visite degna di un'analisi approfondita.

La conferma che Carlo Fontana si diletta con la fotografia negli anni successivi al 1839 mancava di prove, finché non mi si è presentata un'opportunità: ho avuto la fortuna di catalogare interamente l'Archivio fotografico della famiglia Sartorio in collaborazione con l'archivista Franca Tissi che mi aveva segnalato l'importanza di tale patrimonio, quasi unico.

Tra le migliaia di carte de visite, una si è rivelata alquanto interessante.

Si tratta di un ritratto della famiglia Sartorio Fontana ripreso all'aperto, infatti sullo sfondo si scorge una finestra, la disposizione dei protagonisti è tale da rendere facile la posa. L'esposizione è in pieno sole. La carte de visite presenta una particolare rifilatura ottagonale, indizio che attira subito l'attenzione e che è la conferma della presenza di un astuccio del dagherrotipo con tale apertura. L'opera è firmata dal  fotografo Giovanni Blason, che incontreremo ancora, di professione farmacista e medico, ma anche appassionato fotografo.

Ulteriore sorpresa i Fontana allo stesso fotografo hanno commissionato una copia colorata conservata in cornice.

Spiace segnalare che non è piu visibile a Catalogo dei beni culturali la carte de visite in bn [inv. S2412] dell'Archivio Sartorio, grazie alla quale ho potuto compiere il confronto. Speriamo sia solo un problema del server!

 

Famiglia Fontana e Sartorio: ritratto

Giovanni Blason (1824-1904)

 

Pietro Sartorio con la moglie Giuseppina Fontana e i figli, [1865]

positivo : albumina colorata a mano

[foto dell'autore]

 Probabile riproduzione di un dagherrotipo di Carlo Antonio Fontana (1809-1886) fratello di Giuseppina Fontana eseguito da Giovanni Blason nel giardino di villa Sartorio negli anni 1842-1843. La data del dagherrotipo si ricava dal calcolo dell'età degli effigiati. Nel 1843 i tempi di esposizione erano ancora lunghi dai 10 ai 5 minuti, quindi il gruppo familiare dovette stare perfettamente immobile per tutto quel tempoEsiste nei depositi al Museo Sartorio la copia colorata a mano e incorniciata dello stesso Blason. Il medico e farmacista Blason è un fotografo “pendolare” che in tale periodo probabilmente condivide lo studio con Ferdinando Ramann in via Valdirivo n.14 nel 1865 e di fatto lo dirige per tutto il 1866. Ramann si vanta in un inserto pubblicitario di “assumere commissioni per riproduzioni di qualsiasi ritratto sia ad olio come daguerrotipi...” [vedi Apertura del nuovo Salone fotografico “Alla Fortuna” in “Il gallo”, a.1, n. 1 (18 novembre 1866), p. 4].

La pratica di ripodurre i dagherrotipi è ormai proposta alla clientela così da rendere i preziosi ritratti facili al deterioramento moltiplicabili a piacere.

 

I membri della famiglia Sartorio saranno fortemente attratti dalla possibilità di avere e di conservare ritratti fotografici in album che probabilmente esibiscono agli ospiti nei loro salotti: la consistenza dell'archivio ne fornisce l'evidenza e segnala i nomi illustri dei fotografi europei attivi dagli anni quaranta dell'Ottocento ai primi anni del Novecento [vedi Archivio fotografico Sartorio]. Va ricordato che Giovanni Guglielmo Sartorio, fratello maggiore di Pietro, si vanta nelle proprie Memorie biografiche, edite nel 1863 ben 8 anni prima della sua morte, d'aver incontrato Daguerre a Parigi nel 1852. A Daguerre attribuisce la scoperta dell'“infallibile pennello della luce” che permette di “lenire lo sconforto delle separazioni” con “le viventi immagini delle persone a noi care” e riconosce alla fotografia il grande merito di offrire una possibilità esclusiva: avere sempre con sè i ritratti dei familiari, la loro essenza e nello stesso tempo la loro eterna presenza (4).

 

Il disegno non firmato riprende il ritratto fotografico di Giovanni Guglielmo Sartorio opera di Antonio Sorgato e datato ottobre 1861. La data si ricava dalla Memorie biografiche, p. 286

Note

1. Osservatore triestino, 21 novembre 1839

Francesco Dall'Ongaro, Prime esperienze del daguerreotipo a Trieste in “La Favilla”, a. 4, n. 17 (24 novembre 1839), p. 134-135

2. Laura Paris,  Immagini di un'epoca : l’opera di Giuseppe e Alberto Rieger nella Trieste ottocentesca, in MCCD1800, vol. 3 (luglio 2014), p. 81 nota su Giovanni Mollo

3. Antonio Giusa, Dagherrotipisti itineranti e dilettanti in Friuli e a Trieste in "L'Italia d'argento, 1839-1859: storia del dagherrotipo in Italia". Firenze : Alinari, 2003, p. 201

4. Giovanni Guglielmo Sartorio, Memorie biografiche. Trieste : Tipografia del Lloyd austriaco, 1863, p. 220

 

 

ottici e dagherrotipisti a trieste

Chi sono

 

Agli inizi della diffusione della fotografia gli atelier stabili in città sono rari, prevalgono i dagherrotipisti itineranti, che si sottopongono a continui spostamenti per avere un introito. Considerati talvolta imbonitori e ciarlatani lavorano appoggiandosi a case private o stabilendosi in alberghi del centro e, grazie alla capacità di trafficare con la chimica, producono e vendono pure elisir di lunga vita o s'industriano praticando anche altre professioni.

Non sempre godono di buona fama, talvolta lasciano i conti in sospeso presso gli alberghi, se ne occupa anche la legislazione, un es. nel Regno d'Italia un articolo della Legge di pubblica sicurezza in vigore dal 1865 stabilisce che è proibito alle meretrici di abitare presso un dagherrotipista, e si comprende quale vantaggio ne traessero entrambe le professioni. Vedremo come a Trieste la legge austriaca non sarà così rigida, ma siamo nel 1865 e si può parlare ormai di fotografi. Altre volte si appoggiano ai negozi di ottica, così da ottenere visibilità con l'esposizione nelle loro vetrine.

Sono i ritratti che segnano il maggior successo del procedimento. Il dagherrotipo, grazie ad alcuni perfezionamenti dovuti a nuove ottiche per la ripresa e l'uso di sostanze acceleranti che aumentano la sensibilità delle lastre, per l'estrema definizione del dettaglio e per la resa dei particolari, nonostante la contemporanea introduzione del procedimento calotipico (che si basa sul binomio positivo-negativo, stampa positiva diretta o negativo su carta), continua ad affermarsi sino alla metà del secolo.

I loro nomi, in particolare quelli del decennio 1840-1850 citati puntualmente da Italo Zannier, non ci hanno lasciato tracce del loro passaggio pur contribuendo ai continui progressi della fotografia. La mostra organizzata nell'ottobre 2000 dal Circolo fotografico Fincantieri sponsorizzata dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e promossa dall'Assessorato alla cultura del Comune di Trieste su Il Ritratto. Dal Dagherrotipo al digitale presenta solo due dagherrotpi di autori anonimi databili post 1839 e 1850. Il patrimonio presente a Trieste non offre una quantità di esemplari su cui studiare.

Unico modo per conoscerli è leggere gli avvisi pubblicitari.

Interessante è constatare come tra le due categorie di professionisti - ottici e fotografi dagherrotipisti - sin dall'inizio la liaison è importante.

 

Una rapida carrellata di nomi.

 

Nell'ottobre 1842 sono presenti a Trieste, ma lo saranno anche nel 1843 per alcune settimane, gli ottici viennesi Waldstein  e Gross (1) in casa Costantini in Corso 593 e in casa Vivante presso la Borsa nella contrada del Canal Piccolo n. 729 al primo piano, che vantano un'apparecchiatura di grande precisione per la misurazione della vista - l'ottometro – e vendono ottimi cannocchiali, microscopi e lorgnette [occhialini con uno o due lenti con manico]. Nello stesso avviso pubblicitario sull'Osservatore triestino annunciano la prossima presenza dell'eliografo di Vienna Johann Bosch che “farà conoscere in tutto il suo significato la più interessante scoperta del secolo attuale La Daguerreotipia”, infatti l'avviso datato 8 dicembre conferma l'arrivo dell'eliografo in contrada Baudariù (via Valdirivo) n. 954 al primo piano e raccomanda i suoi “ritratti di daguerrotipia a modici prezzi” (2).

 

Nel febbraio1844 Johann Fleischer, alloggiato all'albergo Metternich [poi Hotel de la ville], presenta i Daguerreotipes en coleurs diffusi a Vienna già da un anno, dagherrotipi colorati a mano, e offre la propria disponibilità ad insegnarne la tecnica, si ripresenterà nello stesso albergo qualche mese dopo, a maggio, proveniente da Roma con un socio, Fleischer e Pichler (3).

 

A marzo si pubblicano a nome di Sigismondo Schlesinger le informazioni sugli apparati dagherrotipi costruiti dall'ottico meccanico Franz X. Waibl di Vienna, e si elencano quattro tipi diversi per formato, ma tutti “con vetri perfettissimi” così da ottenere un “disegno netto e marcato” (4). Negli avvisi non è segnalato a chi ci si dovesse rivolgere per gli eventuali acquisti.

 

Sigismondo Hirschsohn & Comp. [socio non identificato] ottici viennesi sono in casa Costantini in Corso 593 e casa Vivante di fronte alla Borsa, nello stesso studio che aveva accolto la coppia Waldstein e Gross, e vendono strumenti ottici vantando la bontà delle lenti di occhiali ed occhialetti (5).

 

A ottobre arriva un'altra coppia, i dagherrotipisti J. Darier e F. Abresch, di origine francese il primo, tedesca il secondo, che aprono uno studio in Casa Tositti in Contrada nuova al n. 74 [per A.Giusa, Dagherrotipisti itineranti e dilettanti in Friuli e a Trieste] al n.741 [per S. Pugliese, Fotografi a Trieste] al 2. piano, e invitano coloro che “amassero farsi fare il ritratto” a presentarsi dalle 9 alle 4 del pomeriggio (6).

 

L'alternanza di queste presenze negli stessi studi, fenomeno che vedremo ripetersi ricorrente negli anni è dettata da più esigenze.

Risulta evidente che mantenere lo stesso indirizzo già memorizzato dalla clientela e non modificare la logistica dell'atelier era un notevole vantaggio, vantaggio di cui godevano anche i proprietari degli immobili del centro città che si avvalevano della possibilità di aumentare la quota del contratto d'affitto proponendo contratti di soli due anni.

Altra osservazione: gli indirizzi sono indicati negli avvisi pubblicitari e nelle Guide scematiche con il nome del proprietario della casa e con il numero tavolare. Solo dall'aprile del 1862 il Comune di Trieste applica la numerazione civica autonoma alle vie e alle piazze. Per un certo periodo vennero indicate sia la numerazione tavolare sia la numerazione civica.

 

1. Jacob Waldstein (1810-1876) ottico a Vienna in 8. Michaelerplatz 5, produce strumenti per dagherrotipi

2. Osservatore triestino, n. 841 (27 ottobre 1842), n. 859, 860 (8, 10 dicembre 1842), n. 51, 52 (27, 29 settembre 1843), n. 53, 58 (1, 13 ottobre 1843)

3. Osservatore triestino, n. 15 (4 febbraio1844) nell'avviso il nome è sbagliato Giovanni Heischer, n. 59 (17 maggio 1844), n. 60 (19 maggio 1844), n. 61 (22 maggio 1844)

4. Osservatore triestino, n. 28 (6 marzo 1844), n. 29 (8 marzo 1844)

5. Osservatore triestino, n. 50 (26 aprile 1844), n. 54, 55 (5, 8 maggio 1844)

6.  Osservatore triestino, n. 122 (11 ottobre 1844) J. Darier o Darrier, dagherrotipista francese attivo a Vienna nel 1843, nel 1846 sino a luglio è a Trieste dove lavora da solo in Osservatore triestino, n. 79, 80, 81 (3, 5, 8 luglio 1846) e nel catalogo in linea Albertina Museum Biobibliografie zur Fotografie in Österreich e in La fotografia a Trieste nell'800 : mostra retrospettiva del ritratto, Trieste : Tipografia litografia Moderna, 1968, p. 9

Fabio Zubini, Borgo teresiano. Trieste : Edizioni Italo Svevo, 2004, p. 513 Abresch, dagherrotipista probabilmente tedesco, forse dell'area di Dresda attivo nel 1845 in Gruppo Ricerca Immagine. Tavola di identificazione e classificazione punzoni per dagherrotipia <http://www.gri.it/daguereotype-hallmarks-punzoni.html> ultima consultazione 2014.02.22

Dagherrotipisti famosi nell'anno 1846 a Trieste

1846

Ferdinando Brosy

 

 

 Strisce di cuoio

L'inserzione appare sulla Gazzetta privilegiata di Bologna, 163. della serie, anno 1839

 

 

L'ambulante Ferdinand Brosy (1802-post 1870) nato a Düren in Renania [I. Zannier lo dichiara nato a Aquisgrana], "professore in fotografia", è un personaggio veramente intraprendente dalla vita tutta da scoprire. Negli anni 1837-1838 è a Torino e si professa "coramaio" premiato dalla R. Camera di Agricoltura e Commercio per le sue "striscie in cuoio" o coramelle per affilare i rasoi e si arrabatta a vendere anche "rasoi inglesi dei più perfetti" e aghi da cucire. Ha già 36 anni, si presume abbia attraversato l'Europa con la sua famiglia, ma cerca ancora una propria collocazione. Per farsi conoscere si affida agli avvisi pubblicitari sui periodici locali.

Passati pochi anni compare sulla scena come dagherrotipista abile al punto da avere un giovanissimo aiutante, Giambattista Unterveger, grazie al quale avremo qualche notizia su di lui.

Il trentino Giambattista Unterverger, suo allievo e ritoccatore dal 1854, poi primo fotografo stabile del Trentino allora austriaco, testimonia un resoconto della “vita randagia” condotta dal maestro, e da altri dagherrotipisti ambulanti [In: Il contesto trentino]. Così lo descrive infatti nel suo diario era un uomo "basso di statura, pochi e bianchi capelli, raggrinzita la fronte tanto che mostrava 80 anni anziché 48" a causa "dallo aver egli lavorato per ben 10 anni al daguerrotipo, col qual procedimento occorrevano i vapori di mercurio, che l'avevano tanto invecchiato" (1).

 

Per dieci anni ormai affermato dagherrotipista passa di città in città nel nord Italia (Udine, Trento, Bressanone, Feltre, Verona, Ferrara).

Ma prima fa una sosta a Bolzano come apprendiamo dai suoi avvisi pubblicitari nel marzo e settembre 1846.

 

Sul settimanale Bozner Wochenblatt del 13 marzo 1846 compare:

Ritratti dagherrotipi

Il sottoscritto si fermerà qui alcuni giorni e si propone per eseguire ogni tipo delle seguenti riproduzioni: Persone singole o in gruppi familiari, immagini di edifici, panorami, dipinti ad olio o incisioni etc.

Per una riproduzione di questi soggetti bastano pochi secondi, e ciò con ogni genere di tempo, (anche) senza sole, in ambienti chiusi, cosa altrimenti impossibile, e ciò con piena garanzia. Non si pagano i ritratti non riusciti. Il prezzo di un ritratto di questo tipo varia a seconda della grandezza e del numero delle persone da 2, a 3, 4, fino a 5 fiorini. Il sottoscritto tiene anche delle lezioni per l'apprendimento di questa materia ed è disponibile alla vendita del materiale necessario. i signori che lo desiderano, possono essere raggiunti anche nelle loro case. Ordinazioni ed effettuazioni di ritratti hanno luogo all'Hotel Alle due chiavi d'oro.

Ferdinand Brosy

da Aachen in Prussia

 

A settembre dello stesso anno, non si sa, se nel frattempo, si sia allontanato dalla città, inserisce un analogo annuncio.

 

              Daguerreotyp-Portraits. Ritratti dagherrotipi

                                  Lichtbilder. Fotografie

 

Realizzare immagini secondo questa invenzione è una delle più belle opere d'arte disseminate nella natura, e attualmente al più alto livello di lavoro perfetto, arte dignitosa.

Il sottoscritto si fermerà qui per un po' e si offre per realizzare ritratti di ogni genere individui e gruppi familiari, vedute di edifici, paesaggi, dipinti ad olio e incisioni su rame, etc. Solo poco tempo è sufficiente, e ciò in qualsiasi tempo senza sole, in ambienti chiusi, cosa altrimenti impossibile, e ciò con piena garanzia.

Per i ritratti non riusciti il pagamento viene posticipato.

Il prezzo di un ritratto si basa sulle dimensioni o sul numero di persone da 2, 3, 4 sino a 5 fiorini.
Il sottoscritto tiene anche delle lezioni per l'apprendimento di questa materia ed è disponibile alla vendita del materiale necessario.

Visita anche i signori che lo desiderano nei loro appartamenti.

Ordini e ritratti sono accettati nella Locanda Al Chiaro di luna.

 

Ferdinandf Brosy

da Aachen  Prussia

 

Avviso in Bozner Wochenblatt, n. 39 (26 settembre 1845)

 

La sosta che a noi interessa avviene nel marzo 1846 quando è a Trieste con la famiglia, la moglie Elisa Link e i figli.

 

 

 

Avviso Ritratti al daguerreotipo

in "L'Osservatore triestino", 25 settembre 1846

 

A Trieste dapprima alloggia in casa del dottor Frizzi in contrada San Nicolò n. 725, si sposta quindi nel prestigioso Albergo Principe Metternich [poi Hotel de la Ville] e promette "ritratti al daguerreotipo per 2 fiorini soltanto" e offre lezioni a chi volesse acquisire apparecchi e il corredo necessario alla loro produzione. È disposto a recarsi nelle abitazioni dei committenti se vengono richiesti almeno 3 dagherrotipi.

Non abbiamo suoi dagherrotipi da segnalare a Trieste. Dell'anno 1846 pregevole esempio è quello conservato nella

nella collezione di Andrea Mandarino presso la Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Ritratto di Eugenia Pallav  di anni 19 e mezzo ripreso il 14 ottobre 1846. Nel luglio 1846 se ne deduce è a Venezia o forse lo è la moglie con il figlio.

 

 

Brosy si fermerà a Trieste sino a maggio 1847, altre fonti lo segnalano a Udine dove pratica la tecnica del collodio umido (2). A sorpresa capiamo che praticare la dagherrotipia non è il solo modo per guadagnare... vende pure una composizione per pulire e lucidare il legno (3).

 

 1. Italo Zannier, Giuseppe Wulz e la fotografia a Trieste nell'800 in "Giuseppe Wulz la fotografia a Trieste 1868-1918", p. 73-74

 2. Beatrice Rossetto, Fotografi di atelier in Alpe-Adria fin de siécle in “ Foto storica” n. 21/22 dicembre 2002, p. 24

 3.Osservatore triestino, n. 114-116 (23, 25, 27 settembre 1846), n. 124 (16 ottobre 1846), n. 152-153 (20, 23 dicembre 1846), n. 156 (30 dicembre 1846); n. 3, 5, 6, 7 (6, 10, 13, 15 gennaio 1847), n. 21 (17 febbraio 1847), n. 28, 33, 36 (5, 17, 24 marzo 1847), n. 51 (28 aprile 1847), n. 59 (16 maggio 1847). Fabio Zubini, Borgo teresiano. Trieste : Edizioni Italo Svevo, 2004, p. 513

 

 

Ferdinando Brosy

Ritratto d'uomo 1846

dagherrotipo

 

in L'Italia d'argento, p. 103

 

 

Ferdinand Brosy è ancora vicino a Trieste nel 1852, nel mese di novembre è a Udine.

Offre i suoi ritratti al daguerreotipo a solo 6 lire austriache, lavora in pieno centro in Piazza Contarena n. 446 sopra il Caffè dei Svizzeri al 2. piano.

Vende anche le apparecchiature e tutto il materiale necessario a prezzi moderati.

Gli avvisi compaiono su L'Alchimista friulano, a. 3, n. 46 e 48 (14, 28 novembre 1852)

Dieci anni dopo la sua presenza è segnalata a Ferrara, "l’apprezzato artista tedesco Ferdinando Brosy nel 1856 aveva lo studio al terzo piano dell’albergo Stella d’Oro in piazza della Pace" (ora corso Martiri della Libertà angolo via Cairoli) e assicurava ritratti che "sorpassano in somiglianza, precisione e finezza tutti quei metodi che sono finora conosciuti" cosi probabilmente si annunciava nell'avviso pubblicitario del 24 febbraio 1856 su La Gazzetta di Ferrara.

Sig. lewys o G.B. levi

 

L'inserzione appare sul settimanale Il caleidoscopio del 24 maggio 1846 (a. 5, n. 17-18).

L'autore del testo che si firma A. C. consiglia di non recarsi in piazza Gadolla [oggi piazza della Repubblica], ma dirimpetto al Teatro Mauroner, quindi in Corsia Stadion [oggi via Battisti] al n. 1154 al primo piano.

Consiglia anche di affrettarsi per il ritratto in quanto la presenza del dagherrotipista in città durerà pochi giorni.

Resta da scoprire chi avesse uno studio in Piazza Gadolla, ma anche chi si fregiasse del nome Lewys.

Il nostro dagherrotipista itinerante sarà presente a Trieste per otto settimane da maggio a giugno del 1846, poi nel 1851 è       segnalato a Verona (In L'Italia d'argento p. 201) e a Ferrara. Precisamente nel luglio 1851 in piazza Municipale Aa Ferrara, tutti i giorni, qualunque sia il tempo, nella casa del sarto Barritoni o Berettoni, nel suo studio provvisorio tale Lewis offriva la scelta tra un ritratto a dagherrotipo o un più economico ritratto su lamina e carta eseguito entro la stanza e senza il sole in 8-10 secondi.

 

 

 

 

 

 

G.V. Levi

Ritratto di Davide Cusin 1843 ca.

ottavo di lastra

 in L'Italia d'argento p.107

 

Sull'unico dagherrotipo firmato dal nostro Lewys compare il nome di G.V. Levi.

L'uomo ritratto è Davide Cusin (1816-1894).

Grazie alle ricerche di Annalisa Di Fant degli Archivi della Comunità ebraica non è emerso nulla sulla figura del dagherrotipista, è merso solo che Davide Cusin è morto a Trieste il 13.10.1894 a 78 anni. Ma potrebbe essere nato a Venezia o altrove, perché non risulta tra i nati a Trieste.

Gerothwohl & Thanner

I due soci, Gerothwohl & Thanner sono presenti a Trieste nel novembre del 1846 in Piazza Grande e,  assicura Zannier, anche nel 1847, trasferitisi al primo piano del Teatro Grande.

Su Sigmund  ma anche talvolta Joseph Gerothwohl (1808-1902) pittore e fotografo proveniente da Francoforte sul Meno si hanno notizie catturate da avvisi pubblicitari e articoli su periodici, è attivo dal 1843 al 1855, continue le sue perigrinazioni. Gli è compagno d'avventura o megio di sodalizio Johann Jacob Tanner o Thanner, anch'egli pittore e interessato alla fotografia. Lavorano assieme a Vienna sino al 1846 quando lasciano il proprio studio in mano a Georg Koberwein (1820-1876) a sua volta pittore e fotografo viennese e si mettono in viaggio.

La novità che portano nelle città è la calotipia o talbotipia, un processo che permette lo sviluppo di immagini da negativo a postivo su carta.

The Earliest Photographic Studio in Vienna

 

Le biografie romanzate

 

Sul loro primo incontro che darà vita ad una società, interessante e divertente allo stesso tempo è l'articolo pubblicato su The Australasian Photographic Review, v.9, n.11 (22 novembre 1902), a sua volta tratto dal British Journal of Photography.

Gerothwohl si dichiara pittore ritrattista a Francoforte sul Meno nel 1840 quando incontra Tanner grazie al sindaco della città che gli mostra una fotografia su carta. Il pittore che si dilettava di dagherrotipia rimane alquanto sorpreso nel vederla e vuole conoscere chi l'ha prodotta. L'incontro con Tanner che si dichiara professore inglese gli fa scoprire che l'uomo ha già venduto il brevetto della nuova tecnica fotografica a un francese ed è pertanto conosciuta solo in Francia.

Non riuscendo a mettersi d'accordo sul prezzo del brevetto, alla fine concordano di lavorare insieme. Dapprima aprono uno studio a Francoforte, in seguito si trasferiscono a Vienna, studio che sarà acquistato da George Koberwein, a sua volta famoso pittore dedito pure alle fotografie colorate.

Gerothwohl e Tanner ripresero le loro peregrinazioni abbandonando la fotografia e ritornando alla pittura.

La vita di Gerothwohl si chiude tragicamente, subisce un tracollo economico e si suicida a Copenhagen, Tanner vive i suoi ultimi anni a Interlaken (Canton di Berna, Svizzera) come pittore paesaggista e muore nell'ospedale di Cannes.

 

 

 

 

 

In Der Sammler [Il collezionista] n. 74 (9 maggio 1846) edito a Vienna compare tra i Wannigfaltiges [Vari avvertimenti] del periodico l'avviso: "Le fotografie dei signori Gerothwohl e Thanner riprodotte su carta fanno un sacco di spazzatura. Il vantaggio di questo metodo è la possibilità di duplicazione e la colorazione.

 Pochi mesi dopo sono a Trieste e stupiscono per i loro ritratti che non sono più immagini su lame argentate, ma vengono riprodotti su carta.

 

 

Avviso 

in La fotografia aTrieste Nell''Ottocento. Mostra retrospettiva del ritratto a cura del Circolo fotografico triestino, p. 11

Novità artistiche in paese in "La Favilla" (22 novembre 1846)

Il periodico locale continua a seguire e a segnalare quanto avviene nel campo della fotografia, ricoprendo un ruolo giornalistico di informazione e di richiamo, sollecitando la curiosità del pubblico.

Attenti a quei due. Lasciata Trieste nel 1847, l'Europa li attende.

Ritornano pure nella capitale austriaca come testimoniato in Luigi Figuier, Le nuove applicazioni della scienza all'industria e alle arti nel 1855.( Venezia 1855, t. 4, p. 237 nota) per mostrare "La prima applicazione del megascopo [strumento che serve a proiettare immagini ingrandite su una parete] all'esecuzione di ritratti fotografici fu fatta a Vienna nel 1849, da Gerothwohl e Tanner, valenti fotografi che sono attualmente a Parigi."

Facciamo attenzione a questa data 1855.

 

 

L'avviso Retratos a la aguada è pubblicato su La Nacion, a. 4, n. 849 (23 gennaio 1852) a Madrid.

La scoperta dei viaggi della coppia Gerothwohl e Tanner è recente, una tappa in particolare è segnalata a Madrid nel quale publicizzano:

“Ritratti all’acqua, ad olio e in miniatura con base fotografica. Si fanno nello studio dei signori Gerothwohl e Tanner, via de Alcalá, numero 12, terza stanza a destra. Non si trovano ritratti di questi artisti in nessuna parte della capitale, eccetto che nel loro studio.”  La scoperta della loro permanenza nella capitale spagnola è dovuta al fatto che nel loro studio subentra  il fotografio spagnolo Pedro Nieto quando decidono di andarsene.

La loro breve permanenza a Madrid è assai produttiva, i loro lavori raggiungono una tale fama da essere chiamati a Corte. El Heraldo di Madrid del 9 marzo 1852 scrive:

"Artisti famosi – Avendo avuto occasione, S.M. la Regina Madre, di vedere vari dei molti ritratti eseguiti dai signori Gerothwohl e Tanner, si è degnata di chiamare tali artisti a palazzo, ed esprimere loro con le parole più lusinghiere la sua ammirazione per le loro opere che consistono in acquerelli a base fotografica, di cui ha ordinato diversi esemplari. S.M. si è lasciata ritrarre e noi che abbiamo visto il ritratto non sappiamo che cosa ammirare di più, se la grande somiglianza e l’espressione gradevole e vivace della fisionomia o la delicatezza con che l’opera è stata compiuta. Si consideri che S.M. non è una profana nella materia giacché unisce alla sua passione per il dipingere una grande conoscenza dell’arte. Come prova di insigne considerazione il signor Gerothwohl è stato invitato ad assistere all’ultimo ballo offerto dall’augusta signora”.

 

Quindi continuano a produrre i ritratti colorati che sono diventati la loro specialità e per cui hanno raggiunto una certa fama.

 

Nel 1855 i due fotografi sono a Parigi forse già da tempo, in quanto hanno aperto uno studio in rue Louis le Grand 29 e partecipano alla Exposition Universal del 1855. Non si hanno informazioni su dove trascorrono i tre anni prima della loro venuta a Parigi.

Nella capitale francese saliranno alla cronaca e alla fama per il ritratto fotografico del pittore Ingres. Infatti il pittore si baserà per ll suo autoritratto del 1858, richiesto già dal 1839 dal direttore degli Uffizi d'allora per la Galleria degli artisti, sulla fotografia di Gerothwohl e Tanner scattata probabilmente nel 1855.

A Parigi ormai gareggiano con la concorrenza nella produzione di carte de visite come testimoniamo i ritratti che compaiono in rete.

Se si effettua il confronto, non c'è dubbio che alla base dell'autoritratto c'è il ritratto fotografico di Gerothwohl e Tanner.

 

 

Non abbiamo resistito di fronte a questo splendido ritratto e vogliamo farvelo conoscere.

Compare nel sito L'Atleier des artistes.

 

Gerthwohl & Tanner

Ritratto di una giovane ragazza Parigi1854

 

Firmato e datato a ds in basso sul positivo, stampa Bisson frères sul verso.

 

La composizione mette in luce l'abilità ormai raggiunta dai due fotografi. La compostezza della posa, l'equilibrio delle luci e delle linee, il taglio dell'inquadratura, lo sguardo che si fissa in un lontano straniante e non affronta chi è presente: tutta la composizione, nonostante l'evidenza della presenza in studio, mantiene una tranquilla naturalezza, nessun imbarazzo o intenzione di apparire.

La morbidezza dei grigi rende la preziosità dei tessuti, dalle pieghe dell'abito a balze che diventa un abito fotogenico, al tendaggio. La luce esalta l'elaborata acconciatura e l'obiettivo si concentra con precisione sui delicati lineamenti della giovane, lasciando lo sfondo in secondo piano. Anche la firma completa armonicamente il positivo

Ritratti italiani Vittorio Emanuele II re di Sardegna. Alberto La Marmora

 

Il ritratto di Vittorio Emanuele II giovane è uno smalto, opera dell'artista formatosi a Ginevra, William Charles Bell (1831-1904).

Nel marzo del 1850 Bell riceve una commissione dalla regina Vittoria e da quella data per 50 anni lavorerà per la regina dipingendo miniature a smalto, spesso copiate dai ritratti a olio di Franz Xaver Winterhalter, oggetti che entravano a far parte della collezione reale o erano elargiti come regali.

In questo caso il piccolo ritratto smaltato è stato acquistato dalla Regina Vittoria nel 1856, come risulta dall'inventario del 1877 degli archivi reali, dove è  così registrato:
Signed, dated and inscribed on the counter-enamel in black paint: Victor Emmanuel II / King of Sardinia / Bell after a / Photograph by Serothwohl & Bonner [sic] / 1856

I nomi scritti sbagliati sono stati sicuramente identificati, si tratta di Gerthwohl & Tanner.

 

 

 

Gerothwohl e Tanner

Ritratto di Alberto Ferrero della Marmora 1854

albumina acquerellata, firmata e datata

in Biella, Centro Studi Generazioni e Luoghi. Archivi Alberto La Marmora

 


Finalità di questo sito

Attorno al tema "Grande Trieste" oggetto di una mostra realizzata dalle istituzioni culturali civiche nel 2015 si è creato un gruppo di studiosi di storia della fotografia che si propongono, senza alcuno scopo di lucro, di utilizzare correttamente la rete per la promozione e valorizzazione del patrimonio di immagini storiche della città di Trieste e della Venezia Giulia, e in particolare di divulgare le ricerche condotte in occasione della mostra 1891-1914 La Grande Trieste, ma anche prima e dopo. 

Uno spazio informativo (NEWS dal mondo della fotografia) è destinato a segnalare eventi, scoperte, pubblicazioni, legati alla storia della fotografia in Friuli Venezia Giulia.

Le finalità di questo sito sono scientifiche, didattiche e divulgative. Non ha scopo commerciale e non presenta banner pubblicitari di alcun genere. Le immagini  inserite sono in parte opera degli autori del sito  e in parte ricavate da archivi fotografici pubblici e privati. Vengono pubblicate a bassa risoluzione e, coerentemente con le finalità del sito, per scopi esclusivamente culturali ed educativi, nel rispetto del comma 1-bis dell’articolo 70 della legge n. 633 del 22 aprile 1941, “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”. Tuttavia, qualora la loro pubblicazione violasse specifici diritti di autore, si prega di comunicarlo per la relativa rimozione.

Chi riprende anche in modo parziale qualsiasi contenuto redazionale è tenuto a citare e linkare la fonte lagrandetrieste.it e a citare e linkare la pagina dalla quale i contenuti sono stati tratti.


contatti: compilate il modello presente in questo sito o scrivete a: museifriuliveneziagiulia@gmail.com