SGUARDI SULLA CITTA'

I FOTOGRAFI PROFESSIONISTI

Se la semplificazione della tecnica aveva reso la fotografia un passatempo praticabile da tutti, e bastava l'abilità di un familiare per immortalare avvenimenti come feste, gite, giochi di bambini o visite di parenti e amici, quando c'era la necessità di una “bella foto”, dal ritratto in posa a quella della cresima, si ricorreva al professionista, alla foto di studio, da cui pian piano sparirà l'uso della mise-en-scène e dei ritocchi eccessivi, per adottare pose più naturali e libere.

 

La stessa innovazione tecnologica stava aprendo al fotografo nuove opportunità lavorative, dalle conseguenze future imprevedibili: non più ostacolato dal pesante ingombro della strumentazione e con materiali ben più sensibili, poteva ora documentare gli avvenimenti contemporanei con fotografie che, da lì a poco, con la messa a punto nel 1895 del procedimento della rotocalcografia di Karel Klíč, sarebbero state stampate insieme ai testi sulle riviste illustrate.

 

Ma soprattutto gli offre un grande sbocco nella straordinaria popolarità della cartolina illustrata che proprio in questi anni vive il suo momento d'oro e che esplica in soggetti piuttosto scontati e realizzati ad uso dei turisti: paesaggi, scene di genere e vedute cittadine.

CATALOGO

 2. Sebastianutti & Benque (1879-1898)

Riva Carciotti, 1891 circa

Inv. CMSA F181001

 

3. Sebastianutti & Benque (1879-1898)

Veduta con palombaro, 1892 circa

Inv. CMSA F189

 

 

Palombaro al lavoro in Riva del Mandracchio, in un momento di pausa in quanto privo dell'elmo che si intravvede, alle sue spalle, appoggiato sulla pompa a volano, con una bella ciuccia, berretto probabilmente di colore rosso. Il palombaro era anche detto "sotaiero", contrazione di "sott'acqua" dal veneziano “sotarolo”. Isolato dal mondo esterno, comunicava con strattoni convenzionali attraverso la corda alla quale era assicurato. L'utilizzo delle sue prestazioni era a vantaggio della K.u.K. Kriegsmarine come si può presupporre dai sottoufficiali che si intravvedono dietro a lui.

 

In Trieste romantica è riportata la stampa di una foto della Collezione Ottone Lantieri, in cui lo stesso palombaro è fotografato un attimo prima con ancora addosso lo scafandro. Da questo positivo si può dedurre che sta indossando un'attrezzatura creata da Charles Edwin Heinke. L’elmo è un modello a tre vetri, i cui due laterali sono senza protezione di griglie, il collare è squadrato e dotato di peppermill [macinapepe] nome in gergo della valvola di scarico manuale dell'aria posta sul collare (e non sull'elmo) dei vecchi elmi Heinke.

 

Il soggetto ritratto poteva destare molto interesse per il pubblico del tempo infatti ne vennero diffuse molte cartoline e addirittura incisioni; esiste una litografia, opera del pittore austriaco Hugo Charlemont, realizzata nel 1891. Questa data ci permette d'individuare il termine ante quem della realizzazione del positivo. [Nota che si avvale della consulenza tecnica di Gianluca Minguzzi]

 

6. Giuseppe Wulz (1843-1918)

Molo S. Carlo (oggi molo Audace), 1900 circa

Inv. CMSA F10570

 

5. Giuseppe Wulz (1843-1918)

Hotel de la Ville, 1900 circa

CMSA F10540 

4. Fotografo non identificato

Piazza della Legna, Corso e via Nuova (oggi piazza Goldoni, corso Italia e via Mazzini), 1898

Giacomo Weiss (1857-1904) distributore

Inv. CMSA F8971

 

7. Fotografo non identificato

Canale del Ponterosso, 1904

Inv. CMSA F27537 

 

10.Fotografo non identificato

Donne sulla scalinata della Chiesa di Sant'Antonio nuovo, 1910 circa

Inv. CMSA F199532 

I cimiteri di Montuzza

Il colle di Montuzza era occupato anticamente da antichi cimiteri tutti dismessi nel 1843.

In via del Monte si trovava quello israelitico, con accanto quelli elvetico (calvinista), metodista, greco, cristiano-orientale, serbo-ortodosso e dove termina l’attuale scala dei Giganti, quello militare.

Dopo l'apertura della Galleria Sandrinelli si progetta di liberare la zona delle lapidi che ancora la costellano. Per quanto riguarda il cimitero ebraico, dal 1908 Salvatore Sabbadini, professore di lingue classiche presso il Ginnasio comunale poi Liceo-ginnasio Dante Alighieri, collega di Piero Sticotti, conservatore presso il Civico museo, copia le lapidi destinate alla distruzione, lavoro che lo impegnerà sino al 1912, così da conservare i nomi delle antiche famiglie della comunità israelitica (l'archivio a schede con i nomi delle famiglie creato per l'occasione è conservato nell'archivio di Salvatore Sabbadini presso i Civici Musei).

I fotografi con i loro servizi testimoniano lo stato d'abbandono del luogo, non privo comunque di un certo fascino.


8. Giuseppe Wulz (1843-1918) in alto a sinistra 

Cimitero israelitico di Montuzza, 1909 circa

9. Pietro Opiglia (1877-1948) in alto a destra e in basso

Cimitero elvetico di Montuzza, 1909


Francesco Benque 

Cimitero israelitico, giugno 1908

Inv. CMSA F1108

Francesco Benque 

Cimitero israelitico, giugno 1908

Inv. CMSA F1109


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Attorno al tema "Grande Trieste" oggetto di una mostra realizzata dalle istituzioni culturali civiche nel 2015 si è creato un gruppo di studiosi di storia della fotografia che si propongono, senza alcuno scopo di lucro, di utilizzare correttamente la rete per la promozione e valorizzazione del patrimonio di immagini storiche della città di Trieste e della Venezia Giulia, e in particolare di divulgare le ricerche condotte in occasione della mostra 1891-1914 La Grande Trieste, ma anche prima e dopo. 

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